La quattordicesima domenica del tempo ordinario

La quattordicesima domenica del tempo ordinario recensione film di Pupi Avati

La quattordicesima domenica del tempo ordinario è un film pieno di ricordi sbiaditi e che ha il sapore di un'occasione sprecata. La recensione del film di Pupi Avati

La quattordicesima domenica del tempo ordinario recensione film di Pupi Avati con Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Massimo LopezLodo GuenziCamilla CiraoloNick Russo, Cesare Bocci e Jacopo Rampini

Bologna da sempre è stata una città interconnessa con la musica, basti pensare ai grandi cantautori come Dalla, Guccini e De Gregori (non per forza nati a Bologna) che le hanno dedicato un’intera canzone o un verso. Quindi quando si parla del capoluogo dell’Emilia Romagna, non si possono non citare assolutamente le sinfonie, i suoni e gli orchestrali (per citare De Gregori in Viaggi e miraggi) come parte integrante della città.
La musica scorre nelle vene dei bolognesi e prosegue per tutti i portici di Bologna, fino ad arrivare al cuore della città, laddove tutta la magia ed il mistero si incontrano e formano un connubio senza tempo. C’è un motivo, insomma, se questa città è stata omaggiata, nel corso del tempo, con tantissime canzoni, che ancora oggi sono molto gettonate.

Pupi Avati essendo nato e cresciuto a Bologna ha conosciuto le diverse fasi della città, per antonomasia più “musicale” d’Italia, riuscendo a vedere i successi e gli insuccessi di una generazione che non ha mai smesso di credere nel potere salvifico della musica (lo stesso Avati più volte ha dichiarato che avrebbe voluto fare il musicista, ma la sua scarsa propensione al canto e la vita lavorativa lo hanno portato altrove).

Lodo Guenzi e Camilla Ciraolo
Lodo Guenzi e Camilla Ciraolo (Credits: Duea Film, Vision Distribution, Minerva Pictures)

Il suo nuovo film dal titolo La quattordicesima domenica del tempo ordinario racconta proprio di un cantante, Marzio Barreca, interpretato da adulto da uno dei suoi attori più fidati, ovvero sia Gabriele Lavia, e da giovane dal frontman del gruppo Lo Stato Sociale, Lodo Guenzi, che ricerca nel passato, attraverso i ricordi e la musica (un tempo leader del duo I Leggenda), un modo per migliorare un presente ricolmo di negatività e di delusioni in ambito professionale.
Il grande ritorno di Sandra Rubin (non è un caso che a darne le sembianze da adulta sia Edwige Fenech, attrice assai celebre negli anni ’70 e fortemente voluta da Pupi Avati, dopo un lungo periodo di ritiro dalle scene) una volta moglie di Marzio, rappresenterà per quest’ultimo forse il definitivo e disperato tentativo di riprendere in mano ciò che pensava di aver perduto per sempre, l’amore e l’amicizia.

Il regista di quel grande film che è La casa dalle finestre che ridono ci presenta una città quasi spettrale, dove i sogni e le speranze da tempo sono un ricordo sbiadito, nonostante ciò, la musica non ha mai smesso di suonare le note più belle, di comporre melodie sempre nuove e di dare luce nei meandri più oscuri. Come a dire: la musica se fatta con buone intenzioni può guarire, a volte, da tutti i mali del mondo.
Questo lo sa bene anche il protagonista di questa breve, ma intensa storia e per ciò non se ne da pace, crede ancora nella musica come atto di purificazione dalla malvagità dell’essere umano.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario recensione film di Pupi Avati
La quattordicesima domenica del tempo ordinario di Pupi Avati con Gabriele Lavia, Edwige Fenech, Massimo Lopez, Lodo Guenzi e Camilla Ciraolo (Credits: Duea Film, Vision Distribution, Minerva Pictures)

Purtroppo questi interessanti messaggi che Avati comunica durante tutta la durata del suo ultimo lavoro, molto spesso vanno in contrasto con una narrazione binaria e monocorde, dove tutto prosegue in maniera schematica e assai sbrigativa quasi come volesse togliersi di dosso un macigno (in questo caso l’opera) al più presto. Vedendo il risultato finale vien da chiedersi perché allora abbia creduto nel progetto senza poi raffinarlo fino in fondo, quali sono state le motivazioni che lo hanno spinto a realizzare La quattordicesima domenica del tempo ordinario (tra le altre cose titolo omonimo della canzone presente nel lungometraggio, ad opera di Sergio Cammariere e dello stesso Pupi Avati), quale potenziale abbia attribuito ad un prodotto del genere, in parte rimasto poi irrealizzato. Nel fallimento a volte si possono comunque riscontrare degli elementi positivi, ma ahinoi non è decisamente questo il caso.

La pellicola, come scritto poc’anzi, appare svogliata nel suo incedere, colpa di un montaggio troppo spezzettato e con un canzone, di per sé intensa e significativa, che invece di farsi colonna portante di ogni discorso, finesce per stridere con la narrazione. Per non parlare poi della componente melodrammatica (l’altro snodo narrativo su cui si basa la trama), fin troppo nevrotica e dispersiva.

La quattordicesima domenica del tempo ordinario è un lungometraggio che dovrebbe avere a cuore la musica e i musicisti, ma al contrario riesce ad allontanare sia l’una che gli altri poiché non emoziona e appaga come invece di solito fanno le canzoni migliori.
Non bastano la buona prova attoriale della Fenech e una colonna sonora ispirata a salvare l’intera economia dell’opera.

Sintesi

Lo sguardo di Pupi Avati su Bologna, la città per antonomasia più "musicale" d'Italia, le diverse fasi della sua storia e i successi e gli insuccessi di una generazione che non ha mai smesso di credere nel potere salvifico della musica, in una pellicola che, nonostante la buona prova attoriale di Edwige Fenech e una colonna sonora ispirata ad opera di Sergio Cammariere e dello stesso Pupi Avati, appare sottotono e rimasta in parte irrealizzata.

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