Killing Eve 2, Villanelle è sempre più “Sweet but Psycho” nella spy-story con Sandra Oh

Killing Eve
Killing Eve: al via la seconda stagione della serie TV con Sandra Oh e Jodie Comer

Se nell’ultimo anno della vostra caotica e stressante vita non avete mai avuto l’occasione di guardare Killing Eve, è giunto il momento di recuperare. Lo scorso 7 aprile ha infatti preso il via su TIMvision la seconda stagione delle serie tv britannica con Sandra Oh che, proprio grazie a questo show, è diventata la prima attrice asiatica ad avere vinto un Golden Globe come miglior attrice protagonista. Nota a livello globale per aver interpretato per quasi un decennio la Dr.ssa Cristina Yang in Grey’s Anatomy, è tornata sul piccolo schermo con un personaggio che non troppo si differenzia da quello che si muoveva tra le mura del Seattle Grace Hospital.

Eve Polastri, da lei interpretata in Killing Eve, rimane infatti fedele al cinismo, al carisma e alla tagliente ironia che la contraddistinguevano quando indossava il camice bianco, ma se in quel caso lavorava con il bisturi e agiva con estrema cautela, in questa serie tv a dominare la scena è il suo intuito investigativo ed il suo istinto, prestato alla costante ricerca dell’assassina Villanelle, interpretata invece dalla giovane Jodie Comer.

Killing Eve rappresenta una spy-story al femminile che ha saputo conquistare sin da subito la critica internazionale, la quale non ha potuto fare a meno che lodare le impeccabili performance delle due protagoniste: tralasciando la già acclamata Sandra Oh, da sottolineare sono proprio le capacità interpretative della Comer, bravissima nell’immedesimarsi in un personaggio che, a sua volta, non fa altro che recitare un gran numero di ruoli differenti, attraverso un trasformismo che trova la sua forza in un’irresistibile espressività e in un accento russo assai credibile. Nonostante abbia alle spalle numerose esperienze nell’universo seriale, è questo il ruolo che inevitabilmente è riuscito a donarle una maggiore fama e considerazione a livello internazionale.

Le due donne protagoniste, pur differenziandosi in tutto e per tutto, si presentano accomunate da un’estrema indipendenza emotiva e da una profonda sicurezza in loro stesse: ed è proprio questa loro caratteristica in comune ad attirarle l’una verso l’altra come una calamita che diventa sempre più difficile da smagnetizzare. A livello interpretativo nessuna delle due prevale sull’altra, si valorizzano a vicenda, dando vita ad una super combo in quei momenti in cui si ritrovano a condividere la scena.

Villanelle continua ad essere un personaggio tutto da scoprire, costruito benissimo sotto ogni punto di vista: la dolcezza che traspare a prima vista dal viso della serial killer le permette di abbindolare senza problemi le sue inconsapevoli vittime (tra cui anche il pubblico), ma ciò che lo spettatore arriva ben presto ad amare è l’immediatezza con cui questa apparente innocenza lascia spazio alla psicopatia del personaggio. Risulta quasi inevitabile fare il tifo per lei, per la rappresentazione del “male”, per chi, riprendendo il titolo di un recente tormentone musicale, rispecchia esattamente il prototipo della donna “Sweet but Psycho”.

Killing Eve
Jodie Comer interpreta l’assassina Villanelle

Una ragazza inquieta, il cui passato conosciamo solo in piccola parte ma da cui traspare un profondo disagio e bisogno di essere amata e di ritrovarsi sempre al centro dell’attenzione della persona “prescelta”. Neanche a dirlo, al centro del suo interesse c’è Eve Polastri, la quale rispecchia la donna che Villanelle ha sempre sognato: un fascino maturo a cui non vuole assolutamente rinunciare. Nonostante sembri intollerante ad ogni tipo di dimostrazione affettiva, Villanelle riesce a tirar fuori i propri residui di umanità solo ed esclusivamente quando ha a che fare con Eve, con quest’ultima che sembra essere lusingata ma allo stesso tempo spaventata da questo morboso interesse della giovane ragazza.

Per comprendere meglio questo aspetto, ripensiamo al dialogo tra Eve e Konstantin che apre l’episodio 2×03:

Eve: “Credo di stare perdendo un po’ la testa. Sa dove si trova Villanelle?”
Konstantin: “La lasci perdere, è un parassita. Si infila nel tuo cervello e ti divora per farsi spazio, si insinua pericolosamente dentro di te. Pensi che la ami? Allora si faccia odiare. L’odio è una cosa che capisce, che sa gestire. Pensi cosa è successo alle persone che amava, la amerà fino alla morte.”

Ed è proprio questo amore viscerale, da alimentare “fino alla morte”, che rischierà di spingere entrambe sull’orlo del baratro. Rappresentativa, in tal senso, è la canzone che chiude l’episodio 2×03, Listen to your heart (“Ascolta il tuo cuore”) dei Roxette: nell’ascoltarla Villanelle appare confusa, quelle parole d’amore sembrano riuscire ad abbassare le sue difese, risulta addolcita da questo sentimento che la lega a Eve, si sente libera di fantasticare su un possibile futuro insieme, lei che soffre perché la donna è sposata ma allo stesso tempo è decisa a conquistarla, distruggendo ciò che ostacola il loro rapporto. Poi però ci pensa Konstantin a riportarla alla realtà, mentendole e dicendole che invece Eve è presa più dallo scoprire l’identità del Fantasma e rovesciandole così addosso una secchiata di acqua fredda e di razionalità, con lei che prontamente torna in sé e dice “togli questa cagata” (riferendosi alla canzone in radio).

Ci troviamo di fronte ad una serie tv che strizza l’occhio alla comunità LGBT e che, per quanto in alcuni momenti possa risultare piuttosto surreale, trova il proprio punto di forza in questo perfetto equilibrio tra ciò che è e non è, ciò che potrebbe essere e che magari non sarà mai. Un equilibrio che stimola costantemente l’interesse e la curiosità dello spettatore, portandolo a chiedersi cosa gli riserveranno i prossimi episodi di Killing Eve.

Nella prima stagione abbiamo visto come le due tendessero a giocare al gatto e al topo: un continuo rincorrersi e sfiorarsi senza mai riuscire a prendersi del tutto. Ed è probabilmente questo il segreto del successo della serie tv britannica, capace di rimandare sempre il momento in cui le due riusciranno a guardarsi negli occhi senza paura, nel tentativo di capire la natura del loro rapporto. Una sindrome di Stoccolma 2.0 che vede protagoniste due donne eticamente agli antipodi ma ugualmente vittime di una carica erotica sempre maggiore. Basti concentrarsi un attimo per percepire il batticuore e le sensazioni provate da Villanelle nel momento in cui arriva anche solo a sfiorare l’oggetto del suo desiderio.

La seconda stagione si è aperta sottolineando la totale confusione di Eve che, dopo aver pugnalato Villanelle, si è subito pentita del proprio gesto perché così rischiava seriamente di perdere quello che a sua volta è diventato un sogno proibito. Adesso che sa che la ragazza è sopravvissuta, pesa sempre più ciò che dice e confida ad amici e famigliari, perché Villanelle è diventata qualcosa da non condividere più come faceva prima, un tesoro da tenere per sé per non rischiare di perdere qualcosa che è estremamente stimolante per lei che è invece una persona che rischia di annoiarsi facilmente con ciò che è troppo scontato e abitudinario.
Tra loro continuerà un gioco di “detto e non detto”, fatto di un linguaggio in codice che solo loro due arrivano a comprendere fino in fondo. Le rispettive “fazioni”, dal canto loro, tenteranno di riportare le due donne alla realtà, a sviluppare l’odio tra di loro piuttosto che l’ammirazione, proprio perché questo legame in qualche modo mina le difese e la freddezza di entrambe, impeccabili nei loro rispettivi lavori ma impacciate ed insicure quando si tratta di confrontarsi l’una con l’altra.

In questi primi episodi della seconda stagione di Killing Eve vediamo come le due ricerchino nei piccoli gesti reciproci l’attrazione ed il sentimento che le lega: una mela lasciata qui e là, un rossetto che trasmette sensualità e che arriva a ferire Eve in maniera innocente, come fosse una dolce vendetta per la pugnalata che invece lei ha rifilato a Villanelle negli episodi precedenti.

Killing Eve
Sandra Oh e Jodie Comer

Un’ossessione che in questi nuovi episodi deve fare i conti con un tango della gelosia sempre più intenso: non bastava il fatto che Eve fosse sposata, adesso Villanelle si sente minacciata anche dalla presenza di una nuova serial killer, banalmente ribattezzata come il Fantasma.
Ad oggi viene da chiedersi se mai arriverà il momento in cui le due protagoniste si lasceranno andare alla passione che diventa sempre più palpabile, o se tra loro si tratterà sempre e solo di un “vorrei ma non posso”. Eve ha veramente voglia di arrestarla o il suo interesse nel trovarla è diventato di differente natura?

Lo sviluppo della trama ci porterà a capire poi qualcosa in più del Fantasma, unica reale new entry finora, ma al pubblico questo interesserà di meno, poiché l’attenzione è inevitabilmente calamitata per intero dalle due donne protagoniste che rendono Killing Eve una delle serie tv meglio riuscite degli ultimi tempi.