Non così vicino

Non così vicino recensione film di Marc Forster con Tom Hanks [Anteprima]

Non così vicino recensione film di Marc Forster con Tom Hanks, Mariana Treviño, Rachel Keller e Manuel Garcia-Rulfo

Nonostante il tempo vada avanti inesorabile anche per lui, Tom Hanks non sembra voler rallentare e dopo Elvis torna in sala con Non così vicino, una delicata commedia diretta da Marc Forster. Remake del lungometraggio svedese En man som heter Ove di Hannes Holm, Non così vicino racconta la storia di Otto, un uomo da poco pensionato e vedovo, al quale la morte della moglie (Sonja) ha sottratto qualsiasi desiderio di vita. I goffi tentativi di suicidio del burbero personaggio interpretato da Tom Hanks verranno sistematicamente interrotti da una giovane coppia di latinoamericani appena trasferitasi di fronte casa di Otto, che attraverso la perpetua manifestazione di una genuina vitalità, regaleranno all’anziano signore la possibilità di tornare ad amare un altro essere umano e, di conseguenza, la vita. Il tutto è stato sapientemente intermezzato da numerosi flashback della relazione tra il giovane Otto e Sonja, utili ad empatizzare fino in fondo con il protagonista e la sua tragica condizione esistenziale. 

Non così vicino recensione film di Marc Forster con Tom Hanks
Non così vicino di Marc Forster con Tom Hanks, Mariana Treviño, Rachel Keller e Manuel Garcia-Rulfo (Credits: Warner Bros.)

Se ci dovessimo sforzare di trovare un vero e proprio difetto al lungometraggio diretto da Forster, probabilmente finiremmo per sprecare invano una gran quantità di energie, poiché di fatto il film non presenta particolari lacune, né a livello narrativo né sul piano squisitamente tecnico. Difatti, l’unica critica imponibile è la totale mancanza di un reale tratto distintivo, poiché tanto nella narrazione, quanto nel suo prevedibile esito, la pellicola ricalca fastidiosamente le abitudini di svariati esponenti del genere.

Tom Hanks e Mariana Treviño
Tom Hanks e Mariana Treviño (Credits: Warner Bros.)

Se è vero che nel 2023 appare complicato individuare possibili trame o significati degni dell’aggettivo “originale”, in questo caso ci troviamo di fronte all’annoiata riproposizione di una parabola esistenziale davvero inflazionata. Non così vicino si limita a svolgere correttamente un compitino piuttosto elementare, reso sensibilmente più semplice dalla presenza sullo schermo di un artista straordinario di nome Thomas Jeffrey Hanks. Il celebre attore statunitense non ha bisogno né di presentazioni né tantomeno di conferme da parte della critica, ma è pur sempre doveroso riconoscere le qualità di un interprete semplicemente fantastico, capace di donare ai propri personaggi una profondità psicologica difficilmente riscontrabile in attori di tale popolarità. La grandezza di Hanks, infatti, risiede proprio in quella rara propensione a rendere accessibili al grande pubblico le complesse stratificazioni drammaturgiche dei suoi personaggi e, anche nel caso di Otto, il risultato è il medesimo.

Mariana Treviño
Mariana Treviño (Credits: Warner Bros.)
Non così vicino recensione film di Marc Forster con Tom Hanks
Tom Hanks (Credits: Warner Bros.)

È proprio grazie alla commistione delle componenti sopracitate che Non così vicino raggiunge con fastidiosa facilità una propria coerenza, arrivando persino ad emozionare. Tuttavia, l’emozione scaturita è inevitabilmente penalizzata dalla banalità di un percorso narrativo visto e rivisto, al quale Forster non aggiunge assolutamente nulla: ogni possibile stereotipo sul vecchio insensibile a cui la vita ha tolto tutto è noiosamente rispettato, disinnescando con sorprendente velocità i timidi risultati di una scrittura sufficiente. La sbrigativa conclusione di quello che pareva un complesso dramma esistenziale, conferma definitivamente le modeste pretese dell’opera, relegandone la visione esclusivamente a quelle innumerevoli serate in cui, dopo svariate decine di minuti passati a cercare qualcosa da vedere, potrete rifugiarvi nella visione di un film semplicemente carino.

Sintesi

Non così vicino raggiunge con fastidiosa facilità una propria coerenza, arrivando persino ad emozionare. Tuttavia, l’emozione scaturita è inevitabilmente penalizzata dalla banalità di un percorso narrativo visto e rivisto, al quale la pellicola di Marc Foster non aggiunge assolutamente nulla.

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