Benny Loves You

Benny Loves You recensione film di Karl Holt [TSPLUSF 20 Anteprima]

Benny Loves You recensione film di e con Karl Holt, Claire Cartwright, George Collie e Lydia Hourihan presentato al Trieste Science + Fiction Festival 2020

L’infanzia è la fase della vita in cui la paura si mostra con maggior incidenza, spesso perché chi la prova è ancora in un momento in cui non si sente del tutto protetto. Da questo sentimento scaturisce la necessità dei bambini di dormire con un peluche che funga da supporto morale e allontani tutti i timori. Benny Loves You, presentato al Trieste Science + Fiction Festival, ribalta questa concezione e trasforma l’oggetto custode in un pericolo ancora più concreto per chi lo possiede.

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Girato in casa con pochissimi mezzi, come spiegato dallo stesso regista Karl Holt nel video di introduzione, il film cerca una sintesi tra commedia demenziale e horror splatter con un’unica aspirazione: diventare un midnight cult, ovvero uno di quegli oggetti che popolano le rassegne notturne ottenendo la venerazione di orde di appassionati del genere che amano l’eccesso e la narrazione delirante.

Benny Loves You recensione film di e con Karl Holt
Karl Holt

Benny Loves You, infatti, non ha alcuna intenzione di prendersi sul serio e porta alle estreme conseguenze il leitmotiv dei vari episodi che hanno visto per protagonista la bambola assassina Chucky. In questo caso non ci sono trasmigrazioni di anime dannate, semplicemente i cari vecchi pupazzi, una volta abbandonati dai loro padroncini perché diventati superflui, sono pronti a ribellarsi e a farli letteralmente a pezzi.

Karl Holt insiste, sin dall’inizio, sulla sindrome di Peter Pan di Jack, un 35enne che vive ancora con i genitori, non ha alcuna intenzione di liberarsi della sua infanzia e lavora come graphic designer in un’azienda che produce proprio giocattoli, con un approccio molto tradizionale e lontano dalle innovazioni digitali e della robotica. In seguito alla morte accidentale dei genitori, una delle sequenze più scult del film, è costretto improvvisamente a fare i conti con il cambiamento e a prendersi le sue responsabilità, che comportano l’abbandono del fidato Benny. Ma il peluche non ha alcuna intenzione di lasciarlo andare e si batterà fino alla morte (degli altri) per proteggere l’amicizia con Jack.

Claire Cartwright
Claire Cartwright

Il canovaccio è un mero pretesto: Benny Loves You si serve della contestualizzazione sociale (sono sempre di più i bamboccioni) per dare un pochino di spessore alla scrittura ma quello che interessa, in realtà, è creare una naturale simpatia nei confronti del peluche, il vero protagonista della storia. Il regista prova a mascherare le mancanze a livello di budget esibendo la finzione: le teste e gli arti mozzati sono palesemente di plastica, così come il sangue a fiumi è talmente esagerato da creare più divertimento che reale disgusto. Gli attori fanno il possibile per rendere credibili le evoluzioni di una sceneggiatura che li mette sempre in difficoltà, spingendoli a diventare caricature di loro stessi. Ci si diverte, non lo si può mettere in dubbio, ma sembra tutto troppo costruito, quasi come se si chiedesse a chi guarda di chiudere un occhio e di apprezzare lo sforzo.

Agli appassionati del genere il film quindi potrebbe certamente arrivare, raggiungendo il suo obiettivo principale. Ma questo è sufficiente? L’horror, anche demenziale, negli anni ha regalato delle pietre miliari che, pur girate con un budget risibile, hanno fatto la storia e non hanno mai chiesto al pubblico di stare al gioco, semplicemente lo hanno conquistato. Da Sharknado a Denti, solo per citarne alcuni, sembra che la corrente contemporanea del genere spinga sul lato trash per dare giustificazione all’impossibilità di produrre qualcosa che sia veramente di rottura (ricordate Non aprite quella porta o Evil Dead, con le loro invenzioni anche a livello di stile?). Benny Loves You forse diventerà un cult, ma lo farà nell’accezione migliore del termine?

Benny Loves You recensione film di e con Karl Holt
Benny Loves You: il poster

Sintesi

Karl Holt con Benny Loves You cerca una sintesi tra commedia demenziale e horror splatter con un’unica aspirazione: diventare un midnight cult. Girato in casa con pochissimi mezzi, Benny Loves You non ha alcuna intenzione di prendersi sul serio e chiede al pubblico di stare al gioco per dare giustificazione all’impossibilità di produrre qualcosa che sia veramente di rottura.

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