Cannes 72: Portrait of a Lady on Fire recensione e podcast

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Un film femminile e non femminista. Perché lo spirito è rosa antico — universale e non rosa shocking — occasionale. È una bella, quasi, sorpresa quella che Céline Sciamma porta a Cannes, nel concorso ufficiale.

La regista francese del militante Tomboy, con Portrait of a Lady on Fire – Portrait de la jeune fille en feu cambia radicalmente d’epoca (il ‘700 francese) e di abito (in costume).

PORTRAIT OF A LADY ON FIRE: RECENSIONE PODCAST

La vicenda si muove in punta di pennello. Una pittrice è chiamata in Normandia, a realizzare il ritratto di una giovane e misteriosa nobile, che non fa mistero di avere più di un complesso.

La Sciamma possiede la cura del dettaglio e di fronte ai bivi più ardui (omosessualità, eterno amore, condizione femminile), sembra optare sempre per la strada migliore.

Portrait of a Lady on Fire
Adèle Haenel e Noémie Merlant

Come nella scelta delle magnifiche protagoniste: Noémie Merlant e Adèle Haenel. Nel cast anche Valeria Golino, nobildonna che viene da Milano (sic!).

Con le debite distinzioni (che lo scorrere generoso del tempo potrebbe limare), il ricordo corre al capolavoro Lezioni di piano, di Jane Campion. La prima, e unica, Palma d’oro assegnata a una donna. Ventisei anni dopo, non è da escludere possa avere compagnia.

Federico

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