Cattive acque recensione

Cattive acque recensione
Cattive acque di Todd Haynes con Mark Ruffalo, Anne Hathaway e Tim Robbins

Cattive acque recensione film di Todd Haynes con Mark Ruffalo, Anne Hathaway, William Jackson Harper, Bill Pullman e Tim Robbins

“Il sistema è corrotto!”: in questa semplice frase, pronunciata da Rob Billott (Mark Ruffalo) dopo una serie interminabile di sofferenze, sta non soltanto il messaggio di Cattive acque ma anche di buona parte del cinema americano di denuncia. Tratto da un articolo comparso il 6 gennaio del 2016 sul The New York Time Magazine, a firma di Nathaniel Rich, il nuovo film di Todd Haynes si riallaccia infatti a una tradizione che ha i suoi capisaldi in Tutti gli uomini del Presidente, I tre giorni del Condor e, più recentemente, Il caso Spotlight. Un filone che sembra allontanarsi, e non di poco, da quel melodramma che il regista di Los Angeles aveva eletto a suo genere di riferimento in Lontano dal paradiso e Carol, abbandonandolo per la verità parzialmente nel suo ultimo (mezzo passo falso) La stanza delle meraviglie.

Tim Robbins, Anne Hathaway e Mark Ruffalo
Tim Robbins, Anne Hathaway e Mark Ruffalo

Cattive acque riprende una vicenda che affonda le sue radici addirittura nell’America degli anni ’70 e che coinvolge Rob Billott dal 1998 fino ai giorni nostri. È la classica storia di Davide contro Golia, di un uomo, nello specifico un avvocato, che sceglie di fare la cosa giusta andando contro persino ai propri interessi personali. La causa portata avanti per decenni contro la DuPont, colpevole di aver avvelenato le acque di Parkersburg (West Virginia) e non solo, diventa a tutti gli effetti l’attacco a un sistema americano pronto ad assoggettarsi alla regola del Dio denaro. Una lotta impari ma portata avanti con dedizione e volontà di giustizia, in accordo con quella che dovrebbe essere la vocazione di chi ha scelto di stare al servizio della legge.

Anne Hathaway in Cattive acque
Anne Hathaway in Cattive acque

Todd Haynes, grazie a un controllo totale della macchina da presa, modula la sua regia elegante adattandola alla ricchezza della trama, senza mai essere invasivo. Il suo è il racconto di un’ossessione, di come la ricerca della giustizia abbia messo in secondo piano tutto, la carriera e persino la famiglia. Aderendo alle regole del genere, Haynes riesce infatti a creare progressivamente la suspense, ad arrivare alle viscere dello spettatore e a suscitare un misto di sdegno e incredulità. In un’epoca in cui si sente continuamente parlare di sostenibilità, di lotta al cambiamento climatico, di ambientalismo, il film suona ancora più doloroso proprio perché evidenzia come la logica del profitto prevalga sempre su quella del buonsenso.

Tim Robbins e Mark Ruffalo
Tim Robbins e Mark Ruffalo
Anne Hathaway in Cattive acque
Anne Hathaway in Cattive acque

Come molti altri titoli del genere, Cattive acque si sofferma sulla lotta, sull’importanza di non arrendersi. In questo, Rob Billott trova un’aderenza perfetta in Mark Ruffalo, un attore che si sta sempre più confermando all’altezza di ruoli impegnati. Un’interpretazione non soltanto fisica ma che va alle radici delle motivazioni più profonde che hanno spinto l’avvocato a imbarcarsi in una lunga odissea. La mano di Todd Haynes si vede anche nella delineazione di un personaggio femminile forte come quello di Sarah, la moglie di Rob, affidato a un’altra attrice di grande talento, Anne Hathaway. È nei dialoghi tra questi due protagonisti che il film riesce a trovare una dimensione familiare che dà un’ulteriore chiave di lettura alla storia. E c’è spazio anche per Tim Robbins, noto attivista che si ritaglia il ruolo del mentore, in bilico tra la necessità di difendere lo studio per cui lavora e l’ammirazione per il coraggio di Billott.

Cattive acque ci mostra quindi un Todd Haynes inedito, capace di allontanarsi dal suo mondo ma di non perdere la sua cifra stilistica. Esempio di rigoroso cinema classico, il film punta sugli attori, sulla qualità della trama e riesce a gestire tutti gli snodi narrativi senza enfasi retorica, arrivando al cuore dello spettatore e trovando la giusta mediazione tra impegno e intrattenimento.

Sergio