American Rust - Ruggine americana

American Rust – Ruggine americana recensione serie TV di Dan Futterman con Jeff Daniels [Sky Anteprima]

American Rust – Ruggine americana recensione serie TV di Dan Futterman con Jeff Daniels, Maura Tierney, Bill Camp, David Alvarez, Alex Neustaedter, Julia Mayorga, Mark Pellegrino e Rob Yang

Il regista Dan Futterman firma una serie ispirata al romanzo di Philipp Meyer del 2009, American Rust – Ruggine americana, per parlare dell’America a cui non siamo abituati perché non sempre inquadrata, quella dei dimenticati e di quelli che non possono permettersi di sognare. Futterman, già presente nella sceneggiatura di Truman Capote – A sangue freddo (film del 2005), sceglie attori decisamente credibili, tra i quali spiccano Jeff Daniels (vincitore degli Emmy per Godless), Maura Tierney, protagonista nelle serie E.R – medici in prima linea e The Affair – Una relazione pericolosa (per la quale si aggiudica, nel 2016, il Golden Globe come migliore attrice non protagonista) e Mark Pellegrino noto per Supernatural, Dexter e Lost.

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Pennsylvania sud-occidentale: questa è la cittadina che fa da sfondo al noir familiare e al dramma sociale che si intreccia in questa serie dove tutto sembra tranquillo ma nulla è come appare ed è tutto da capire. Il capo della polizia, Del Harris, vive la sua monotonia lavorativa e personale, diviso tra dovere civico e coinvolgimento sentimentale: da una parte deve indagare su un omicidio che porta sulle tracce di Isaac English (David Alvarez) e dall’altra fa fatica a tenere fede ai suoi sentimenti per Grace Poe (Maura Tierney), madre di Isaac e sindacalista impegnata, che non gli rende la scelta e la vita facile.

Jeff Daniels
Jeff Daniels (Credits: Dennis Mong/Showtime/Sky)

Maura Tierney è Grace Poe
Maura Tierney è Grace Poe (Credits: Dennis Mong/Showtime/Sky)

Rust Belt, tradotto ‘cintura della ruggine’, per il suo carattere industriale ormai ‘arrugginito’, è una cittadina spenta come lo sono gli abitanti, simili a zombie, che la popolano lasciando per strada un senso di desolazione e smarrimento culturale, umano e familiare. È una desolazione percepibile ad ogni passo, ad ogni luce spenta e in tutti i giochi di chiaro-scuro: percorriamo un territorio e le vicende che si susseguono in un buio profondo, quasi fossimo in fitte tenebre, accompagnato da note musicali che non preannunciano mai nulla di buono, né troppo catastrofico, né troppo entusiasmante o stimolante. Anche i paesaggi sembrano avere tutti lo stesso colore scuro e tetro: lo stesso fiume in cui si immergerà l’amico di Del Billie Poe (Alex Neustaedter) (emulando il gesto di una madre che non sopportava più di vivere spenta) è di un nero profondo, fitto, senza trasparenze e questo trasmette quel senso di soffocamento dovuto a un luogo immenso che in realtà intrappola e fa sentire imprigionato seppur libero.

È un’America sola, nel dramma e nel sogno: non è l’America patinata alla quale vorrebbero abituarci ma è proprio quel paese che ricorda le lotte individuali, quelle non considerate (quelle silenziose di donne che lavorano in condizioni disumane) e quelle isolate, perché non capite e non volute da una comunità che si ribella interiormente ma che fuori rimane inerme, silenziosa ed emarginata come quella cittadina che, come riporta il cartello di benvenuto, esiste da sempre ma sembra non esistere realmente. Questa lotta in solitaria è evidente nelle atmosfere e nei ritmi lenti e silenziosi scanditi dai pochi ‘rumori’ che, a tratti, diventano suoni: il ticchettio di pastiglie che scandiscono le ore di giornate infinite, la tv lasciata accesa come unico sfondo rumoroso e i telegiornali che passano notizie nei pochi luoghi dove si riunisce la città. Tutto questo crea una rete fitta tra i personaggi che in realtà non li tiene legati e non li aiuta a perseguire obiettivi e mete comuni ma li fa incontrare come conseguenza di scelte sbagliate e azioni avventate.

Bill Camp
Bill Camp (Credits: Dennis Mong/Showtime/Sky)

American Rust - Ruggine americana recensione serie TV Sky con Jeff Daniels
American Rust – Ruggine americana serie TV Sky di Dan Futterman con Jeff Daniels, Maura Tierney e Bill Camp (Credits: Dennis Mong/Showtime/Sky)

Pochi sono i momenti gioiosi vissuti in punta di piedi come preludio di qualcosa di orribile che aleggia nell’aria: il momento di festa in cui si balla senza pensare, sulle note di Celebration, è seguito dalla voglia irrefrenabile di scappare perché consapevoli di essere impotenti di fronte a una realtà che rimarrà immutata ma anche muta e che cambierà per sempre le persone che ne fanno parte. C’è quindi un doppio binario in tutti i personaggi, due volontà contrastanti: la sorella di Billy va via, o almeno ci prova, per rifarsi una vita ma alla fine rimane per dare una possibilità ad un luogo ormai morto e a una vita senza futuro. L’idea che non ci sia futuro alimenta un sentimento di rabbia e non di tristezza, di voglia di cambiare le cose e non di arrendevolezza.
Tutto questo non trova terreno fertile ma solo continui ostacoli, scelte sbagliate e bivi davanti ai quali si perdono le speranze ogni volta.

Con American Rust – Ruggine americana intraprendiamo così due viaggi paralleli e difficili: quello di chi cerca, a fatica, di trovare e ritrovare se stesso andando via e chi, invece, rimane, andando avanti ma non combattendo realmente, sopravvivendo ma non vivendo e dimenticando, gradualmente, chi era e che cosa voleva e poteva essere. I ricordi sbiadiscono e i rimpianti riaffiorano: rimangono i racconti dei ‘nuovi’ giovani che danno spunti di una vita nuova e progetti da realizzare che trasmettono infine quel senso di speranza a lungo atteso dallo spettatore.

Sintesi

Tratta dal romanzo di Philipp Meyer, con American Rust - Ruggine americana Dan Futterman racconta l'America a cui non siamo abituati perché non sempre inquadrata, quella dei dimenticati e di quelli che non possono permettersi di sognare, un’America sola, nel dramma e nel sogno, divisa tra due viaggi paralleli e difficili: chi cerca a fatica di ritrovare se stesso andando via e chi, invece, rimane sopravvivendo ma non vivendo, dimenticando gradualmente chi era e che cosa voleva e poteva essere.

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