Cannes 72: A Hidden Life e Portrait de la Jeune Fille En Feu

La nostra copertura della seconda settimana del Festival di Cannes 2019 comincia con le impressioni del nostro redattore Federico su due dei film che hanno debuttato in competizione ufficiale al Grand Théâtre Lumière domenica 19, inclusa l’attesissima nuova opera di Terrence Malick.

A Hidden Life, di Terrence Malick

A hidden life
Valerie Pachner e August Diehl in A Hidden Life di Terrence Malick (Image Credit : Iris Productions)

È di Terrence Malick il primo capitombolo di un grande del concorso, sul tappeto rosso del Festival di Cannes. Uscito indenne Jarmush, a testa alta Loach e altissima Almodovar, l’autore americano accusa il colpo.
Lui, sfatando tradizione e leggendaria ritrosia, si è presentato in Costa Azzurra e ha stretto mani, alla proiezione ufficiale del suo A Hidden Life. È la storia (vera) di obiezione, diserzione, ribellione e religione dell’austriaco Franz, buon marito e ottimo papà, che negli anni della Seconda Guerra volta le spalle a Hitler, che pure in Austria giocherebbe in casa.
I modi estetici sono gli stessi di A Tree of Life e del Malick successivo. Ma qui non ci sarebbe nulla da sperimentare. Non è una storia di famiglia, ma una famiglia nella Storia e nella cronaca bellica. Risulta dunque, tutto (di) troppo: lungo quasi tre ore, enfatico, estetizzante, lontano da qualsiasi eventualità di commozione/partecipazione. Stordisce e non colpisce. Le premesse erano altre. Peccato.

Portrait de la jeune fille en feu, di Céline Sciamma

Portrait de la jeune fille en feu
Adèle Haenel in Portrait de la Jeune Fille en Feu di Céline Sciamma (Image Credit : Lilies Films / Hold-Up Films / Arte France Cinéma)

Un film femminile e non femminista. Perché lo spirito è rosa antico — universale e non rosa shocking — occasionale. È una bella, quasi, sorpresa quella che Céline Sciamma porta a Cannes, nel concorso ufficiale. La regista francese del militante Tomboy, con Portrait de la jeune fille en feu cambia radicalmente d’epoca (il ‘700 francese) e di abito (in costume). La vicenda si muove in punta di pennello. Una pittrice è chiamata in Normandia, a realizzare il ritratto di una giovane e misteriosa nobile, che non fa mistero di avere più di un complesso.
La Sciamma possiede la cura del dettaglio e di fronte ai bivi più ardui (omosessualità, eterno amore, condizione femminile), sembra optare sempre per la strada migliore. Come nella scelta delle magnifiche protagoniste: Noémie Merlant e Adèle Haenel. Nel cast anche Valeria Golino, nobildonna che viene da Milano (sic!).
Con le debite distinzioni (che lo scorrere generoso del tempo potrebbe limare), il ricordo corre al capolavoro Lezioni di piano, di Jane Campion. La prima, e unica, Palma d’oro assegnata a una donna. Ventisei anni dopo, non è da escludere possa avere compagnia.

Federico

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