Monster Hunter

Monster Hunter recensione film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich e Tony Jaa [Anteprima]

Abbiamo visto in anteprima Monster Hunter, il nuovo film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich e Ron Perlman: la recensione

Monster Hunter recensione film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich, Tony Jaa, Ron Perlman, Tip ‘T.I.’ Harris, Meagan Good e Diego Boneta

La storia ci insegna che le narrazioni videoludiche trasposte sul grande (e piccolo) schermo non hanno mai un buon impatto sul pubblico, che sia quello dei non appassionati oppure dei fan sfegatati dell’opera da cui la pellicola ha origine. Ci hanno provato in molti e la stragrande maggioranza ha fallito miseramente. Eppure, c’è chi tenta ancora di realizzare queste imprese titaniche, quasi impossibili. È il caso di Paul W.S. Anderson, che si è già immerso in questo territorio pieno di insidie facendo approdare al cinema la serie videoludica di culto che porta il nome di Resident Evil. Dopo aver concluso questo ciclo cinematografico con Resident Evil: The Final Chapter ha deciso, sempre al fianco della sua attrice feticcio, nonché moglie, Milla Jovovich, di passare a un altro franchise molto amato, quello di Monster Hunter. Il risultato? Un adattamento che non ci saremmo aspettati neanche nei nostri peggiori incubi.

Quando si guarda un trailer come quello del film di Monster Hunter, sicuramente non si va in sala con le aspettative alle stelle. Vedendo concetti come le anomalie spazio-temporali, due mondi differenti persi in qualche immenso multiverso che riescono a incontrarsi e i buoni, vecchi soldati americani messi al centro della narrazione, ci si chiede dove sia finito il Monster Hunter videoludico, così lontano da quanto mostrato. Però, essendo un trailer, si dà comunque il beneficio del dubbio.

Milla Jovovich
Milla Jovovich (Credits: Warner Bros.)

Monster Hunter recensione film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich
Monster Hunter di Paul W.S. Anderson (Credits: Warner Bros.)

Ci si accorge dell’errore fatto già dai primi minuti del film, dove ci viene presentato ciò che possiamo aspettarci per il resto della pellicola, ovvero una regia caotica affiancata da un montaggio al pari livello, dei jumpscare sonori (per modo di dire, perché non fanno né saltare, né spaventare; vorrebbero farlo, ma non ci riescono neanche lontanamente) inseriti ogni tre o quattro inquadrature, effetti visivi mediocri (per essere un film del 2021) e un Ron Perlman conciato in un modo che dire “ridicolo” sarebbe fargli un complimento.
Ma, nonostante tutto, quel brividino lungo la schiena quando viene mostrato il logo ancora c’è, forse perché un minimo di speranza si ostina a rimanere o, magari, solo perché si sta per assistere a uno di quei film un po’ bruttini, ma che ti fanno, tutto sommato, divertire. Poi, però, arrivano gli americani. Da quel momento in poi, il film prende una piega talmente inaspettata che era impossibile da pronosticare prima della visione. Va oltre le pessime aspettative iniziali e si colloca in un luogo non meglio definito, fumoso e quasi peculiare.

Paul W.S. Anderson non è certo rinomato per una regia di chiara lettura o anche solo ispirata e sperimentale. Diciamo che si assesta più su un territorio tra il trash dichiarato e l’illusoria convinzione di star utilizzando in modo inaspettato la macchina da presa.
Il film è, ovviamente, incentrato su combattimenti epici contro mostri di dimensioni imponenti; quindi, ci si aspetterebbe una gran cura nella gestione di queste sequenze, assolutamente non facili da realizzare. L’approccio scelto da Anderson è quello della caoticità totale, il che alle volte può funzionare, ma non in casi come questo, quando si fa un uso massiccio di CGI e, soprattutto, si vuole mostrare un conflitto contro esseri mastodontici. Se a questo caos viene affiancato anche il già citato montaggio e un sonoro debordante, eclettico e in egual misura confusionario (specialmente per quanto riguarda l’implementazione della colonna sonora extradiegetica realizzata da Paul Haslinger), il risultato finale è quello di un’esperienza stordente, capace di disorientare lo spettatore nel giro di una ventina di minuti.

Milla Jovovich
Milla Jovovich (Credits: Warner Bros.)

Monster Hunter recensione film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich
Monster Hunter di Paul W.S. Anderson (Credits: Warner Bros.)

Se qualcuno ha deciso di nominare questo film Monster Hunter, il minimo che ci si aspetterebbe è il fatto che rimanga quantomeno fedele al nome che porta, senza però fare una copia carbone priva di personalità del videogioco.
Qui si è andati oltre. Non solo il film non è fedele minimamente alla natura del gioco, ma risulta essere anche una “copia carbone senza personalità” di quest’ultimo: un risultato non facile da ottenere.

Partiamo dall’infedeltà dimostrata verso il franchise. Monster Hunter è sicuramente un videogioco ampiamente incentrato sull’azione, con combattimenti epici contro mostri anche molto più grandi del giocatore. Tuttavia, come preannuncia anche il titolo, la componente fondamentale del gioco è che si impersona dei “cacciatori” di mostri. Quindi, è il giocatore ad avere la padronanza del campo di battaglia, all’interno del quale deve utilizzare l’ingegno per abbattere nel modo più efficace possibile queste grandi creature.

Nel caso del film, la situazione s’inverte e il protagonista diventa la preda, più che il predatore. Il che non è per forza un male; poteva, anzi, diventare una buona variazione sul tema che avrebbe valorizzato la trasposizione cinematografica. Il problema sta nel fatto che hanno deciso di buttarci dentro esseri umani provenienti dalla Terra, scelta che resta un mistero. Perché non utilizzare questa dinamica della sopravvivenza creando un protagonista proveniente da quel mondo? Perché doverci ficcare le armi da fuoco a forza, completamente inutili contro i mostri? Forse Milla Jovovich non risultava credibile come abitante di quell’universo narrativo? Chi lo sa. L’unica cosa certa è che hanno gestito questa situazione nel peggior modo possibile.
Per non parlare del fatto che ciò che poteva dare veramente un po’ di “pepe” alla vicenda viene liquidato con un montage di trenta secondi che dà il la a un finale che riassume al suo interno tutte le problematiche viste finora, moltiplicate, tuttavia, per un numero tendente all’infinito.

Milla Jovovich e Tony Jaa
Milla Jovovich e Tony Jaa (Credits: Warner Bros.)

Monster Hunter recensione film di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich
A caccia di mostri (Credits: Warner Bros.)

Passiamo ora al fan service, quello che avrebbe dovuto creare un legame tra questa narrazione stagnante e gli amanti del videogioco, che iniziano, giustamente, a chiedersi perché stiano guardando questa produzione.
Verso tre quarti della pellicola, forse, si sono accorti che se avessero dato al film un qualunque altro titolo non avrebbe fatto alcuna differenza. Quindi, hanno iniziato a gettare nella narrazione, come una cascata, riferimenti al gioco, tra costumi, armi, personaggi e mostri iconici. Il guaio è che, a parte tutto ciò che è realizzato in computer grafica, il resto sembra un raduno di cosplayer esaltati. Perché è questo il principale dilemma della trasposizione cinematografica di una produzione videoludica di questo calibro: è praticamente impossibile riproporre su schermo quei personaggi, che imbracciano spadoni e archi giganteschi, in modo credibile.
Potrebbe uscire qualcosa di accettabile se, effettivamente, venisse proposto un universo narrativo coeso nella sua interezza, ma se inizi a infilarci dentro la Terra e i ranger americani, allora ti stai praticamente scavando la fossa da solo.

A livello di scrittura in generale, il film sembra non provarci neanche a creare una narrazione avvincente, puntando su cliché che sono ormai diventati cliché di cliché, personaggi piatti (neanche fossero passati sotto una pressa) portati su schermo con interpretazioni veramente risibili da parte di ogni singolo attore, senza dimenticarci una diluizione della narrazione priva di senso alcuno, che poteva lasciare molto più spazio a eventi decisamente più interessanti da esplorare (ma evidentemente non avevano né il tempo, né la voglia, né il budget per avventurarsi verso qualcosa di anche lontanamente interessante). Tutto questo in novantanove minuti. Il fatto che abbia una durata tutto sommato (guardando gli standard odierni) contenuta, porta a chiedersi se la pochezza di contenuti e la superficialità della narrazione non fossero qualcosa di legato a limitazioni di budget o di tempo, ma piuttosto a una scarsa concettualizzazione dell’opera, che ha portato inevitabilmente alla realizzazione di un’idea menomata, morta prima del nascere.

Sintesi

Monster Hunter è probabilmente una delle trasposizioni cinematografiche di un videogioco meno riuscite di sempre. Non solo presenta delle forti disparità a livello narrativo (con una parte centrale tirata per i capelli e un finale praticamente rincorso) ma anche a livello concettuale, dove si poteva fare molto meglio rimanendo nei confini “territoriali” dell’universo creato da Capcom, pur cercando di proporre qualcosa di diverso e di più aderente a una narrazione cinematografica. Invece, il risultato finale è una carrellata di tentati spaventi e pessime idee. Una vera e propria esperienza stordente, amplificata dalla visione in sala, dove il tutto è ingigantito a dismisura e dalla quale si esce disorientati come non mai (e anche un po’ più sordi di prima).

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