Mi chiamo Francesco Totti

Mi chiamo Francesco Totti recensione film documentario di Alex Infascelli [Sky Now TV]

Mi chiamo Francesco Totti recensione documentario di Alex Infascelli scritto da Francesco Totti con Paolo Condò disponibile su Sky e Now TV

Alex Infascelli nella sua carriera ha girato tanto, ed è stato intelligentemente (e anche coattivamente) girovago tra cinema e tv. Se proprio si deve, si può però rintracciare nella sua filmografia una costante: l’attenzione per la creazione della tensione. Su grande schermo è stato autore di alcuni tra i più bei thriller degli anni Duemila (Il siero della vanità, H2Odio, Piccoli crimini coniugali, Almost Blue), asciutti e diretti, mentre anche in televisione ha sempre circumnavigato territori gialli (da Nel nome del male al mockumentary Donne assassine). Non stupisca allora che in un momento storico culturale nel quale l’assenza delle sale sta costringendo ad una rapidissima trasformazione dell’utilizzo e della forma dello streaming, è sempre lui a raccontare per immagini l’ottavo re di Roma, Francesco Totti: perché approfitta del suo background e della sua esperienza per andare avanti, tappa per tappa, in una narrazione che utilizza i canoni e le regole del thriller per tenere avvinto lo spettatore che inaspettatamente si trova invischiato nella trama di un biopic inatteso e luminoso, Mi chiamo Francesco Totti.

Francesco Totti
Francesco Totti

Francesco Totti e il preparatore atletico Vito Scala
Francesco Totti e Vito Scala

Parlare del Capitano senza incorrere in indulgenze o déjà-vu è già di per sé una sfida improba: ma Infascelli la vince, trasformando il suo Mi chiamo Francesco Totti in una confessione libera e a tratti struggente nella sua disarmante semplicità. Una storia quasi scarnificata, che trova una chiave per entrare nel mondo del calciatore tale da non risultare né agiografica né noiosa, ma anzi avvincente: un racconto quindi in prima persona dalla voce viva di Totti, che con la sua vulnerabile schiettezza trova un sentiero spianato per raccontare la vita di chi ha avuto la città eterna ai suoi piedi per venticinque anni.

La storia di un rapporto d’amore profondo e viscerale, a tratti isterico e quasi impenetrabile nella sua assolutezza che chi lo vede dal di fuori non può comprendere, in una biografia che pur parlando quasi esclusivamente di calcio ha i contorni della vita.

Mi chiamo Francesco Totti recensione film di Alex Infascelli
Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli scritto da Francesco Totti con Paolo Condò

Il documentario di Alex Infascelli
Il documentario di Alex Infascelli

Mi chiamo Francesco Totti trova allora in questa sua semplicità un modo per evitare l’agiografia, perché mettendo in scena, anzi in campo il soggetto coinvolto dribbla le trappole della mediocrità, seguendo un sogno lungo un’esistenza raccontato da chi quel sogno lo ha vissuto ma ancora oggi stenta a capirne i retroscena. In questa maniera, il biopic procede raccontando per ellissi la carriera calcistica del Capitano, e la capacità affabulatrice di Infascelli e dell’intervistato è però tale che solo alla fine lo spettatore si rende conto che quello che ha visto è il resoconto di una vita, e non un racconto sportivo.

Caratteristica questa che rende ancora più evidente il valore umano dell’opera ancora prima di quello narrativo o commerciale: perché le quasi due ore di racconto non sono mai spettacolarizzate, ma sempre in sottotraccia, per portare per mano chi guarda attraverso i dolori e le gioie di un’esistenza chiara e pacificata. Che toccano e passano dalla vita di tutti, romanisti o meno.

Sintesi

Alex Infascelli utilizza i canoni e le regole del thriller per tenere avvinto lo spettatore in un biopic inatteso e luminoso sull’ottavo re di Roma, Francesco Totti, che pur parlando quasi esclusivamente di calcio ha i contorni della vita.

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