Una famiglia mostruosa

Una famiglia mostruosa recensione film di Volfango De Biasi con Massimo Ghini Lucia Ocone e Lillo [Anteprima]

Una famiglia mostruosa recensione film di Volfango De Biasi con Massimo Ghini, Lucia Ocone, Lillo, Ilaria Spada, Cristiano Caccamo e Emanuela Rei

Pensate alla famiglia Addams e ai suoi personaggi: Gomez, Morticia, zio Fester, Mercoledì. Bene, adesso aggiungete le premesse del film d’animazione Hotel Transylvania e il gioco è fatto. Già visto allora? Assolutamente no! È vero che personaggi e basi narrative di Una famiglia mostruosa sono vicine ai titoli sopracitati, è d’obbligo però puntualizzare quanto il regista Volfango De Biasi sia stato in grado di mescolarle sapientemente per crearne una commedia di pregevole fattura. Durante la visione colpisce subito il coscienzioso utilizzo di ingredienti noti atti a creare una formula tutta nuova e, soprattutto, vincente. Parliamo sicuramente, come ammesso dal regista, di un film fatto per le famiglie nella loro interezza; proprio per questo riconoscere similitudini in atmosfere e personaggi si dimostra una grande idea per evitare che il film si perda in tediose spiegazioni.

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Adalberto (Cristiano Caccamo) e Luna (Emanuela Rei) sono due ragazzi apparentemente qualunque, che si conoscono per caso e si fidanzano. Tutto procede nella norma finché lei non rimane inaspettatamente incinta: il ragazzo è così costretto a rivelare alla propria famiglia la notizia e l’intera relazione, sulla quale aveva taciuto fino a quel momento. La sua é una famiglia blasonata, d’altri tempi, particolare e… mostruosa: padre e sorella vampiro, madre strega, zio redivivo e nonna fantasma, per non parlare della licantropia da cui é affetto Adalberto. Non un classico nucleo familiare, quindi, quello con cui si trova ad aver a che fare la quasi neomamma, colpevole di essere “solo” un’umana e dunque non all’altezza.

Paolo Calabresi, Massimo Ghini, Sara Ciocca e Lucia Ocone
Paolo Calabresi, Massimo Ghini, Sara Ciocca e Lucia Ocone (Credits: 01 Distribution)
Lillo e Ilaria Spada
Lillo e Ilaria Spada (Credits: 01 Distribution)

Nel castello che fa da arena a tutta la vicenda, giunge però anche la famiglia di Luna, ed è lì che i veri mostri cominciano a tremare di paura: coatti, buzzurri, scurrili e cafoni, invadono brutalmente e senza cortesia alcuna spazi inviolati da secoli.
Da una parte, dunque, una famiglia altolocata e “antica”, acculturata e legittimamente benestante; dall’altra una famiglia di evasori fiscali, ignoranti e con l’unica abilità di saper fregare il prossimo. I due ragazzi si trovano così entrambi a dover fare i conti con le proprie radici, la propria natura e tutte le criticità che ne derivano per il bene della gravidanza e della relazione.

Cos’è che fa più paura: un vampiro o un truffatore? Una strega o una sedicente psicologa? Proprio su questa riflessione si basa l’idea di Una famiglia mostruosa, che ci spinge a chiederci cosa sia davvero mostruoso per ognuno di noi. Il film diretto e sceneggiato da De Biasi è un inno alla diversità e al suo rispetto, come dice lui stesso: “Ogni famiglia è un po’ mostruosa a modo suo. Non puoi mai conoscere bene qualcuno se non conosci prima la sua famiglia”. Un tema trattato con leggerezza e giocosità, come d’altronde si confà al genere, ma che arriva dritto al punto senza mai sforare troppo nell’ovvietà.

Cristiano Caccamo in veste Lupo Mannaro e Emanuela Rei
Cristiano Caccamo in veste Lupo Mannaro e Emanuela Rei (Credits: 01 Distribution)
Una famiglia mostruosa recensione film con Massimo Ghini, Lucia Ocone e Lillo
Cristiano Caccamo in veste Lupo Mannaro in Una famiglia mostruosa (Credits: 01 Distribution)

Nonostante la narrazione risulti piuttosto prevedibile, questo non ne inficia la godibilità: il ritmo è piacevole e sostenuto e non sono presenti momenti “morti”; ottimo il cambio di registro che avviene nella sequenza dell’assalto al castello da parte del padre e della madre di Luna, rispettivamente Lillo e Ilaria Spada.

Il vero fiore all’occhiello di questa pellicola è facilmente individuabile nella machiavellica ricerca della perfezione dal punto di vista visivo: i costumi, realizzati da Alberto Moretti, sono estremamente credibili e adatti ai personaggi; la location è una villa seicentesca italiana che ben si presta alle atmosfere cupe, rinforzate dalle scenografie di Giuliano Pannuti, verosimili e mai sopra le righe; il trucco dei mostri a cura di Irina Danilova e Martina Cossu risulta accattivante e aiuta l’immedesimazione; la fotografia di Roberto Forza si adatta senza alcuna sbavatura al mood dell’opera. Menzione a parte va fatta per gli effetti di Stefano Marinoni e Paola Trisoglio (Visualogie), in collaborazione ancora una volta con il trucco, sicuramente la parte più stupefacente dell’insieme, centellinati con coscienza ma ineccepibili in ogni loro utilizzo: fantasmi, rose appassite, volti invecchiati, incantesimi potentissimi, corpi fluttuanti e fisionomia del lupo mannaro fanno sgranare gli occhi per l’impeccabilità con la quale sono realizzati.

Il regista De Biasi e il cast (formato da Massimo Ghini, Lucia Ocone, Lillo, Ilaria Spada, Cristiano Caccamo, Emanuela Rei, Paolo Calabresi, Sara Ciocca, Pippo Franco e Barbara Bouchet) si uniscono in una sinfonia senza stonature ma anzi con qualche interessante acuto in una pellicola che accompagna riflessioni importanti ad abbondanti risate.

Sintesi

Il regista Volfango De Biasi mescola sapientemente icone, storie ed elementi noti del genere mostruoso realizzando una commedia di pregevole fattura dalla formula tutta nuova, partendo da atmosfere e personaggi familiari per riflettere con leggerezza e giocosità sul tema della diversità e su cosa sia cosa davvero mostruoso per ognuno di noi.

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