Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday recensione film di Lee Daniels con Andra Day [Anteprima]

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday recensione film di Lee Daniels con Andra Day, Trevante Rhodes, Garrett Hedlund, Natasha Lyonne e Leslie Jordan

Southern trees bear a strange fruit, Blood on the leaves and blood at the root, Black bodies swingin’ in the Southern breeze, Strange fruit hangin’ from the poplar trees.
(Billie Holiday)

Eletta canzone del XX secolo dalla rivista Time, che nel 1939 l’aveva marchiata come “propaganda in musica”, Strange Fruit è il brano più significativo e iconico di una delle più grandi interpreti soul e jazz della storia, Billie Holiday. In un’epoca in cui, soprattutto al Sud, il linciaggio degli afroamericani era una pratica comune, un grido di accusa a una società iniqua e discriminante, una presa di posizione contro le ingiustizie di uno status quo da sovvertire. Ancora oggi, a decenni di distanza da quel periodo, la questione della discriminazione razziale è tutt’altro che superata e, per questo motivo, ricordare Billie Holiday è un atto meritorio, sia per quello che ha rappresentato nella musica sia per il coraggio e la forza dimostrati, al netto di una serie di fragilità che hanno contraddistinto la sua vita.

Andra Day
Andra Day (Credits: BiM Distribuzione)

Gli Stati Uniti contro Billie Holiday abbraccia la forma classica del biopic e si concentra in particolare sulla strenua contrapposizione tra la cantante e l’FBI. Lee Daniels è un regista da sempre attento a queste tematiche: già in Precious e The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca si era soffermato sulle iniquità sociali e sulle difficoltà affrontate dagli afroamericani in un contesto di sopraffazione e umiliazione. Raccontare la vita di Billie Holiday rappresenta quindi l’ideale chiusura del cerchio e un modo di affrontare le stesse problematiche da un punto di vista differente. Già nel 1972, in La signora del blues, Diana Ross aveva interpretato magnificamente la cantante, vincendo il Golden Globe come migliore attrice. A 50 anni di distanza, lo stesso onore tocca ad Andra Day, al suo esordio assoluto sul grande schermo dopo una brillante carriera musicale. Come la Ross premiata con il Golden Globe, la Day è il vero valore aggiunto del film, soprattutto per la capacità di restituire la regalità e l’eleganza di un personaggio larger than life, anche nelle sue debolezze.

Andra Day
Andra Day (Credits: BiM Distribuzione)

Il film copre tutto l’arco di vita della cantante, muovendosi avanti e indietro nel tempo e rappresentando in un flashback lisergico anche la sua terribile infanzia, con quegli abusi che segnarono indelebilmente il resto della sua esistenza. Gli Stati Uniti contro Billie Holiday ha infatti il pregio, pur nello schematismo della sua impostazione, di rifiutare l’agiografia, di mettere in scena i tratti meno edificanti di un personaggio che riuscì a trovare sollievo solo rifugiandosi nell’eroina e nel presunto amore di uomini autoritari e violenti. Lee Daniels non fa sconti, offre tutte le giustificazioni del caso ma allo stesso tempo sottolinea gli eccessi di un’icona tormentata. La stessa distanza non si avverte, invece, nella raffigurazione di Harry J. Anslinger (Garrett Hedlund), i cui tratti da villain sfiorano in alcuni momenti la caricatura, anche se funzionali a questo scontro tra FBI e Billie Holiday che è il vero fulcro del film.

Andra Day in Gli Stati Uniti contro Billie Holiday
Andra Day in Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (Credits: BiM Distribuzione)

Eppure, nonostante l’urgenza del messaggio e la forza del personaggio, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday presenta alcuni passaggi a vuoto che ne ingarbugliano il meccanismo. Daniels non riesce a trovare una mediazione tra la patina delle sequenze più glamour, tra cui quelle musicali, e le sporcature dei momenti di tensione drammatica, non comunicando il giusto coinvolgimento emotivo. Il film ha infatti un andamento troppo piatto, ha un unico picco un po’ fine a se stesso (quello della dolorosa sequenza del linciaggio a cui assiste la protagonista insieme a Jimmy Fletcher e agli altri componenti della sua band / famiglia) e chiude in decrescendo. Forse per non togliere forza al messaggio, il regista di Precious semplifica, rende più universale, si accontenta di soluzioni che arrivino a un pubblico più vasto e sacrifica anche i personaggi che ruotano intorno alla Holiday. Di fronte a una figura di tale statura, Daniels fa un passo indietro, mette la sua regia al servizio della storia e si concentra più sull’importanza di ricordarla che non sulla qualità della rappresentazione. Il film, in questo modo, oscilla continuamente tra sequenze anonime e lampi di luce, lasciando allo spettatore la curiosità di documentarsi maggiormente sulla cantante nonostante resti poco altro nel cuore e nella mente. Un buon compitino e niente di più.

Andra Day in Gli Stati Uniti contro Billie Holiday
Andra Day in Gli Stati Uniti contro Billie Holiday (Credits: BiM Distribuzione)

Sintesi

Oscillando continuamente tra sequenze anonime e lampi di luce, Gli Stati Uniti contro Billie Holiday si accontenta di soluzioni che arrivino a un pubblico più vasto e non riesce realmente a graffiare. Il vero valore aggiunto del film è Andra Day, capace di restituire alla perfezione la regalità di una delle più grandi icone della storia della musica.

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