The Fanatic recensione [#RomaFF14]

The Fanatic recensione
The Fanatic di Fred Durst con John Travolta presentato alla Festa del Cinema di Roma

The Fanatic recensione del film di Fred Durst con John Travolta, Devon Sawa, Ana Golja, Jacob Grodnik e James Paxton anteprima Festa del Cinema di Roma

Se lo avessero detto un po’ di tempo fa, sarebbe stato irrealistico immaginare John Travolta raccogliere lo scettro di Tommy Wiseau, l’eclettico personaggio noto soprattutto per The Room e già ampiamente raccontato da James Franco ne The Disaster Artist. Sfortunatamente per lui, se il film del 2017 era riuscito a trarre qualcosa di buono da una storia paradossale, per il divo americano non c’è traccia tangibile di altrettanto successo in questo caso. The Fanatic, presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, si prende gioco contemporaneamente sia dei personaggi che del pubblico a cui li presenta.

John Travolta e Devon Sawa
John Travolta e Devon Sawa
The Fanatic recensione
John Travolta e Devon Sawa

Scritto e diretto da Fred Durst, il noto frontman dei Limp Bizkit – cosa che diviene ampiamente nota in una scena a metà del film dove uno dei personaggi mette su una canzone della band in macchina e inizia a parlare della loro musica – il film parla di Moose, interpretato appunto da Travolta, che è un grande fan del genere horror con una particolare predilezione per Hunter Dunbar (Devon Sawa) che sfocia nell’ossessione.

Sembra quasi che Moose sia affetto da una sindrome dello spettro autistico ma, a prescindere dalle sue condizioni psicofisiche mai del tutto specificate, non c’è una spiegazione per il suo comportamento durante tutto il film. Quando, per esempio, una piccola lite fa terminare in anticipo la visita di Hunter al negozio, Moose-Travolta utilizza un’app per trovare il suo indirizzo e inizia a controllare morbosamente il palazzo per potergli consegnare una lettera anonima di ammirazione. Ed è solo un momento tra i tanti inconsistenti.

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John Travolta e Devon Sawa
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The Fanatic

The Fanatic si muove in un mondo dove la sincera ammirazione per un’artista o un personaggio famoso è arrivata ad un livello superiore. Attraverso la magia di Internet, persone sparse in tutto il globo si riuniscono virtualmente per innalzare i propri idoli e condividere le proprie passioni. Se quello che accade nel film ha una qualche valenza simbolico-tematica, Durst decide di percorrere la strada più bassa e bieca nei loro confronti, non risparmiando però nemmeno i bersagli di tutta questa ammirazione.

Mentre il film procede verso la fine in una spirale di violenza fine a se stessa, l’arroganza di Hunter sembra infatti avere le stesse colpe dei diritti acquisiti in quanto fan di Moose, senza però nessuno spessore dei diretti interessati che porti ad un’effettiva curiosità su ciò che accade. Eppure, lo stesso Travolta aveva spoilerato il livello del film nelle battute iniziali affermando: “Non posso parlare a lungo, devo andare in bagno”. Game, set, match.