Yara

Yara recensione film di Marco Tullio Giordana con Isabella Ragonese e Alessio Boni [Netflix]

Yara recensione film di Marco Tullio Giordana con Isabella Ragonese, Alessio Boni, Thomas Trabacchi, Chiara Bono, Roberto Zibetti e Aiman Machhour

Era il 26 novembre 2010 quando Yara Gambirasio è scomparsa, agitando buona parte d’Italia in quella che sarebbe stata una storia di grande speranza o dolore a seconda della riuscita delle indagini.
È il 2021 e, dopo l’uscita al cinema ad ottobre, il 5 novembre Netflix rilascia Yara, per la regia di Marco Tullio Giordana. Un film basato sul caso di cronaca nera che ha Yara come protagonista, ma che non si incentra su di lei. Per fortuna, forse.

Yara segue le indagini con un focus sulla dottoressa Letizia Ruggeri, PM che ha seguito l’intero fatto e che è poi stato accusato di violazione del dovere di riservatezza. Nonostante la Ruggeri sia stata assolta nel 2019, può sembrare ad un occhio critico che Yara sia un ulteriore tentativo di redimerla.

Isabella Ragonese
Isabella Ragonese (Credits: Mediaset/Taodue/Netflix)

Yara recensione film di Marco Tullio Giordana con Isabella Ragonese
Chiara Bono e Roberto Zibetti (Credits: Mediaset/Taodue/Netflix)

Cosa non è Yara?
Non è un docu-film, nonostante le riprese dei telegiornali che trovano il loro posto all’interno della produzione. Le inesattezze sono già state sottolineate da varie fonti, una tra tante la possibilità di agganciarsi con tanta facilità alle celle telefoniche, cosa difficilmente fattibile oggi, figuriamoci nel 2011.
Cos’è, allora?
Una buona rappresentazione, nell’illustrazione del caso di Mohamed Fikri, del bias cognitivo italiano quando si ha a che fare con sospetti di etnie e religioni diverse dallo standard. Il razzismo e l’islamofobia non vengono trattati direttamente dalla pellicola, ma sono evidenti – tra le altre – nella scena dell’interrogatorio di Fikri.

Un’ottima rappresentazione della condizione delle donne in un ambiente sempre stato piuttosto maschilista. “Letizia, voglio parlarle come un padre”, si sente dire Ruggeri, si sente proporre l’affiancamento se non addirittura la sostituzione, le viene detto che l’indagine dovrebbe essere svolta in maniera più ortodossa. Al tempo stesso, Yara non è una pellicola femminista, per quanto cerchi di esserlo con la focalizzazione su personaggi femminili positivi: la studiosa che intercetta il DNA del padre di Bossetti, la studiosa che – assurdo, dopo aver terminato la borsa di studio! – individua l’allele determinante per trovare la madre di Bossetti, la giudice, la stessa moglie di Bossetti. Non basta la sfumatura girl power per salvarsi dalla banalità in cui, purtroppo, Yara cade spesso con osservazioni del tipo “Grazie per essere venuta di persona […] non è così scontato” con un “Non mi faccia parlare” che vuole essere una frecciatina ai colleghi di sesso maschile di Ruggeri.

Alessio Boni
Alessio Boni (Credits: Mediaset/Taodue/Netflix)

Yara recensione film di Marco Tullio Giordana con Isabella Ragonese
Roberto Zibetti (Credits: Mediaset/Taodue/Netflix)

Abbiamo scritto “per fortuna, forse” sottolineando come Yara non sia la storia della sua omonima. In uno Stato in cui assistiamo alla fiera dell’orrore in casi di cronaca nera, a uno stupro mediatico continuo, è un bene che non ci sia stata una focalizzazione eccessiva su una ragazzina che è già stata discussa con troppa invasione, leggendo i suoi pensieri, inserendone altri, ipotizzando sentimenti di paura. È un bene che Giordana abbia deciso di non immergersi in acque così movimentate.

La regia e gli attori sono nella media, con dei momenti di depressione riassumibili nella recitazione un po’ robotica (che pure si potrebbe giustificare con l’importanza del momento) di Isabella Ragonese nella scena ambientata nel 2016, negli ultimi giorni di dibattimento, e nell’accento troppo forzato di Gloria Bellicchi.
Accusato da entrambe le parti (i coniugi Gambirasio e la difesa di Bossetti) di aver operato scorrettamente (senza aver discusso con loro l’idea del film e la sua realizzazione per quanto riguarda i Gambirasio, commettendo errori e pronunciando inesattezze per quanto riguarda Bossetti), il film tocca un accadimento ancora troppo vicino per essere articolato con il dovuto rispetto, anche tenendo conto del fatto che ci sono state ulteriori modifiche del caso anche quest’anno, nel 2021, con la denuncia ai magistrati per depistaggio da parte di Bossetti, condannato all’ergastolo nel 2016.

Insomma, purtroppo Yara pecca più di quanto non faccia del bene, e la produzione frutto di un’unione Mediaset e Taodue non convince fino in fondo.

Sintesi

Non un docufilm quanto piuttosto una buona rappresentazione sia del bias cognitivo italiano quando si ha a che fare con sospetti di etnie e religioni diverse dallo standard sia della condizione delle donne in ambienti maschilisti, Yara pecca più di quanto non faccia del bene e non convince fino in fondo affrontando un accadimento ancora troppo vicino per essere articolato con il dovuto rispetto.

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