Vivere recensione [Venezia 76 Fuori Concorso]

Vivere di Francesca Archibugi
Vivere di Francesca Archibugi con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte e Enrico Montesano (Andrea Miconi)

Vivere recensione del film di Francesca Archibugi con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O’Donovan, Andrea Calligari, Elisa Miccoli, Valentina Cervi, Enrico Montesano

Chi è causa del suo male…
Ciclicamente si ripropongono, da più parti, le accuse ad un cinema italiano che viene visto fin troppo ombelicale, chiuso nelle sue storie piccolo borghesi, un cinema che, come ha detto ultimamente Pupi Avati, racconta di “film che obbediscono troppo alla realtà, a storie richieste dal popolo abituato alla fiction italiana di massa”. E hai voglia a difendersi con Sorrentino, lo stesso Avati e qualche altro, se poi Fuori Concorso a Venezia presentiamo come evento speciale Vivere di Francesca Archibugi.

Adriano Giannini in Vivere
Adriano Giannini in Vivere (Andrea Miconi)

Lui è Luca (Adriano Giannini), marito frustrato e un po’ stronzo ma sotto sotto molto solo; lei è Susi (Micaela Ramazzotti), moglie repressa e in cerca di attenzione, l’altra è Mary Ann (Roisin O’Donovan), ragazza alla pari che deve imparare l’italiano. In mezzo ci sono la prima moglie ricca e viziata, il primo figlio con problemi di droga e traumi non risolti, la seconda figlia piccola con un’asma psicosomatica, un nonno (Enrico Montesano) avvocato politico burbero e un po’ frocio di nascosto.

Micaela Ramazzotti
Micaela Ramazzotti in Vivere di Francesca Archibugi (Andrea Miconi)

Insomma, assolutamente nulla di nuovo sotto il sole: con tutto l’amore retroattivo e il debito emotivo per l’autrice di piccoli gioielli come Mignon è partita o Il grande cocomero, non si riesce proprio a capire cosa abbia spinto una regista anche intelligente e sempre profonda a proporre una storia nata vecchia e con il fiato corto, costruita su personaggi ritagliati dalla più trita banalità, un racconto improponibile dove lo stereotipo viene soffocato solo dalla inconcludenza di alcune sottotrame.

Vivere di Francesca Archibugi
Vivere di Francesca Archibugi con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte e Enrico Montesano (Andrea Miconi)

E dire che gli attori sarebbero anche bravi, se non fosse che con questo Vivere rivelano la loro natura di caratteristi e pure limitati: la Ramazzotti con le sue smorfiette e la sua ansia da romana verace, tonta ma dal cuore d’oro, Giannini che vezzeggia il maschio in frantumi del Novecento, bello ma fragile. Forse solo Massimo Ghini, il medico vedovo facilmente consolabile, sembra trovare una sua dimensione drammatica, ma viene diluito e sottoutilizzato, asservito ad una trama principale che soffoca e ripiega su sé stessa.

Enrico Montesano
Enrico Montesano (Andrea Miconi)

Con una tridimensionalità che neanche un disco rotto, Vivere si trascina per 100′ con dialoghi imbarazzanti e situazioni incomprensibilmente oscure, per di più sprecando due ottime presenze come il resuscitato Montesano e il novizio Fonte uno con un ruolo da tre scene tre – e senza battute, solo occhiatine e occhiatacce -, l’altro per una trama collaterale inutile e mal sviluppata che sembra servire solo sul finale a dare un senso al titolo e al film.

Film che senso, però, non ne ha: come opera a tema, la tredicesima fatica al cinema della Archibugi non funziona, mentre come romanzo popolare ha l’asma allo stesso modo della sua protagonista. E dire che già con il precedente Gli sdraiati l’autrice aveva mostrato segni di cedimento pure se all’interno di in una filmografia intensa dedicata in massima parte all’esplorazione di persone e personaggi ai margini, dai risvolti sociali non sempre forti ma sempre attuali, con una scrittura in punta di penna spesso e volentieri fin troppo ammiccante ma quasi sempre tangente a quella realtà emotiva borderline che lei ha sempre cercato.

Roisin O'Donovan
Roisin O’Donovan (Andrea Miconi)

Niente di tutto questo è presente in Vivere, che mostra e dimostra un percorso fuori binario che purtroppo ha perso il polso di quel popol(in)o che vuole raccontare, fermandosi ad una forma di bozzettismo patetico eccessivamente melodrammatico che sortisce l’effetto opposto, il fastidio. Con ingredienti perlopiù fuori misura: uno humor che tracima nell’ovvietà, un dramma che sbraca nella comicità involontaria, una ricercatezza dei toni e dei rapporti interpersonali che sembra girare a vuoto in un universo letterario e informe.

Tremate, tremate, le fiction son tornate.

Gianlorenzo