I figli del Fiume Giallo recensione

I figli del Fiume Giallo
Tao Zhao ne I figli del Fiume Giallo

I figli del Fiume Giallo: la recensione del film di Jia Zanghke con Zhao Tao, Liao Fan, Feng Xiaogang, Xu Zheng, Zhang Yibai

Il cinema di Jia Zanghke è affascinante, e I figli del Fiume Giallo non è da meno. Personale, intimo ma allo stesso tempo universale per farsi megafono del cambiamento che cerca di descrivere. Il tempo che passa, sgretolando città e comunità e facendole nascere gioco-forza altrove, è una bestia difficile da catturare e non c’è trappola che ne garantisca il successo. È estremamente facile parlare di cambiamento, di cause ed effetti, ma restituirne la potenza non vuol dire semplicemente metterla in bella mostra.

Non è infatti sufficiente dire che I figli del Fiume Giallo racconta diciassette anni di storia della Cina contemporanea concentrandosi su tre anni feticcio (2001, 2006 e 2018): Qiao (Ziao Thao, moglie del regista) ha una storia con Bin (Liao Fan), boss della malavita di una piccola città mineraria del nord del Paese. Per salvare la vita al compagno, la donna si sacrifica andando in prigione per lui per cinque lunghissimi anni. Quando esce lui però l’ha già dimenticata e si è trasferito a sud, nella regione della diga delle Tre gole. Gli anni passano e i due, legati indissolubilmente, finiscono per ritrovarsi proprio là dove tutto era iniziato. Anche se il tempo, la vita e il destino hanno riservato loro un trattamento molto diverso.

I figli del Fiume Giallo
Fan Liao in I figli del Fiume Giallo

Il film parte come una gangster story, si trasforma in un mélo e finisce con il diventare un dramma, attraversando commedia, fantascienza, elementi della tradizione popolare, citazioni cinematografiche e riferimenti ad altri film del regista (due su tutti Still Life A Touch of Sin). E poi ci sono frammenti di girato di una camera vecchio stampo, realizzati dallo stesso regista intorno al 2001, quando la storia del film ha inizio. La storia che diventa film e il film che si propone come rilettura di una storia.

Il merito del regista cinese è quello di aver trovato qui e nella sua poetica il modo di far coesistere in maniera armoniosa il tempo e la durata di bergsoniana memoria, passando per corpi e spazi che li collegano e li rendono coerenti. Non è proprio un azzardo. Interrogato sul titolo dell’opera (in cinese Jiang hu er nv, per il mercato internazionale Ash is Purest White), Jia Zhangke ha spiegato che è un’espressione appartenente alla filosofia cinese che se letteralmente può essere tradotta con “Figlie e figli dei fiumi e dei laghi”, fondamentalmente vuole indicare la diversità delle persone nell’attraversare il tempo della vita, smarrendosi e cercando magari di ritrovarsi come i protagonisti del film.

I figli del Fiume Giallo
Tao Zhao e Fan Liao ne I figli del Fiume Giallo

Dalla filosofia cinese alla filosofia occidentale, l’essere umano non si bagna mai due volte nello stesso fiume. Nel frattempo, però, l’acqua erode la materia e lo spirito senza tregua, portando a termine trasformazioni graduali che prescindono dalla volontà individuale. I protagonisti del film percorrono queste trasformazioni in balia dell’avvenire, in alcuni casi scelto e in molte altre situazioni dato di fatto con cui fare i conti.

In fondo c’è un Fiume Giallo più o meno per tutti, basti vedere anche il recente successo di un altro film in sintonia con queste tematiche come Cold War di Pawel Pawlikowski. E fondamentalmente, in questo periodo storico, è una boccata d’aria fresca.