300

300 recensione film di Zack Snyder con Gerard Butler

300 recensione film basato sulla graphic novel di Frank Miller e diretto da Zack Snyder con Gerard Butler, Lena Headey e Michael Fassbender

Tutti noi abbiamo un guilty pleasure cinematografico, ovvero quella tipologia di film che segretamente ci fanno impazzire anche se sappiamo dovremmo parlarne male in nome del buoncostume. Per chi scrive, 300 di Zack Snyder è proprio questo: un piacere immensamente proibito. L’opera seconda del chiacchieratissimo regista del Wisconsin, pur facendo parte dell’ondata di film storici post-moderni aggiornati alla Ridley Scott, differisce da ognuno di loro, spingendo su una grandeur digitalizzata e sulla stilizzazione delle scene di battaglia. La trama è quella dell’omonima graphic novel scritta e disegnata da Frank Miller, e racconta con non poche licenze storiche la drammatica battaglia delle Termopili (480 a.C.), durante la quale si scontrarono all’ultimo sangue un numero esiguo di combattenti spartani guidati dal Re Leonida (Gerard Butler) e la sterminata schiera dell’Imperatore di Persia Serse (Rodrigo Santoro).

In realtà 300 non è il primo film a mettere in scena questo celebre fatto storico. Nel 1962 era stata la volta de L’eroe di Sparta, uno semi-sconosciuto (e piuttosto ingenuo) peplum per la regia di Rudolph Maté; ma i quarantaquattro anni intercorsi tra le due rievocazioni hanno generato i loro benefici soprattutto dal punto di vista tecnologico, e la miscela di girato live action e sofisticate tecniche digitali ha prodotto un film d’intrattenimento dall’incedere travolgente e dalla clamorosa potenza visiva. Alla messa in scena di 300 si può contestare la fotografia patinata virata in seppia, o il fatto che gli schizzi di sangue in CGI non sporchino né i corpi dei combattenti né il terreno di scontro; eppure persino il più strenuo detrattore del cinema di Zack Snyder riconosce il perfezionamento nell’uso del green screen, sperimentato con esiti spettacolari ma acerbi da Robert Rodriguez in Sin City (altra trasposizione milleriana) e saccheggiato da successive e mediocri imitazioni (Pompei di Paul W. S. Anderson, Immortals di Tarsem Singh).

Gerard Butler in 300
Gerard Butler in 300

Un manifesto post-moderno

Si potrebbe sostenere che Snyder abbia raggiunto lo zenit del suo stile cinematografico proprio con 300, replicandolo in quasi tutte le sue opere successive, pur senza eguagliarne l’anarchia visiva. Lavorando con il direttore della fotografia Larry Fong, Snyder crea un immaginario aderente alle tavole di Miller, dai contrasti elevati allo spasimo e con una tavolozza cromatica desaturata che vira verso tonalità bronzee. Rispetto a Sin City, 300 vanta un’azione più fluida e un’integrazione tra attori e sfondi fittizi ben più efficace. La grana della pellicola è spalmata sui fotogrammi quasi fosse marmellata sul pane, mentre le dominanti cromie cremisi sgorgano dalle immagini con la stessa consistenza del sangue. Sebbene sia chiaro che a Zack Snyder interessi l’estetizzazione della violenza, i dettagli gore non scadono mai nel compiacimento sadico, venendo altresì stemperati da una vena di umorismo tamarro che impedisce a un film tanto barocco di prendersi troppo sul serio (e scadere, così, nel ridicolo involontario).

Nel suo complesso, 300 somiglia a un video musicale di quasi due ore, di quelli che il filmmaker ha confezionato per allenarsi in vista dell’entrata nel mondo del cinema. Le luci sovraesposte, il graffiante sound design, i rallenty e le velocizzazioni che cristallizzano atletismo e plasticità dell’azione epica, l’abrasiva colonna sonora rockeggiante di Tyler Bates sottolineano l’espressività di un film che è manifesto di un modo di fare cinema estremamente travolgente per alcuni spettatori e pruriginoso (se non addirittura di pessimo gusto) per altri, senza vie di mezzo. Forse la calligrafia bellica spinta su un iperrealismo da videogame è eccessiva pure per un progetto del genere, ma al di là di tale annotazione lo spettacolo “gladiatorio” dei combattimenti non perde mai pathos, e ciò giustifica ampiamente un incasso worldwide di quasi 500 milioni di dollari (circa sette volte il budget).

Una scena dal film di Zack Snyder
Una scena dal film di Zack Snyder

Le guerre persiane tra tamarria e valore simbolico

Il cast è ben consapevole della follia intrinseca del progetto e, pur composto da voti relativamente noti (solo l’allora esordiente Michael Fassbender è diventato negli anni un big), regge con muscolare competenza il gioco. Gerard Butler allinea una presenza scenica erculea e potente a una vena sarcastica irresistibile (è senza dubbio la sua performance che preferisco); Lena “Cersei Lannister” Headey beneficia di un ruolo ampliato rispetto alla controparte milleriana, graffiando lo schermo con le sue tangibili sfumature di femminilità e determinazione; alla gradita apparizione di David Wenham viene affidata la voce narrante che detta il tono poderoso del film. Anche il cast di supporto è all’altezza, tra un arrogante Dominic West e il mellifluo Rodrigo Santoro nei panni del tronfio Dio-Re.

Inesattezze storiche, una caratterizzazione sopra le righe dei personaggi e licenze in chiave fantasy (legioni persiane di giganti ed elefanti che paiono vomitati dalle viscere di Mordor) abbondano ma non privano 300 del suo adrenalinico coinvolgimento. Non mancano neppure le venature di più o meno sana retorica in stile hollywoodiano, fortunatamente non stucchevole e anzi rispettosa del peso che le guerre persiane hanno avuto sull’antichità occidentale. Che si ami o si odi il film, la battaglia delle Termopili fu l’emblema della libertà ellenica contro “il misticismo e la tirannia”, il simbolo dell’unificazione nazionale di città-stato greche divise da insensati conflitti. Con buona pace di chi ha accusato il film di fare “apologia della politica di Bush”.

300: Il poster
300: Il poster

Sintesi

300 è il manifesto del cinema di Zack Snyder. Un film godibile, adrenalinico e visivamente d'impatto che miscela l'iconografia pop post-moderna con uno stile innovativo, che si ama o si odia senza vie di mezzo.

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