Ophir

Ophir recensione documentario di Alexandre Berman e Olivier Pollet [Terra di Tutti Film Festival]

Ophir recensione documentario di Alexandre Berman e Olivier Pollet presentato al 15esimo Terra di Tutti Film Festival sul cinema sociale

Ophir è l’antico nome di quella che oggi è conosciuta come isola di Bougainville, regione autonoma della Papua Nuova Guinea situata nel Pacifico meridionale.

A partire dagli anni ’60 del XX secolo, questa terra ricca di risorse naturali è stata oggetto delle mire di una compagnia mineraria straniera che, con l’appoggio del governo centrale, ha aperto la miniera di Panguna creando un impatto fortemente negativo in termini sia ambientali che sociali: le terre da cui gli indigeni traevano sostentamento sono state espropriate, il terreno di risulta degli scavi, disperso in modo incontrollato, ha bloccato il corso dei fiumi e seppellito interi villaggi.

Da subito, le proteste degli abitanti dell’isola si sono levate fortemente. Ma questo era stato previsto dall’antropologo Douglas Olivier che, inviato in loco nel 1968 dalla Rio Tinto – compagnia a capo delle attività minerarie -, aveva espresso un parere negativo sulle possibili reazioni popolari all’insediamento estrattivo, prevedendo un atteggiamento collettivo ostile che, tuttavia, si sarebbe potuto stemperare mediante l’introduzione e la vasta distribuzione di beni di consumo.

L'isola di Bougainville
L’isola di Bougainville (Credits: Arsam International/Fourth World Films)

Il mito consumista, però, pur attecchendo nel tessuto sociale, non ha impedito che gran parte della popolazione continuasse a percepire la violenza perpetrata nei confronti suoi e del suo territorio. Il ruolo di subalternità cui gli isolani sono stati costretti dalla depredazione straniera ha spinto sempre più in alto il livello di rabbia generale sino a giungere alla Crisi del 1989, allorquando l’esercito rivoluzionario guidato da Francis Ona ha guidato l’intera isola alla rivolta contro il governo della Papua Nuova Guinea e contro la compagnia mineraria che, pertanto, è stata costretta a dismettere la miniera di Panguna.

Il conflitto – caratterizzato da molteplici violazioni di diritti umani da parte delle forze governative – si è protratto sino agli accordi di pace del 2001 e ha provocato la morte di decine di migliaia di persone.

Oggi, a distanza di anni dalla chiusura della miniera di Panguna, l’ombra di una nuova legge ad hoc ne paventa la riapertura nonostante le profonde ferite inferte al territorio e alla popolazione.

I registi Alexandre Berman e Olivier Pollet
I registi Alexandre Berman e Olivier Pollet (Credits: Arsam International/Fourth World Films)

Storia e attualità si intrecciano drammaticamente in Ophir per raccontare come un luogo ameno simile a un piccolo paradiso possa repentinamente trasformarsi in inferno quando la legge del profitto e dello sfruttamento decide di imporre la propria dittatura.

Immagini e racconti di ieri riconnettendosi alla realtà odierna testimoniano di una volontà predatoria che non esita a violentare territori e persone quando all’orizzonte appare il dio denaro: gli uomini, la natura paiono non aver alcuna importanza al cospetto del suo mito accecante. Ed è così che intere montagne vengono sventrate, lunghi corsi d’acqua sono cancellati, intere popolazioni subiscono la privazione dei propri beni e della propria cultura. Già, intervenire sulla cultura: distorcere le tradizioni, mutare gli usi e i costumi. In sintesi, cambiare la visione del mondo per renderla più adattabile agli interessi personali. E’ ciò che è accaduto a Bougainville, dove l’invasione consumistica ha cercato di soppiantare la prospettiva armoniosa che alimentava il rapporto uomo-natura.

Una visuale tanto equilibrata e rispettosa dell’ambiente da indurre gli abitanti umani dell’isola a considerarsi come un unicum con il contesto circostante. Ma l’arrivo a Bougainville di quello che in maniera edulcorata è stato chiamato progresso o modernizzazione ha alterato questo equilibrio. Il denaro ha reso più tesi i rapporti sociali. La prigione – parola sino ad allora sconosciuta da queste parti – è diventata la punizione di chi si oppone alla riapertura della miniera. Una riapertura che continuerebbe ad “uccidere” la montagna  e, con lei, l’intero ecosistema.

L'isola di Bougainville
L’isola di Bougainville (Credits: Arsam International/Fourth World Films)

E’ come se qui una forma di sviluppo sostenibile non sia possibile. Come se l’alternativa allo sventramento dell’isola sia la condanna ad una primitività inestirpabile.

E’ ciò a cui non credono i molti cittadini di Bougainville riuniti in un movimento che si batte affinché la miniera di Panguna non riapra, certi che, in caso contrario, la loro amata isola subirà un tragico aggravamento dei danni ambientali, economici e sociali già pesantemente subiti. Una battaglia, questa, sostenuta anche dalle associazioni dei familiari delle persone misteriosamente scomparse durante la Crisi 1989-2001, le quali chiedono giustizia per i propri cari.

Realizzato dai francesi Alexandre Berman e Olivier Pollet e presentato al Terra di Tutti Film Festival 2021 di Bologna, Ophir costituisce un’opera potente di denuncia e resilienza. Un racconto esemplare sull’impatto colonizzatore del capitalismo sfrenato sull’uomo e sull’ambiente, ma anche una storia di resistenza e di diritti rivendicati. Il diritto all’identità culturale, alle terre ancestrali, all’autodeterminazione. Il diritto ad un sviluppo sostenibile che unisca armoniosamente uomo e ambiente.

Tutto ciò che rende questo docufilm un racconto non solo importante, ma addirittura imprescindibile. Un’opera che, al di là di qualche prolissità, di certo non mancherà di coinvolgere lo spettatore attento.

Ophir: il poster
Ophir: il poster (Credits: Arsam International/Fourth World Films)

Sintesi

Realizzato dai francesi Alexandre Berman e Olivier Pollet, Ophir costituisce un'opera potente di denuncia e resilienza, un racconto esemplare sull'impatto colonizzatore del capitalismo sfrenato sull'uomo e sull'ambiente, ma anche una storia di resistenza e di diritti rivendicati. Il diritto all'identità culturale, alle terre ancestrali, all'autodeterminazione. Il diritto ad un sviluppo sostenibile che unisca armoniosamente uomo e ambiente.

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