The Beatles: Get Back

The Beatles: Get Back recensione docuserie di Peter Jackson [Disney+]

The Beatles: Get Back recensione docuserie di Peter Jackson sui Beatles con John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr

Il 25 novembre è approdato sulla piattaforma Disney+ The Beatles: Get Back, attesissima docuserie firmata da Peter Jackson (Il signore degli anelli) che ripercorre i ventuno giorni di lavorazione che anticiparono lo storico concerto dei Fab Four sul tetto della Apple Records il 30 gennaio 1969.
Tra i produttori della serie – oltre a Jackson – figurano anche Paul McCartney, Ringo Starr, Yoko Ono Lennon e Olivia Harrison.

Gli eventi che portarono all’ultima esibizione dal vivo della band erano già stati oggetto del film documentario di Michael Lindsay-Hogg Let It Be – Un giorno con i Beatles, che venne distribuito dopo la separazione del gruppo, gettando inevitabilmente una luce tragica sulle riprese che immortalarono le prove e le sessioni di registrazione.
Circa cinquant’anni dopo il regista premio Oscar Peter Jackson è riuscito a concretizzare il suo sogno nel cassetto: mettere mano su tutte le sessanta ore del filmato originale, con la sicurezza che ci fosse molto di più da raccontare e mostrare.
Il risultato è una docuserie divisa in tre parti e dalla durata di quasi otto ore, che ripercorre nel dettaglio le giornate antecedenti al rooftop concert, mostrando un lato assolutamente inedito della band e decisamente meno oscuro rispetto al film di Lindsay-Hogg.

Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e John Lennon
Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e John Lennon (Credits: Apple Corps Ltd)

Un film a tutti gli effetti

Gli eventi vengono ripercorsi in modo lineare, dando vita ad un film a tutti gli effetti. Ci sono dei protagonisti, c’è un obiettivo, diversi compagni di viaggio, tra cui il musicista e cantante Billy Preston, assoldato come quinto Beatle in occasione dell’evento.
Sembra che l’intenzione di Jackson sia stata quella di cancellare completamente la sensazione di guardare un filmato datato e granuloso. Questa “ripulita” offre allo spettatore la possibilità di osservare i Beatles non come semidei o icone lontane nel tempo, ma come quattro giovani non ancora trentenni, reduci da un successo mondiale e “incasinati” fino al collo per la mancanza di tempo.

L’antefatto

Il 2 gennaio 1969 la band si incontra ai Twickenham Studios per affrontare una sfida insolita: hanno due settimane di tempo per scrivere e provare nuove canzoni per un nuovo album. Le idee erano diverse e confuse, così come l’obiettivo finale: un concerto dal vivo, uno speciale televisivo?
La band aveva ormai perso l’eccitazione delle esibizioni dal vivo e dunque – in parte – l’affiatamento. L’idea di un nuovo album e di uno speciale televisivo era in qualche modo l’ultima possibilità di riaccendere la scintilla dopo alcuni mesi difficili e di tensioni.

I protagonisti

Paul appare sin da subito come il più entusiasta e preciso; John è distratto e a volte svogliato; Ringo, il più tranquillo, si presenta alle prove anche il giorno in cui tutti gli altri membri danno forfait; George è il più melodrammatico, si sente poco ascoltato e arriva al punto di lasciare, momentaneamente, la band.
Particolarmente commovente è la scena in cui Harrison racconta di come un bizzarro film fantascientifico trasmesso in televisione in seconda serata gli sia stato di ispirazione per scrivere I Me Mine. Durante il racconto una sequenza poetica mostra John e Yoko Ono lanciarsi in un valzer.

Diversi imprevisti e perdite di tempo – tra cui litigi, incomprensioni, stanchezza generale – obbligano i quattro ad accantonare l’idea dello speciale televisivo.
Abbandonate le “vibrazioni negative” dei Twickenham Studios, i Beatles si trasferiscono in uno studio nel seminterrato dei loro uffici Apple: in una stanza molto più piccola la loro connessione – anche sentimentale – viene ripristinata e l’idea di un concerto dal vivo a Londra comincia a prendere forma. In particolare, la trasformazione di John è il vero motore della ripartenza: il suo umore cambia radicalmente, riuscendo a trascinare tutta la band.

Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison e John Lennon
Paul McCartney, Ringo Starr, George Harrison e John Lennon (Credits: Apple Corps Ltd)

Una grande famiglia

Peter Jackson porta lo spettatore in una dimensione di intimità con i Beatles, che sfiora il reality show. Durante le prove vediamo i membri della band scherzare con le videocamere, invitare amici e parenti ad assistere, fare merenda con tè e hot dog e – cosa più importante – creare.
Nel giro di una manciata di giorni scrivono canzoni destinate a rimanere nella storia della musica, tra cui I’ve Got A Feeling, Get Back e Let It Be.

La serie fa anche chiarezza sul tanto discusso rapporto tra John Lennon e Yoko Ono, passato alla storia come la causa dello scioglimento del gruppo. I due si erano conosciuti circa tre anni prima e ormai la donna era partner non solo sentimentale di Lennon, ma anche artistica.
Yoko Ono è un’artista e durante le sessioni di prova ribadisce la sua presenza in modo silenzioso ma fermo. Emblematica è la battuta di Paul: “Farà senz’altro ridere tra cinquant’anni: si sono sciolti perché Yoko si è seduta su un amplificatore”. Frase che anticipa e – allo stesso tempo – ridicolizza tutte le voci che sarebbero cominciate a girare da lì a poco sulle presunte colpe della donna riguardo lo scioglimento della band.

Il concerto

L’ultimo episodio è dedicato al giorno del concerto sul tetto, che si apre con il nuovo singolo Get Back. Le sequenze che vengono mostrate sono delle vere e proprie testimonianze storiche, con diverse interviste che hanno immortalato le reazioni immediate delle persone per strada: c’è chi è infastidito, chi è incredulo, chi è talmente inorridito da chiamare la polizia, che in effetti arriva e minaccia di arrestare i Beatles. In ogni caso, la maggior parte degli intervistati dimostra entusiasmo per l’avvenimento.

C’è inoltre da sottolineare che la band non avrebbe mai potuto immaginare la portata epocale che avrebbe avuta questa apparizione, anzi i quattro si mostrano piuttosto insicuri e temono che la performance non sarà apprezzata dal pubblico.
Ci sono infatti diversi problemi: fa freddo, non sono sicuri che il tetto regga tutta l’attrezzatura – il che sarebbe un bel guaio – e, soprattutto, non hanno i permessi di stare lì.
Insomma, tutti gli ingredienti per un evento iconico e indimenticabile.

Un serie non per tutti

Nonostante la serie si possa annoverare sicuramente tra i prodotti più interessanti del 2021, c’è da dire che ci sono delle restrizioni in termini di pubblico. È ovvio che un show di questo tipo è altamente targettizzato. Pertanto, la visione di The Beatles: Get Back è consigliatissima ai fan sfegatati dei Fab Four e, ovviamente, agli amanti del rock, nonché agli appassionati… della moda anni Settanta! Di cui George Harrison è il re incontrastato.

Sintesi

The Beatles: Get Back di Peter Jackson ci dà modo di entrare nella sfera privata della band più famosa al mondo e risolve un po’ il mistero di come questi quattro ragazzi di Liverpool abbiano ottenuto il successo eterno, senza però svelarci proprio tutto: la magia resta.

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