Eternity recensione film di David Freyne con Miles Teller, Elizabeth Olsen, Callum Turner e Da’Vine Joy Randolph [Anteprima]

“Beh, sono successe un sacco di cose in una settimana. Tu sei morto. Io sono morta. Mi sono riunita con entrambi i miei defunti mariti e ora devo decidere dove trascorrere l’eternità!”
L’esito della paradossale situazione su cui Anne (Elizabeth Olsen) riflette a voce alta in Eternity è nascosto in bella vista sin dall’inizio del film per preparare inconsciamente lo spettatore a dover riflettere su uno scenario impossibile ma goloso. Il concept intorno a cui David Freyne ha costruito il lungometraggio è senza limiti apparenti ed è forse il suo più grande limite strutturale.
Ingabbiare il concetto di eternità in una rom-com suona come le battaglie impossibili di Don Chisciotte contro i mulini a vento, ma l’amore-strumento fa da efficace bussola in un campo di possibilità sterminato. Non è un amore banale o stereotipato, ma connotato come great ordinary dopo essere stato filtrato dalle griglie della passione e del furore giovanile. La sua natura multiforme viene messa in discussione con dinamiche abbastanza prevedibili, mitigate però da una scrittura dei personaggi estremamente accurata e ben incarnata dal cast.
L’anello mancante tra la vita e la morte è un grande calco del terminal aeroportuale in cui Viktor Navorski è costretto a vivere. Porta con sé leggi e obblighi da rispettare, ma in un’atmosfera più conciliante e semplificata. Non c’è, fortunatamente, l’intenzione di costruire un mondo in cui tutto funzioni alla perfezione. L’obiettivo è piuttosto quello di abbozzare possibilità e suggestioni verosimili. È uno spazio in cui si può riflettere senza patemi d’animo tormentati.

Eternity è un’ottima esperienza di intrattenimento con retrogusto riflessivo, noncurante di doversi mostrare acuto o profondo ma con la premura di insistere sul ritmo e su un’atmosfera sopra le righe. Non avrà dialoghi memorabili o momenti iconici, ma ha il pregio di riflettere onestamente e in maniera intuitiva su massimi sistemi che normalmente sono oggetto di trattazioni molto più appesantite.
In fondo c’è l’eternità immaginata dal concept per avere qualsiasi rimpianto o ruminazione ossessiva, si può affrontare la contingenza con un pizzico di serenità.


