Fear Street Parte 3: 1666

Fear Street Parte 3: 1666 recensione film di Leigh Janiak con Kiana Madeira [Netflix]

Fear Street Parte 3: 1666 recensione film di Leigh Janiak con Kiana Madeira, Ashley Zukerman, Gillian Jacobs, Olivia Scott Welch e Benjamin Flores Jr.

La trilogia slasher adolescenziale di Leigh Janiak volge al termine con Fear Street Parte 3: 1666 e un finale inaspettato che fa riapprezzare i due capitoli precedenti. Dopo un primo film che ci ha portato negli horror degli anni ‘90 e un secondo che ci ha teletrasportato nostalgicamente nei vecchi slasher anni ‘80 con molti richiami a Venerdì 13, veniamo catapultati direttamente nel passato in un capitolo finale sorprendente. Ci ritroviamo nel 1666 dove tutto è iniziato: tra misteri e killer, le streghe sono le vere protagoniste fin dall’inizio, ma chi dovremo temere di più?

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Il capitolo precedente ci aveva lasciato con una mano mozzata e il fiato sospeso e la storia riprende proprio da qui. Deena (Kiana Madeira) ha trovato la mano mozzata di Sarah Fier e questa le fa da portale per un salto temporale nel passato. Deena si ritrova proprio nei panni della strega in una colonia, Union, da cui nasceranno Shadyside e Sunnyvale. Una comunità di giovani lavoratori con i propri segreti. Tra i vari lavori giornalieri, infatti, i ragazzi sussurrano di un misterioso falò di mezzanotte nel bosco, l’equivalente di una festa odierna tra alcolici e droghe. Il bosco non risulta essere un luogo oscuro per Sarah anzi, è il posto dove trova la felicità incontrandosi con la figlia del pastore, Hannah (Olivia Welch). Il giorno dopo nel villaggio tutto sembra essere cambiato: i ragazzi, confusi ancora dagli effetti della sbornia della sera precedente, devono fare i conti con pestilenza e paranoia. Il diavolo è venuto a punire i peccati commessi quella notte.

Olivia Scott Welch, Julia Rehwald e Kiana Madeira
Olivia Scott Welch, Julia Rehwald e Kiana Madeira (Credits: Netflix)

Emily Rudd e Sadie Sink
Emily Rudd e Sadie Sink (Credits: Netflix)

Temi forti per il genere slasher

LEGGI ANCORA: Fear Street Parte 1: 1994, la recensione
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La regista Leigh Janiak risulta molto abile nell’inserire all’interno di quello che poteva essere un semplice film per adolescenti temi con una forte componente sociale e politica. Questa terza parte di Fear Street definisce in modo dettagliato la maledizione di Shadyside e perché abbia colpito maggiormente solo alcuni personaggi, facendo spiccare piacevolmente il lavoro fatto su di essi e l’approfondimento sulle loro vite private.
Ciò che rende più intrigante la storia è stato riutilizzare il cast originale in altri ruoli e, sebbene all’inizio possa sembrare una scelta confusionaria, successivamente ci aiuta a capire perché Sarah abbia scelto proprio Deena per raccontare la sua storia e quella Hannah, una storia che si ripete e che ha bisogno di esser cambiata.

Sadie Sink
Sadie Sink (Credits: Netflix)

L’omofobia è un tema presente fin dall’inizio in Fear Street Parte 1: 1994, ma solo in questo terzo capitolo viene approfondito. In precedenza abbiamo assistito solo ad alcune brevi scene di ostracismo da parte della mamma di Sam; stavolta, nel 1666, l’omosessualità di Sarah e Hannah viene definita un abominio. Le ragazze sono umiliate e accusate di essere la causa della carestia e della maledizione scesa sulla colonia e come streghe devono essere bruciate sul rogo. Gli uomini del villaggio si trasformano in brutali assassini, tutti tranne Solomon Goode (antenato di Nick Goode del ’94).

Il lavoro svolto dal team di scrittori della saga si pone come una denuncia sull’oppressione sistemica. Nessuna maledizione è la causa della sofferenza della cittadina di Shadyside, piuttosto sono i cittadini stessi a esserne i responsabili. Lo stesso utilizzare molti attori neri nel cast risulta una novità in questo genere di pellicole, dove solitamente il personaggio nero lascia presto la scena. Invece in Fear Street abbiamo una protagonista nera e queer, che non si lascia sconfiggere da nessuna difficoltà, che sia un killer, una maledizione o semplicemente il vicinato. La trilogia di Leigh Janiak non finisce di stupirci tra innovazione, nostalgia e modernità.

Fear Street Parte 3: 1666 recensione film di Leigh Janiak con Kiana Madeira
Gillian Jacobs, Benjamin Flores Jr. e Darrell Britt-Gibson (Credits: Netflix)

Benjamin Flores Jr.
Benjamin Flores Jr. (Credits: Netflix)

Unica nota dolente può essere il ritmo della narrazione: con i vari salti temporali e gli intrecci della storia che non si conclude in un’epoca ma trova la sua fine nel presente (1994), si può faticare nel seguire gli ultimi collegamenti. Ma questo non impedisce alla trilogia di regalarsi un finale spettacolare e fantasioso, decisamente inaspettato.

Impossibile separare i capitoli di Fear Street che si collegano perfettamente e piacevolmente gli uni con gli altri, regalandoci un prodotto slasher fuori dal comune, guidato da temi più che mai attuali e che riguardano una grandissima fetta di popolazione. Il tutto incorniciato da una nota di divertimento che rende così accattivante la saga.

Sintesi

Un finale sorprendente per la brillante trilogia di Leigh Janiak, capace di porsi come denuncia sull’oppressione sistemica e sviscerare temi e personaggi moderni, tra citazioni nostalgiche ai cult di genere e una buona dose di sangue e divertimento.

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