Il rapimento di Arabella

Il rapimento di Arabella recensione film di Carolina Cavalli [Anteprima]

Il rapimento di Arabella recensione film di Carolina Cavalli con Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino e Chris Pine [Anteprima]

di Luca Romani

Il rapimento di Arabella (Credits; Andrea Pirello)
Il rapimento di Arabella (Credits; Andrea Pirello)

La piccola Arabella (Lucrezia Guglielmino), bambina estremamente matura per la sua età, scappa dalla supervisione di suo padre mentre si trova in un fast food. Interagendo con le persone che incontra in macchina, decisa a trovarne almeno una disposta a farla fuggire, si imbatte in Olly (Benedetta Porcaroli), protagonista della pellicola.

Olivia (detta Olly) è una donna estremamente assorbita dal piattume della quotidianità che la circonda, tanto da tramutare in un individuo apatico alle pulsioni esterne. E’ convinta di avere dinanzi una versione di sé stessa da bambina, accetta di portare in macchina Arabella, partendo insieme verso una meta sconosciuta. Olly è sconvolta, le sembra di aver atteso il momento dell’incontro con la bambina per tutta la vita. La giovane donna desidera fortemente crescere Arabella evitando di fare gli errori da lei stessa commessi, errori che hanno definitivamente minato la sua irrequieta psiche.

Nonostante l’idea di base possa essere affascinante ed estremamente filosofica, la pellicola non centra il segno, risulta piuttosto un susseguirsi di sequenze e situazioni grossolanamente amalgamate tra loro.

La metafora del rapimento di un fanciullo come filosofia pascoliana per ricercare il bambino che è in noi si perde completamente per via di un ritmo eccessivamente dilatato, talvolta stucchevole. La scrittura dei personaggi non convince del tutto, la caratterizzazione degli stessi (soprattutto dei personaggi corali) non fornisce sufficienti elementi allo spettatore per creare una personalità chiara e sfaccettata.

Le stesse Olly e Arabella faticano a mostrare un vero lato umano che risulti ben a fuoco, negando di fatto il coinvolgimento emotivo, elemento chiave per pellicole di questo tipo. L’autore della pellicola impregna la sua opera di surreali situazioni a stampo grottesco, il più delle volte eccessive e confusionarie, non restituendo a terzi un contesto credibile.

L’atmosfera che si respira nella pellicola spesso è completamente differente da quella che ci vorrebbe far vedere l’autore. Malgrado le nostre due protagoniste siano a tutti gli effetti braccate dalle autorità, questo aspetto risulta a malapena accennato, mostrando di tanto in tanto qualche giornale di cronaca che definisce Olly una “rapitrice”.

La scrittura della pellicola non brilla particolarmente, lo spettatore spesso dovrà ricorrere alla sospensione dell’incredulità per chiudere un occhio dinanzi a diversi sviluppi troppo semplicistici. Lodevoli le interpretazioni, tutte assolutamente convincenti, in grado di trasferire personalità e carattere a un personaggio lì dove la sua scrittura appare lacunosa.

Buon lavoro di Benedetta Porcaroli nei panni di Olly, volto azzeccato per esprimere le turbe interiori della protagonista. Ottima performance di Lucrezia Guglielmino, promossa a pieni voti nei panni di Arabella. A donare un pizzico di respiro a questa pellicola spesso troppo confusionaria, è il meraviglioso finale. Ponendo due persone a confronto, una giovane donna e una bambina, due generazioni che tentano di entrare in contatto, concreto paradosso che esplicita la dinamica per cui a ogni passo avanti di una parte, corrisponde uno indietro dell’altra.

Il rapimento di Arabella è una pellicola che si innamora assai di più delle sue idee che della sua forma, rischiando di far soccombere la metafora sotto il peso della mancanza di sostanza.

Sintesi

La pellicola non riesce a trasportare lo spettatore all’interno della stessa, spesso eccessivamente prolissa. Interessante l’idea alla base, sviluppata in maniera superficiale.

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