Kursk recensione

Kursk recensione del film diretto da Thomas Vinterberg con Matthias Schoenaerts, Léa Seydoux e Colin Firth, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Kursk diretto da Thomas Vinterberg con Matthias Schoenaerts, Léa Seydoux e Colin Firth
Kursk recensione del film diretto da Thomas Vinterberg con Matthias Schoenaerts, Léa Seydoux e Colin Firth

Kursk, tratto dal libro di Robert Moore dal titolo “A Time to Die”, concorre nella Selezione Ufficiale della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il film racconta le 192 ore di attesa ed agonia passate da 23 superstiti dell’equipaggio, ad aspettare sul fondo del mare i soccorsi.

Il Kursk, fiore all’occhiello della Flotta del Nord della Marina russa, intraprende la prima esercitazione in dieci anni in una manovra che coinvolge trenta navi e tre sottomarini.
Il 12 agosto del 2000 qualcosa va storto e due esplosioni affondano il sommergibile nelle acque del Mare di Barents. Il governo russo da notizia dell’incidente solo due giorni dopo.
Almeno 23 dei 118 ufficiali e marinai a bordo sopravvivono a poppa del sottomarino e nei giorni successivi i tentativi di salvataggio esperiti dai russi risultano inefficaci, a causa del cattivo stato dell’unico batiscafo utilizzabile per operazioni di recupero, mentre l’opinione pubblica si indigna ed i Paesi esteri (Gran Bretagna, Norvegia, USA) iniziano ad offrire il loro aiuto.

Matthias Schoenaerts e Léa Seydoux in Kursk
Kursk di Thomas Vinterberg con Matthias Schoenaerts, Léa Seydoux e Colin Firth

Ma le autorità russe esitano, restie a far accedere potenze straniere ai resti del sottomarino, custode di segreti tecnologici militari, e ferme in un amor proprio che vieta loro di mostrare all’Occidente la debolezza di un Paese e l’obsolescenza di una Marina militare quasi in disarmo.

Oltre la tragedia umana, il racconto del disastro del Kursk è la narrazione della fine del sogno in cui la Russia si poteva ancora vantare della sua eccellenza tecnologica, della sua capacità militare e del suo status di potenza mondiale, nei primo giorni in cui Putin era stato eletto Presidente.

Fa un effetto strano sentire sin dall’inizio un film che narra di una storia “russa” girato in inglese, come anche il cast internazionale che, a parte il comandante del sottomarino, una Lea Seydoux più che credibile nei panni della moglie ed un Colin Firth sempre sul pezzo, risulta in alcuni personaggi non proprio verosimile nei panni di russi.

Il film, mantenendosi fedele nella ricostruzione dell’evento pur ipotizzandone le cause nonché le ore di angoscia passate dall’equipaggio superstite nella vana attesa dei soccorsi, si concentra maggiormente nel racconto del quotidiano dei marinai e delle loro famiglie, contrapponendo ciò che c’è di umano nel cameratismo e nella piccola comunità della base militare alla meccanica inumanità dell’apparato militare russo ed alle regole di real politik, che non permettono di andare oltre l’orgoglio nazionalista per salvare delle vite umane.

Matthias Schoenaerts in Kursk
Matthias Schoenaerts in Kursk

Il pregio del sta nella descrizione e caratterizzazione dell’empatia dei personaggi, nell’abilità di dipingere con chiarezza l’antitesi tra Eros da una parte (i compagni, le famiglie) e Thanatos (le difficoltà economiche, gli ottusi vertici militari, il sacrificio come elemento ineluttabile dell’essere soldato) dall’altra.

Kursk si presenta coeso narrativamente, volutamente cupo nelle resa della fotografia, asciutto nel racconto ma non quanto ci si aspetterebbe dal cineasta danese.
Un film di Vinterberg che non sembra girato da Vinterberg.

Gabriela