Corpo e anima

Corpo e anima recensione

Il Festival Internazionale del Cinema di Berlino, la cui nuova edizione si terrà dal 15 al 25 febbraio, è da sempre una vetrina preziosa per tutti quei film che non appartengono alla presunta cinematografia di serie A. Succede quindi che un film come Corpo e anima (titolo internazionale: On Body and Soul) possa aggiudicarsi il premio più ambito della kermesse, l’Orso d’Oro, raccogliendo lo scettro del nostro Gianfranco Rosi, insignito nella scorsa competizione per il suo Fuocoammare.

Classica scelta da eccesso di snobismo cinefilo? Assolutamente no. Il film della regista e sceneggiatrice ungherese Ildikò Enyedi è infatti una vera e propria sorpresa, forse non per tutti ma anche lontano dagli intellettualismi fini a se stessi di alcune opere che passano nelle sezioni dei principali festival cinematografici.

Corpo e anima
Corpo e anima vincitore dell’Orso d’oro alla 67ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino

Innanzitutto, Corpo e anima è difficilmente definibile. Racconta la storia di un amore “impossibile” tra due individui che si sono chiusi nel loro mondo per motivi differenti. Endre per via della sua menomazione fisica, che tuttavia non gli impedisce di portare avanti un ruolo dirigenziale all’interno di un mattatoio algido a Budapest. La menomazione di Maria è invece mentale, legata all’incapacità di aprirsi agli altri per una mania di controllo che nasconde un passato probabilmente doloroso. Elementi che potrebbero far pensare a un film dalla forte componente drammatica.

In realtà, in Corpo e anima si ride molto. Questo grazie alla capacità della regista di creare dei momenti gustosamente ironici, che si muovono in contrapposizione con la generale condizione di sofferenza che si respira nelle pieghe del racconto, in particolare in un ambiente lavorativo che è uno specchio della realtà tormentata dei personaggi. Siamo lontano quindi dai drammi sociali nati per denunciare il degrado e la regressione dei nostri tempi.

Corpo e anima
Corpo e anima di Ildikó Enyedi Orso d’oro al Festival di Berlino 67

Portando la narrazione su due piani differenti, Ildikò Enyedi riesce a smussare le spigolature della storia e a creare dei veri e propri momenti di poesia, mescolando alla perfezione realtà e dimensione onirica. Il film infatti si muove contrapponendo alla vita difficile di tutti i giorni di Endre e Maria il sogno, nella sua variante più serena e appagante. L’immagine metaforica dei cervi, animali legati sia alla forza istintiva del corpo che al potere dell’anima, nella sua accezione di rinascita, fa da trait d’union tra due persone che si legano a un livello più alto, quasi metafisico. Il loro incontro, infatti, avviene nei sogni, lontano dalle difficoltà della vita.

Guardando al cinema di Krzysztof Kieślowski, la regista ungherese riesce nell’impresa di mantenere eleganza e delicatezza pur non mascherando la durezza e la violenza dell’ambiente descritto (e condannato). Corpo e anima ci racconta di quanto il cinema sia vivo anche al di fuori dei circuiti più battuti e pubblicizzati. Chissà che la prossima notte degli Oscar non ci regali una nuova sorpresa. Nell’attesa, torniamo ad ascoltare What He Wrote di Laura Marling, splendida canzone che racchiude l’essenza del film.

Corpo e anima
Corpo e anima di Ildikó Enyedi

Sergio

Sintesi

Corpo e anima ci racconta di quanto il cinema sia vivo anche al di fuori dei circuiti più battuti e pubblicizzati.

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