I Hate Suzie

I Hate Suzie recensione serie TV di e con Billie Piper e Leila Farzad [Sky Anteprima]

Billie Piper e Lucy Prebble realizzano con I Hate Suzie una drama-comedy esilarante quanto cupa che indaga la celebrità, l’iper-sessualizzazione femminile e il revenge porn.

I Hate Suzie recensione serie TV Sky di Billie Piper e Lucy Prebble con Billie Piper, Leila Farzad, Daniel Ings, Matthew Jordan-Caws e Chelsea Edge

Suzie Pickles (Billie Piper), attrice televisiva ed ex pop star adolescente, vive nella campagna inglese insieme al marito Cob (Daniel Ings) e il figlio Frank (Matthew Jordan-Caws). Protagonista di una serie tv su zombie-nazisti e star di una serie di fantascienza cult, la carriera di Suzie procede vacillando fino a quando la sua agente e migliore amica Naomi Jones (Leila Farzad) le comunica una grande notizia: sarà la nuova principessa Disney.

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Nei primissimi minuti di I Hate Suzie Lucy Prebble e Billie Piper ci presentano una protagonista autoironica, esuberante e un po’ pasticciona che festeggia aprendo una bottiglia di champagne alle nove di mattina per quello che si prospetta un inizio glorioso per il terzo atto della sua carriera, ma tutto cambia improvvisamente. Un hacker è riuscito ad aver accesso alle foto private di diverse celebrità e tra queste vi è anche Suzie. In un secondo tutto cambia, le foto intime che ritraggono Suzie con un uomo – che non è suo marito – sono ovunque e tutti parlano di lei. Le due autrici inglesi usano numerose allusioni per parlare di quando successo a Suzie, questo poiché pochissimi di coloro che la circondano riconoscono quanto le è successo come un crimine.

Billie Piper
Billie Piper (Credits: Sky)

Disponibile su Sky Atlantic e NOW dal 3 luglio I Hate Suzie è finalmente arrivata in Italia per accompagnarci durante tutto il corso del mese. Composta da otto episodi, ogni sabato verranno distribuite due nuove puntate della brillante, cupa e divertente serie televisiva realizzata dalla magnifica attrice e cantante Billie Piper e dalla sceneggiatrice e produttrice Lucy Prebble. Le due autrici inglesi avevano già lavorato insieme all’iconica serie televisiva Secret Diary of a Call Girl (tradotta in italiano con il titolo di Diario di una squillo perbene disponibile su Amazon Prime Video) dal 2007 al 2011. Dopo quasi dieci anni Prebble e Piper tornano a lavorare fianco a fianco, realizzando una brillante opera narrativa che unisce una grande sensibilità a un cupo umorismo ed esplora la sessualità femminile e come questa è percepita nella contemporaneità.

Prebble e Piper hanno realizzato una serie ambiziosa, spinosa, cupa e umoristica, un affascinante e schietto ritratto di vulnerabilità che esplora come il mondo odi le donne, specialmente quando vivono liberamente la loro sessualità e ancora di più quando questa viene esposta agli occhi del pubblico, non importa se non consenzientemente. Puntata dopo puntata I Hate Suzie distrugge le norme televisive attraverso un racconto, che, come Fleabag, è capace di essere divertentissima quanto emotivamente straziante. Le autrici riescono a tenere spettatori e spettatrici ancorati al punto di vista di Suzie senza mai farli cadere nella disperazione o, allo stesso tempo, nell’errore di ridere della vicenda.

Leila Farzad e Billie Piper
Leila Farzad e Billie Piper (Credits: Sky)

È assurdo pensare come una serie di tale acutezza e innovazione sia stata rifiutata da numerose emittenti prima di essere prodotta da Sky Atlantic. La creatrice della serie Lucy Prebble ha affermato che quando presentava il progetto le veniva detto «We already have our woman-having-a-breakdown show» (Abbiamo già il nostro show di donne che hanno un crollo), una risposta che come scritto da Lucy Mangan in un articolo per The Guardian rivela un atteggiamento per nulla positivo nei confronti delle storie femminili e soprattutto su come queste sono percepite.

Nel corso della serie, Suzie affronta un viaggio attraverso il dolore e la perdita – Shock, Negazione, Paura, Vergogna, Contrattazione, Colpa, Rabbia, Accettazione sono i nomi degli otto episodi – in un processo che porterà verità dolorose a emergere per la protagonista, la quale non è l’eroina della storia, ma è il suo peggior nemico. Suzie dovrà confrontarsi con parti di sé e della sua vita che preferirebbe evitare, in un flusso costante di stati d’animo simultanei e contraddittori. Dal panico alla compostezza, dal risentimento represso fino all’accomodamento, dalla vergogna dalla sfida, sino alla rabbia catartica e l’accettazione. Ogni puntata si caratterizza per essere un’indagine attenta dello stato d’animo della personaggia restituito egregiamente da Billie Piper, che ci regala una delle sue migliori performance, e da uno stile sperimentale che si muove attraverso i generi verso direzioni inaspettate. Dal crime all’horror, le prime tre puntate dimostrano già l’originalità e l’acutezza di questa brillante opera narrativa.

Billie Piper
Billie Piper (Credits: Sky)

Il primo episodio Shock è un racconto fluido che combina l’atmosfera di tensione a quella comica assumendo minuto dopo minuto una visione scostante e surreale. Mentre la vita pubblica e privata di Suzie cade a pezzi, ella si trova la casa popolata da un’invadente crew fotografica che, con le loro domande, le chiedono di mantenere un certo sguardo, una certa espressione e posa, quella che non è altro che un’ennesima performance. È un assalto: coloro che la circondando violano la sua casa e la sua persona costantemente, rispecchiando quanto le è appena successo. L’episodio crea così un senso di claustrofobia, reso ancora più intenso dai numerosissimi primi piani del volto di Suzie, che solo alla fine di questa prima puntata può “crollare” con un’ironia folle che la porta a saltare e ballare per strada cantando un soliloquio su tutto ciò che odia.

L’episodio a seguire, Negazione, vede Suzie e Nadia cercare di contenere i danni affermando che le foto sono un falso, posizione che chiaramente non riesce a reggere. Ritrovatasi per lavoro a una convention di fantascienza, Suzie decide di assumere delle sostanze stupefacenti per poi ritrovandosi di fronte a una serie di visioni oniriche terrificanti, prova dell’impossibilità per lei di continuare a negare quanto successo. Il terzo episodio Paura, che sarà distribuito il 10 luglio su Sky Atlantic e NOW, invece, è un horror nella sua forma più pura, completo di archi discordanti e una colonna sonora da brivido, e vedrà Suzie iniziare ad avere paura delle conseguenze che queste foto stanno avendo e avranno sulla sua vita.

I Hate Suzie recensione serie TV di Billie Piper e Lucy Prebble
Billie Piper (Credits: Sky)

I Hate Suzie è un’incredibile storia di esplorazione e liberazione del sé da tutte quelle tendenze performative che Suzie – come tante altre donne, famose e non – ha acquisito nel corso degli anni: il desiderio di intrattenere costantemente il pubblico e coloro che la circondando, il compiacere gli altri per non risultare mai sgarbata e l’aver fatto suoi i desideri degli altri invece che conoscere ciò che lei vuole. La serie non si limita a indagare le conseguenze di Suzie quale vittima di revenge porn, ma medita ampiamente sulla celebrità, sui molti presupposti contraddittori che regolano la vita di coloro che sono più esposti al giudizio di un pubblico.

Suzie è diventata famosa a soli 15 anni ed è come se la sua vita si fosse fermata. A trentasei anni è una donna con scarso controllo, molto impulsiva, irresponsabile e vive una costante ed estenuante performance per essere sempre gentile, bella, alla mano e mai sgarbata. Sono molti gli studi che negli anni hanno cercato di far luce su come cambi lo sviluppo di un individuo quando questi diventa famoso da bambino o nel corso dell’adolescenza. Britney Spears, Miley Cyrus, Drew Barrymore, Judy Garland, Shirley Temple e la stessa Billie Piper: sono infinite le star bambine che sono cresciute sotto gli occhi del mondo. Ipersessualizzate dai media quando erano ancora teenager e al contempo colpevolizzate per non essere più “innocenti”, criticate per le loro relazioni sentimentali, per il modo di vestire o anche solo per come il loro corpo è cambiato negli anni. Una giostra infinita di pretese e critiche nei confronti di giovanissime ragazze che stavano solo crescendo all’interno di un’industria che troppo spesso ha venduto non il loro talento ma il loro corpo. Basti pensare a quando spesso a Britney Spears veniva chiesto durante le interviste di parlare della sua verginità o agli eventi degli ultimi anni che hanno visto numerosissime star private di ogni qualsiasi forma di privacy quando le loro foto private (specialmente nudi) sono state distribuite su Internet senza nessun consenso anche da parte di riviste e tabloid.

Billie Piper e Leila Farzad
Billie Piper e Leila Farzad (Credits: Sky)

I Hate Suzie recensione serie TV di Billie Piper e Lucy Prebble
Billie Piper (Credits: Sky)

Billie Piper è divenuta famosa a soli quindici anni quando il suo singolo di debutto Because We Want To è stato il numero uno in classifica nel 1998. Piper è stata un punto di riferimento dei tabloid per anni, specialmente a seguito del suo primo matrimonio, considerato prematuro, con Chris Evans, per poi iniziare la carriera di attrice televisiva e ottenere grande successo grazie al ruolo di Rose in Doctor Who. Difficile non vedere un parallelismo con la personaggia di cui è stata co-creatrice.

I Hate Suzie è molte cose insieme: una riflessione su come la società in cui viviamo influenza le nostre relazioni e le percezioni che abbiamo sui nostri stessi desideri; un’indagine sulla celebrità, il consenso, il revenge porn e le sue conseguenze; un racconto di dolore e perdita e una storia di amicizia femminile. Prebble e Piper ci sono riuscite di nuovo: insieme hanno realizzato una nuova opera iconica sulle donne e la loro sessualità.

Sintesi

I Hate Suzie, scritta e interpretata da Billie Piper con Lucy Prebble, è una serie ambiziosa, spinosa, cupa e umoristica, un affascinante e schietto ritratto di vulnerabilità che esplora come il mondo odi le donne, specialmente quando vivono liberamente la loro sessualità e ancora di più quando questa viene esposta agli occhi del pubblico, non importa se non consenzientemente.

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