Si vive una volta sola

Si vive una volta sola recensione film di e con Carlo Verdone e Anna Foglietta [Amazon Prime Video]

Si vive una volta sola è il ventisettesimo film da regista di Carlo Verdone, in streaming dal 13 maggio su Amazon Prime Video: la recensione

Si vive una volta sola recensione film di e con Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Max Tortora, Mariana Falace e Sergio Muniz

Si vive una volta sola è il 27° film di Carlo Verdone disponibile in streaming dal 13 maggio su Amazon Prime Video.

Potrebbe sembrare la solita ossessione critica, quella di rintracciare (forzatamente?) un fil rouge che leghi la filmografia di un regista per renderla compatta e coerente e rendere il cineasta un autore: eppure non è così, o almeno non sempre.

Perché il cinema di Carlo Verdone, fino a qualche tempo fa (almeno fino a Io, loro e Lara del 2010, film che di fatto ha aperto la terza stagione della sua carriera) visto come la produzione “solo” di un comico, troppo tardi probabilmente ha ricevuto, e giustamente, uno status autoriale, e probabilmente fin troppe poche volte, nonostante i legittimi applausi all’artista, si è cercato di metterne a fuoco ossessioni e temi ricorrenti.

Carlo Verdone alla sua 27esima regia
Carlo Verdone alla sua 27esima regia (Credits: Filmauro)

Si vive una volta sola recensione film di e con Carlo Verdone
Si vive una volta sola di e con Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora (Credits: Filmauro)

Si vive una volta sola, di fatto la sua ventisettesima opera, ha attraversato uno dei periodi più bui delle sale cinematografiche (chiuse per più di un anno a causa dell’emergenza Coronavirus), e dal 13 maggio è disponibile in streaming su Amazon Prime Video, un po’ “preludio” dell’attesissima Vita da Carlo, prima opera seriale del grande regista romano: e col senno di poi, in pochi lo hanno capito a pieno o giudicato con obiettività critica.

Perché Verdone da un po’ di tempo ha come asciugato i fronzoli comici, i rivoli di gag, che abbellivano le sue opere, cercando una strada molto più meditativa, probabilmente seguendo il percorso e la sua maturazione di uomo: e compiere settant’anni ha influito vistosamente sulla sua visione etica del mondo.

Perché nei suoi film, nel suo mondo, i protagonisti sono piccoli uomini che si arrabattano in un mare di solitudini struggenti, cercano appigli sommersi da una deriva sociale (im)morale nella quale non si riconoscono più: e si confrontano, sempre e comunque, con le nuove generazioni, in un meccanismo a specchio impietoso quanto doloroso.

Anna Foglietta e Carlo Verdone
Anna Foglietta e Carlo Verdone (Credits: Giuseppe Di Viesto/Filmauro)

Si vive una volta sola recensione film di e con Carlo Verdone
Carlo Verdone, Anna Foglietta e Max Tortora (Credits: Filmauro)

L’assenza dei padri è quindi una delle cose che più preoccupa il Verdone regista, che si traduce nella mancanza di punti fermi, nello scombussolamento etico, nelle derive culturali che sono fin troppo evidenti nei media: e la tv, inteso come mass media, è sempre presente, di striscio o meno, nelle sue storie, incentrate su famiglie di sangue e famiglie allargate mentre compiono un percorso à rebours che spesso e volentieri si traduce in una disavventura più o meno spassosa.

In Si vive una volta sola è il turno di Umberto Gastaldi, medico chirurgo di chiara fama separato e con figlia distratta e distraente al seguito, che passa di casa come un fantasma, riempiendo un’assenza affettiva che nessuno dei due, né genitore né figlia, ha i mezzi o forse anche la forza di riempire. E che allora si rifugia in una famiglia di fatto, quella composta dai suoi colleghi di reparto Lucia Santilli (Anna Foglietta), Corrado Pezzella (Max Tortora), Amedeo Lasalandra (Rocco Papaleo), una sorta di quadrilatero emotivo al cui interno si ricreano le dinamiche (dis)affettive à la Amici miei.

Ma la traccia di Monicelli è solo uno spunto, da utilizzare nel momento in cui Si vive una volta sola presenta dei personaggi/persone che tentano di dare un ordine al loro disordine emotivo sbeffeggiandosi tra di loro (molto spesso mettendone al centro uno, vittima consacrata, colui che sarà il fulcro del qui pro quo alla base dello sviluppo della trama) come per affrontare col sorriso un’esistenza grama, piatta e solitaria, desertificata nell’amore quanto bisognosa di un abbraccio/approdo caldo e confortante.

Senza dimenticare che in alcuni passaggi le risate sono irresistibili, come negli scherzi fatti al collega Papaleo dove riaffiora la versatilità vocale e camaleontica del regista.

Max Tortora, Carlo Verdone, Rocco Papaleo e Anna Foglietta
Max Tortora, Carlo Verdone, Rocco Papaleo e Anna Foglietta (Credits: Filmauro)

Sergio Muniz e Anna Foglietta
Sergio Muniz e Anna Foglietta (Credits: Filmauro)

Con questi presupposti, il film si fa da sé: e diventa un vero e proprio road movie dalla struttura insolita quanto innovativa rispetto alle storie verdoniane dell’ultimo decennio, incentrate anzi accentrate in un appartamento (Posti in piedi in paradiso, Sotto una buona stella, Io, loro e Lara), in un negozio (Benedetta follia), in una città (L’abbiamo fatta grossa). E ne beneficia l’intera narrazione, che oltretutto può contare su quattro attori affiatatissimi tra cui, è bene sottolineare, sono presenti quattro comici di razza che, quando fronteggiano il dramma, diventano vibranti ed emozionanti come pochi altri.

A conti fatti, Si vive una volta sola è un’opera dall’anima varia come varie sono le anime dei personaggi che lo animano, e varie le strade che tenta e porta a compimento: da una prima parte riuscitissima fino ad un secondo tempo che decide di procedere per ellissi, puntellato qua e là dalla solita, eccezionale capacità di Carlo nelle espressioni e nei gesti, inestricabilmente uniti a dialoghi veloci e veraci, che abbraccia i suoi attori in un cerchio magico regalando ad ognuno il giusto peso, il giusto spazio e il ritmo perfetto.

Più volte si è accostato Verdone all’anima di altri grandi geni del cinema: da Woody Allen a Dino Risi, sempre incerti sul confine autoriale. Ma probabilmente, l’unica certezza è che il regista di Maledetto il giorno che t’ho incontrato ha (da sempre) un’anima tutta sua e un mondo artistico personalissimo, nel quale soffiano i venti di filmografie affini ma è ormai chiaro che a dominare sia un autore malinconico e grandissimo, padrone e vittima delle sue ossessioni da artista.

Sintesi

Road movie dalla struttura insolita quanto innovativa rispetto alle storie verdoniane dell’ultimo decennio, Si vive una volta sola è un’opera dall’anima varia come varie sono le anime dei personaggi che lo animano, interpretato da quattro comici di razza che, quando fronteggiano il dramma, diventano vibranti ed emozionanti come pochi altri.

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