Tra due mondi

Tra due mondi recensione film di Emmanuel Carrère con Juliette Binoche [Anteprima]

Tra due mondi recensione film di Emmanuel Carrère con Juliette Binoche, Hélène Lambert, Léa Carne, Evelyne Porée, Patricia Prieur e Emily Madeleine

Uno scrittore, anche regista, che adatta il libro inchiesta di un’importante giornalista, Florence Aubenas. Nasce da questa apparente contraddizione Tra due mondi, film che riporta dietro la macchina da presa Emmanuel Carrère a più di 15 anni da L’amore sospetto, trasposizione del suo romanzo I baffi. Presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2021, approda nelle sale italiane in un periodo in cui, per strani meccanismi distributivi, escono contemporaneamente anche Full Time – Al cento per cento e Un altro mondo, opere francesi che, come questa, analizzano la precarietà e la progressiva disumanizzazione del mondo del lavoro.

Per rappresentare su schermo il reportage della Aubenas, Carrère sceglie il cinema di finzione ma rimane aderente alla realtà affiancando alla protagonista Juliette Binoche, che ha fortemente creduto nel progetto, una serie di attori non professionisti che hanno una familiarità con quel contesto sociale. Un’operazione di mimesi che giova alla credibilità del film, alla sua capacità di entrare nelle pieghe del reale descrivendo una situazione che è sempre più comune, soprattutto per le nuove generazioni.

Hélène Lambert, Léa Carne e Juliette Binoche
Hélène Lambert, Léa Carne e Juliette Binoche (Credits: Christine Tamalet/Teodora Film)
Juliette Binoche, Hélène Lambert, Léa Carne, Patricia Prieur, Evelyne Porée e Emily Madeleine
Juliette Binoche, Hélène Lambert, Léa Carne, Patricia Prieur, Evelyne Porée e Emily Madeleine (Credits: Christine Tamalet/Teodora Film)

Ambientato a Ouistreham (titolo francese), Comune situato nella regione della Normandia che è un punto strategico per l’attraversamento in traghetto della Manica alla volta dell’Inghilterra, Tra due mondi accompagna alla denuncia sociale una presa di coscienza che non vuole essere retorica o fintamente consolatoria, ovvero la constatazione che esistano delle “classi” che difficilmente possono incontrarsi. Marianne, un’intensa Binoche, sa che il racconto della precarietà di quel mondo può prendere forma solo attraverso una totale immersione, senza filtri, senza schermi, abbattendo la parete della naturale diffidenza che si verrebbe a creare se lei giocasse a carte scoperte, dichiarando il suo ruolo.

Emmanuel Carrère è naturalmente attratto dalla natura ambivalente di questo personaggio, dal suo recitare una parte, da un giornalismo di inchiesta che passa anche attraverso una negazione del proprio io, perché al centro deve essere la rappresentazione del noi come società. Siamo lontani dal cinema di Ken Loach, dal suo mettere in scena partendo dal basso, immedesimandosi nelle sventure degli umili protagonisti delle sue storie. In Tra due mondi il punto di vista è quello di una “privilegiata”, di chi ha scelto di diventare portavoce di un’ingiustizia sociale mantenendo il proprio status quo, pur provando vergogna per quella che è, a tutti gli effetti, una messa in scena. Il film di Carrère è più di testa e meno di pancia e parte da una riflessione che è sottilmente intellettuale, slegata da un contesto in cui i ritmi massacranti e le umiliazioni continue sono il prezzo da pagare per sopravvivere. E il principale difetto sta proprio nel non evidenziare pienamente il punto di vista di chi si ritrova in una condizione disumanizzante, costretto a rincorrere la vita. Non basta raccontarlo attraverso un breve periodo di immersione mediata in quel mondo.

Tra due mondi recensione film di Emmanuel Carrère con Juliette Binoche
Tra due mondi di Emmanuel Carrère con Juliette Binoche, Hélène Lambert e Léa Carne (Credits: Christine Tamalet/Teodora Film)
Hélène Lambert e Juliette Binoche
Hélène Lambert e Juliette Binoche (Credits: Christine Tamalet/Teodora Film)

Rispetto a Full Time – Al cento per cento, Tra due mondi sceglie un approccio più classico e adotta uno sguardo più ampio, prediligendo la coralità al caso singolare. Sono film con uno scopo e, probabilmente, un pubblico diverso, ma che hanno in comune la volontà di rappresentare la società nelle sue storture e nelle sue ingiustizie. Quello di Carrère lo fa aderendo a un cinema che non ha paura della didascalia, della sovra-esplicitazione del messaggio, non senza una profondità di intenti e il coraggio di non garantire illusorie speranze. A colpire, infatti, non è tanto la messa in scena di un mondo sempre più desolante quanto la capacità di non seguire scorciatoie emotive rassicuranti per chi guarda. In questo modo, una confezione molto regolare si trasforma in un qualcosa di più profondo, che sedimenta nella memoria. Il cinema francese si conferma a suo agio nel toccare le corde giuste, anche quando non svetta per originalità o capacità di adeguarsi a un punto di vista altro. Perché dei due mondi, in definitiva, sembra che sia uno a predominare, quello di chi guarda e non di chi è guardato.

Sintesi

Tra due mondi conferma la capacità del cinema francese di toccare le corde giuste anche quando non svetta per originalità. Nonostante la sovra-esplicitazione del messaggio, il film di Carrère raggiunge una profondità di intenti e ha il coraggio di non garantire illusorie speranze allo spettatore. Dei due mondi, tuttavia, ad avere la meglio è quello di chi guarda rispetto a chi è guardato.

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