ArteKino Festival: 24 Weeks – recensione

ArteKino Festival: 24 Weeks - recensione
ArteKino Festival: 24 Weeks - recensione

Astrid (Julia Jentsch) è una stand-up comedian di successo, adorata dal pubblico per il suo stile schietto, che per il suo repertorio trae spunto anche dalla sua attuale gravidanza: è infatti incinta di un bimbo (o bimba) che andrà ad ampliare la famiglia, che già conta il compagno e produttore Markus (Bjarne Mädel) e la figlia Nele. La gioia della coppia si trasforma in perplessità e preoccupazione quando, a seguito di un esame clinico, apprende che il feto presenta una grave malformazione. Arrivati al sesto mese, i due contemplano la possibilità di porre termine alla gestazione.

Diretto da Anne Zohra Berrached e scritto dalla regista assieme a Carl Gerber, 24 Weeks (24 Wochen) partecipa all’ArteKino Festival, la rassegna online di film che mette a disposizione gratuitamente, per tutto il mese di dicembre, otto film selezionati dal circuito dei festival, e che ci fa l’onore di avere MadMass tra i suoi Media Partner.

Anne Zohra Berrached, al suo secondo lungometraggio, continua ad avere una particolare attenzione ai problemi della maternità (il suo primo film, Zwei Mütter, raccontava il tentativo di avere un figlio da parte di due donne – che riappaiono anche qui brevemente). 24 Weeks tratta il tema delicatissimo dell’aborto terapeutico in modo molto approfondito, sia dal punto di vista medico che da quello sociale. I personaggi che gravitano attorno alla coppia hanno ovviamente ognuno la propria vaga opinione su come affrontare la situazione, specchio di una società occidentale che si trova in imbarazzo nel gestire o anche solo accettare l’idea della disabilità. Ma sono solo i due genitori a dover affrontare il dramma della responsabilità: nella progressione degli eventi che li coinvolge, l’intera gamma dei loro sentimenti e dei loro ragionamenti viene rappresentata, nel modo più semplice ed efficace possibile.

24 Weeks funziona grazie ad una sceneggiatura asciutta e concreta, ma senza la giusta protagonista il film sarebbe potuto sembrare troppo clinico e freddo: per questo motivo, determinante è l’interpretazione della bravissima Julia Jentsch, che – complice anche qualche sguardo furtivo verso la macchina da presa – ci rende partecipi non solo del suo conflitto personale, ma anche delle conseguenze professionali che, in quanto personaggio pubblico, la giovane artista deve affrontare.

Ringraziamo ancora una volta ArteKino per averci dato l’opportunità di conoscere una nuova autrice, che sicuramente seguiremo in futuro.