Tenet

Tenet recensione [Anteprima]

Tenet recensione film di Christopher Nolan con John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Dimple Kapadia, Michael Caine, Kenneth Branagh, Aaron Taylor-JohnsonClémence Poésy

TENET – LA RECENSIONE IN ANTEPRIMA: Kevin Lynch ha pubblicato un saggio di architettura sull’immagine delle città in cui per la prima volta si faceva riferimento al wayfinding, ovvero a quella pratica di utilizzo e organizzazione di indizi sensoriali presenti nell’ambiente circostanti. Era il 1960 e si faceva strada un concetto che avrebbe pervaso universalmente la società dalla fiera di paese alle strutture sanitarie, dal supermercato alla filiale del più importante colosso hi-tech.

Man mano che il mondo si fa più complesso è compito di chi lo plasma e gestisce rendere il percorso per accedervi il meno districato possibile. È necessario guidare, suggerire e facilitare agli utenti di strutture e servizi la propria esperienza a qualsiasi costo. Come posso trovare la strada per il reparto di oncologia in una struttura ospedaliera in cui metto piede per la prima volta? Oltre a seguire informazioni fornite in precedenza, chiedere informazioni sul posto, posso lasciarmi guidare da una segnaletica fatta di percorsi colorati, display interattivi e grafiche esemplificative per prendere cognizione di uno spazio e di un tempo differente a quello a cui sono normalmente abituato. La possibilità di addomesticare l’ignoto e di riportarlo ad una dimensione congeniale è a tutti gli effetti uno dei lavori della contemporaneità di cui si ha meno coscienza pur essendo sotto gli occhi di tutti, ma quando si trasferisce al cinema la situazione si fa più interessante.

Christopher Nolan con John David Washington
Christopher Nolan con John David Washington sul set di Tenet

Himesh Patel, Robert Pattinson e John David Washington
Himesh Patel, Robert Pattinson e John David Washington

Tenet è la nuova complessa dimensione creata da Christopher Nolan nel continuo confronto con la natura del tempo. L’azione si mescola alla fisica teorica, la spettacolarità si materializza dopo aver preso cognizione delle nuove regole del gioco e tutto acquista progressivamente senso. Non è certo un picnic al parco, ma piuttosto un safari nelle impervie radure africane quello in cui John David Washington – il Protagonista – viene brutalmente reclutato in un’organizzazione top-secret che cerca di salvare il mondo da una minaccia fisico-nucleare di cui saranno causa sempre i soliti esseri umani. Se è vero che Nolan lavora sull’inversione temporale e il rovesciamento dell’entropia, bisogna tener conto che la struttura in cui questo viene giocato rimane quella del film di spionaggio ampiamente categorizzato nei modelli produttivi americani. Alla minaccia corrisponderà una missione ad alto coefficiente di difficoltà, ed ecco le premesse canoniche realizzate con tutti i crismi su cui sfoderare un arsenale tecnologico-cinematografico di portata colossale.

Cosa c’entra allora il wayfinding? Il film del regista britannico fornisce e informa visivamente più che verbalmente degli elementi necessari a prender parte alla storia, arrivando a guidare cromaticamente con il rosso e il blu la meccanica dell’inversione. Ai personaggi è continuamente affidato il compito di ricordare, anche esplicitamente, allo spettatore di fidarsi dell’istinto, di non sforzarsi troppo di capire perché la comprensione è efficacemente esperienziale senza richiedere una laurea scientifica.

John David Washington è il Protagonista
John David Washington è il Protagonista

Elizabeth Debicki e Kenneth Branagh
Elizabeth Debicki e Kenneth Branagh

Abbandonarsi all’immagine, in un sistema complesso disseminato di percorsi, indizi e ganci che fluidificano l’esperienza spettatoriale e consentono di trovare la strada nel mondo crepuscolare in cui si è invitati, è un’autorevole dichiarazione d’intenti. Tenet riesce infatti ad offrire un’intrattenimento stratificato di nuova generazione, in cui la difficoltà è la molla che può far scattare un nuovo approccio visivo o un brusco ritorno a criteri canonici e rassicuranti.

D’altronde un palindromo è un qualcosa che può essere percorso in entrambi i sensi senza intaccarne il senso complessivo. Al centro della simmetria, con buona pace di teorie, enigmi ed interpretazioni, c’è però una dimensione cinematografica – il sonoro di Ludwig Göransson, il montaggio di Jennifer Lame, la fotografia di Hoyte van Hoytema – di valore assoluto a cui si può semplicemente applaudire.

Tenet recensione film di Christopher Nolan
Christopher Nolan con John David Washington sul set di Tenet

John David Washington e Robert Pattinson
John David Washington e Robert Pattinson

Tenet recensione film di Christopher Nolan
Elizabeth Debicki

Sintesi

Abbandonarsi all'immagine, in un sistema complesso disseminato di percorsi, indizi e ganci che fluidificano l'esperienza spettatoriale e consentono di trovare la strada nel mondo crepuscolare in cui si è invitati, è un'autorevole dichiarazione d'intenti da parte di Christopher Nolan: appropriandosi di un genere ed inserendo al suo interno una complessità divisiva, Tenet si presenta come uno spartiacque nel riuscire ad offrire un'intrattenimento stratificato di nuova generazione.

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