Frida Viva la vida recensione

Frida. Viva la vida recensione
Frida. Viva la vida il docu-film su Frida Kahlo diretto da Giovanni Troilo con Asia Argento

Frida. Viva la vida recensione del docu-film su Frida Kahlo diretto da Giovanni Troilo con Asia Argento prodotto da Ballandi Arts, Nexo Digital e Sky Arte

Arte e dolore camminano spesso fianco a fianco. Lo sapeva bene Frida Kahlo, al centro del documentario Frida. Viva la vida diretto da Giovanni Troilo e prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital, in collaborazione con Sky Arte.

Il mito di Frida Kahlo è più che mai vivo, col passare del tempo grazie ai suoi quadri così introspettivi e all’inconfondibile look la pittrice messicana è diventata un vero simbolo di emancipazione e libertà; è dunque una sfida cercare di approfondire la sua figura quando sono molti i libri e le mostre ad averci provato.

Quello del doppio e del rapporto vita/morte è uno dei temi più cari della pittrice e proprio su questo si concentra l’intero docu-film, infatti una delle prime frasi ad essere pronunciate delinea una doppia Frida: da una parte l’artista sensibile e rivoluzionaria, dall’altra la donna forte ed indipendente.

Asia Argento
Asia Argento

Nei 90 minuti di durata il regista si concentra sui grandi momenti di dolore provati dall’artista messicana che ella riesce ad esorcizzare tramite i suoi quadri. Dal tragico incidente al complicato rapporto con Diego Rivera, la vita della pittrice viene delineata in tutta la sua sofferenza e la macchina da presa entra letteralmente all’interno della casa di Frida in cui vengono mostrati abiti e oggetti personali che di fatto nascondo un pezzo dell’anima della pittrice.

Vita e morte diventano due elementi non così separati, non a caso l’inizio del film coincide con uno degli ultimi momenti di Frida, e lo spettatore riesce ad entrare totalmente in empatia con lei, tanto che i quadri, molti legati a momenti difficili della sua esistenza, acquistano una potenza ancora maggiore. Nonostante qualche momento sperimentale non sempre efficace, Troilo riesce a dirigere un’opera che funziona sia per chi si vuole approcciare per la prima volta alla figura di Frida Kahlo sia per chi ne è appassionato e vuole approfondirla ancora di più.

Frida Kahlo: Le due Frida
Frida Kahlo: Le due Frida, 1939. Mexico, Museo di Arte Moderna

A raccontare la storia c’è Asia Argento che grazie alla sua voce roca e malinconica risulta una narratrice mai invasiva, a differenza di quei tocchi sperimentali sopracitati che mettono in scena una “doppia Frida” che appesantiscono la visione rallentando nettamente il ritmo. Da elogiare c’è la fotografia del film, i colori riprendono i toni utilizzati dalla stessa Frida nei suoi quadri e quando la narrazione si sposta in alcune zone del Messico sembra davvero di entrare in un’opera malinconica e dolce; proprio il Messico è un altro aspetto fondamentale tanto della vita di Frida quanto del documentario stesso, grazie alla tradizione messicana del giocare con la morte il paese sembra la vera e propria culla dell’artista nonché una delle sue fonti di ispirazione sia dal punto di vista artistico sia da quello estetico.

Grazie ad un buon uso sia della fotografia sia della musica – la colonna sonora originale è composta da Remo AnzovinoFrida. Viva la vida funziona nel suo intento e omaggia rispettosamente una delle grandi icone del ‘900.

Andrea P.

Frida Kahlo: The Broken Column
Frida Kahlo: The Broken Column, 1944. Fundacion Dolores Olmedo, Mexico City
Frida Kahlo fotografata da Bernard Silberstein
Kahlo fotografata da Bernard Silberstein
Il regista Giovanni Troilo
Il regista Giovanni Troilo