#387

#387 – Numero 387 Scomparso nel Mediterraneo recensione film di Madeleine Leroyer [Terra di Tutti Film Festival]

#387 (Numero 387 – Scomparso nel Mediterraneo) recensione documentario di Madeleine Leroyer presentato al Terra di Tutti Film Festival

#387 RECENSIONE DOCUMENTARIO DI MADELEINE LEROYER: La sera del 18 aprile 2015, una nave affonda a 70 miglia dalla costa libica trascinando negli abissi circa ottocento persone. Sopravvivranno in pochi a quella che il quotidiano La Repubblica definirà “L’apocalisse dei migranti”.

Nel giugno 2016, il Governo italiano recupera il relitto nel tentativo di identificare le vittime.

La nave fantasma arriva col suo lugubre carico alla base militare di Melilli, in Sicilia, dove si trova Cristina Cattaneo, antropologa forense, il cui compito è di ricomporre il funesto puzzle di documenti, vestiti e resti umani, assegnandogli un numero come surrogato d’identità. Tra questi, il numero 387, ignoto tra gli ignoti, eterno testimone della tragedia degli invisibili, la cui lettera alla sua Oluiti, ritrovata nel fondo di un portafoglio infradiciato, risuona l’eco di parole d’amore perdute.

Il documentario di Madeleine Leroyer
La sera del 18 aprile 2015 una nave affonda a 70 miglia dalla costa libica trascinando negli abissi circa ottocento persone

“Rovistando tra le tasche, guardando i vestiti – dice Cristina – tutto quello che hanno scritto, hai proprio la sensazione di chi veramente ha voglia di fare qualcosa di nuovo, di farcela, di andare da un’altra parte; ed è ancora intonsa questa aspettativa, proprio pura. Poi, li vedi morti, decomposti; li vedi che per loro è tutto finito, e hai la chiarezza, la percezione della tragedia del rischio che corrono queste persone.”

“Persone”, già, non solo numeri da incasellare in statistiche o da snocciolare in odiose dispute di sapore xenofobo. “Persone”, come quelle che Giorgia Mirto, giovane ricercatrice dallo sguardo limpido, cerca tra gli atti di morte degli sconosciuti all’anagrafe di Siracusa o tra le lapidi del cimitero di Palermo, anch’esse contrassegnate soltanto da una cifra o, tuttalpiù, dalla caritatevole frase “Immigrato sconosciuto deceduto nel Canale di Sicilia il 18.4.2015”. “Perché – ci spiega spalancando i suoi occhi azzurri – è l’ultimo disperato tentativo di ridare dignità a questi morti, è una forma di rispetto nei confronti del defunto, anche se non lo conosco, anche se non è un mio caro. Comunque sia, è una persona che è morta e che è andata dispersa. Quindi – prosegue – lo sto facendo per giustizia, per rispetto; per quella giustizia che si deve ai morti; perché il nostro essere civili si misura da come trattiamo i deceduti.”

#387 il documentario di Madeleine Leroyer
#387 il documentario di Madeleine Leroyer

Numero 387 - Scomparso nel Mediterraneo
Numero 387 – Scomparso nel Mediterraneo

José Pablo Baraybar è un antropologo peruviano che lavora per il Comitato internazionale della Croce Rossa. Il suo compito è di mettere in contatto le famiglie dei migranti dispersi nel tragico aprile 2015 con le autorità, e, prima ancora, aiutato dal giovane attivista eritreo Abraham Tesfai, di rintracciare prove, testimonianze, collegamenti; il tutto, spesso, solo per dare un nome ad un corpo, per consentire ai propri cari di elaborare un lutto. Compito ingrato, il suo, perché “Alla fine, siamo come dei pompieri. Arriviamo sempre dopo. Non c’è più fuoco, solo cenere. Dalla cenere si cerca di ricostruire qualcosa. Ma la cenere non ti permette di ricostruire una persona e dire «La persona che state cercando è viva».”

Vincitore del premio Giovanni Lo Porto al Terra di Tutti Film Festival 2020 di Bologna, dove è stato proiettato nell’ambito della sessione “Crossing the Borders”, #387 è un docufilm diretto da Madeleine Leroyer – già corrispondente dalla Russia per numerose redazioni francesi e francofone, tra cui RTL, BFM TV, Radio Suisse Romande, RFI e Le Figaro – e idealmente dedicato – per come ricordato dalla stessa filmmaker – ai più di 40.000, tra uomini, donne e bambini, che dal 1993 sono morti nella traversata verso l’Europa.

Il documentario di Madeleine Leroyer
Il documentario di Madeleine Leroyer

La Leroyer sceglie di raccontare quella che è stata definita come la peggiore tragedia nel Mediterraneo dopo la Seconda Guerra Mondiale utilizzando il punto di vista di chi arriva dopo; di coloro chiamati al mestiere del riannodare la morte alla vita. È un coro a tre voci, quello di Cristina, Giorgia e José, che, prima ancora che identità, chiede rispetto per coloro che sono scomparsi; un canto polifonico che, idealmente, si contrappone agli strepiti razzisti di certe narrazioni occidentali.

Non v’è pietismo alcuno, ma richiamo alla realtà, in questo amaro racconto; anche quando a parlare è un sopravvissuto alla tragedia, le cui lacrime non cercano facile commozione, ma esigenza di verità, riconoscimento del dolore (C’era rumore, ma era buio e non riuscivo a vedere nulla. Dopo trenta minuti, diventava tutto sempre più silenzioso. C’era un gruppo che urlava “Dio è grande!”. E dopo quaranta minuti, c’era solo silenzio).

Film sobrio e asciutto, #387 riesce in pieno nell’intento di ristabilire il senso di umanità nei confronti dei meno fortunati. Lo fa attraverso tre persone normali, credibili, che tramite l’impegno quotidiano trovano un modo per non girare la faccia dall’altra parte, per guardare in faccia la realtà, perché – per dirla con José – “Per me, dal mio punto di vista, penso che dobbiamo rispettarci gli uni con gli altri. Prima nella vita e poi nella morte. In questo ordine. Ma nella vita in primis.”

Da non perdere.

Sintesi

Il docufilm diretto da Madeleine Leroyer è idealmente dedicato ai più di 40.000, tra uomini, donne e bambini, che dal 1993 sono morti nella traversata verso l'Europa. Racconto amaro senza pietismi, #387 è richiamo alla realtà, esigenza di verità e riconoscimento del dolore, riuscendo in pieno nell'intento di ristabilire il senso di umanità nei confronti dei meno fortunati.

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