Cinque trasposizioni cinematografiche di Pinocchio da vedere [Throwback Thursday]

Dalla celebre penna di Carlo Collodi nasce la storia di Pinocchio. In occasione dell’uscita dell’ultimo film, vediamone 5 trasposizioni cinematografiche

Il 24 novembre 1826 nasceva a Firenze Carlo Lorenzini, in arte Carlo Collodi, uno degli scrittori italiani più famosi e amati di sempre, celebre soprattutto per essere stato l’autore del romanzo Le avventure di Pinocchio.

Pinocchio è il burattino nato dal legno, che sogna di diventare un bambino vero.
Nel corso degli anni gli sono state dedicate diverse serie tv, manga, fumetti e ovviamente trasposizioni cinematografiche di ogni tipo, l’ultima delle quali uscirà proprio quest’anno, precisamente il 4 dicembre, diretta da Guillermo del Toro e realizzata con la tecnica della stop-motion (qui la recensione).

Ricordiamo, quindi, cinque trasposizioni cinematografiche di Pinocchio.

Ferdinand Guillame ed Augusto Mastripietri nel Pinocchio di Giulio Antamoro del 1911
Ferdinand Guillaume ed Augusto Mastripietri nel Pinocchio di Giulio Antamoro del 1911

Pinocchio (1911)

La prima trasposizione cinematografica della storia di Pinocchio fu nel 1911, nell’omonimo film diretto da Giulio Antamoro. In questa pellicola tutti i personaggi sono adulti, compreso Pinocchio, interpretato da Ferdinand Guillaume. Grazie all’utilizzo di trucco abbondante e costumi posticci, però, il protagonista riesce a dare un’immagine di sé molto più infantile e attinente al personaggio.
Il film appartiene all’epoca del cinema muto e ha una durata molto ridotta, pari a circa 45 minuti.
Nonostante la mancanza di dialoghi, questa trasposizione riesce a regalarci un racconto variegato, grazie alla potenza delle immagini e alla dinamicità delle riprese.

Ancora il Pinocchio disneyano del 1940
Ancora il Pinocchio disneyano del 1940 (credits: Walt Disney Productions)

Pinocchio (1940)

Passiamo ad una delle trasposizioni cinematografiche di Pinocchio più famose e note di sempre, ovvero il Pinocchio di Walt Disney del 1940. Si tratta del secondo Classico Disney, realizzato per cercare di replicare il grande successo di Biancaneve e i sette nani, uscito nel 1937.
In questa versione viene raccontata la storia di Geppetto che intaglia un burattino di nome Pinocchio, il quale prende vita, grazie alla Fata Turchina. Pinocchio potrà diventare un bambino vero, solo se si dimostrerà bravo e coraggioso, ma le avventure che vivrà lo metteranno spesso nei guai.
Anche se inizialmente il film si rivelò un vero e proprio flop al botteghino (complice anche lo scoppio della Seconda guerra mondiale), ottenne un profitto nel 1945, nella sua riedizione.
La pellicola mostra anche una vera e propria conquista per il settore degli effetti animati, grazie agli enormi passi in avanti fatti per rappresentare il movimento dei veicoli e gli elementi naturali come la pioggia o i fulmini; Pinocchio viene infatti spesso considerato come il capolavoro tecnico della Disney.
Nonostante sia un adattamento del capolavoro di Collodi e manchi di molte scene importanti (come l’arresto), il focus della storia viene spostato sulla concezione di bene e male, tra i quali il piccolo burattino dovrà scegliere, per poter dare una svolta alla sua vita.
Si tratta anche del primo film d’animazione a vincere un Premio Oscar competitivo, vincendone due: uno per la Migliore colonna sonora e uno per la Migliore canzone per When You Wish Upon a Star.

Andrea Balestri e Nino Manfredi ne Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini
Andrea Balestri e Nino Manfredi ne Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1972 – credits: RAI/ORTF/Bavaria Film/Sampaolofilm/ Cinepat)

Le avventure di Pinocchio (1972)

Anche se non si tratta di una trasposizione cinematografica, occorre menzionare Le avventure di Pinocchio, sceneggiato televisivo in cinque puntate diretto da Luigi Comencini e trasmesso per la prima volta nel 1972.
Comencini dirige un cast di prim’ordine, che include Nino Manfredi, Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica, oltre al giovane protagonista, Andrea Balestri.
Si tratta di una delle trasposizioni di Pinocchio più vicine al romanzo di Collodi, che si staglia come racconto di formazione, nel quale vediamo un protagonista caratterizzato dalla tipica sfrontatezza infantile e la voglia di ribellarsi contro ogni ordine costituito, come la scuola, la legge e la stessa famiglia.
Comencini firma quindi un gioiellino per la televisione, portandoci nella favola di Pinocchio, immortale ed eterna, grazie anche alla sua regia scorrevole e avvincente, puntata dopo puntata.

Nicoletta Braschi e Roberto Benigni nel Pinocchio del 2002
Nicoletta Braschi e Roberto Benigni nel Pinocchio del 2002 (credits: Melampo Cinematografica)

Pinocchio (2002)

Tra le trasposizioni cinematografiche di Pinocchio più criticate, non possiamo che ricordare quella del 2002, diretta e interpretata da Roberto Benigni, anche sceneggiatore, insieme a Vincenzo Cerami. È noto anche come il film più costoso nella storia del cinema italiano, con un budget pari a 45 milioni di euro.
Si tratta di una trasposizione che prende diverse libertà dalla favola classica di Collodi, ma che riesce comunque a trasmettere quel senso di fiabesco, presente in molte opere di Benigni (come ne La vita è bella).
Nella messa in scena del Paese dei Balocchi, è chiaro il riferimento al cinema di Fellini: lo stesso regista aveva definito Benigni come un “personaggio collodiano”.
Il Pinocchio di Benigni è adulto, irreale e grottesco, con una scenografia ricchissima di dettagli e sfavillante, ma che perde quel senso di genuinità presente in altre trasposizioni.
Purtroppo, la pellicola non venne apprezzata molto dalla critica, né da quella italiana (che criticò la mancanza di sentimento di alcuni dei protagonisti) né quella statunitense, come Rotten Tomatoes, che inserì il film al terzo posto come peggior film del decennio 2000-2009.
Nonostante ciò, non possiamo non lodare il comparto tecnico, come la scenografia e i costumi (entrambi di Danilo Donati, premiato con due David di Donatello, purtroppo postumi), la fotografia (del vincitore BAFTA e due volte candidato all’Oscar Dante Spinotti) e la colonna sonora di Nicola Piovani (premio Oscar proprio per La vita é bella).

Federico Ielapi è il protagonista del Pinocchio di Matteo Garrone del 2019
Federico Ielapi è il protagonista del Pinocchio di Matteo Garrone del 2019 (credits: Archimede/ Rai Cinema/Le Pacte/Recorded Picture Company)

Pinocchio (2019)

Terminiamo con una delle trasposizioni cinematografiche di Pinocchio più recenti, ovvero quella di Matteo Garrone del 2019. Il regista riesce a dare al pubblico un racconto che ricalca tutti i momenti importanti del racconto di Collodi, inserendo il proprio tocco personale.
La storia si apre, come da tradizione, su Geppetto (interpretato proprio da Roberto Benigni), un falegname che decide di costruirsi un burattino per guadagnarsi da vivere. Ma quel burattino prende vita e diventa un bambino di legno, in grado di muoversi e parlare. Così inizia la storia di Pinocchio, raccontata con estrema dedizione e rispetto da Garrone.
Grazie anche al trucco curato da Mark Coulier, non c’è bisogno di troppi effetti speciali per ricreare i personaggi dalla morale dubbia che popolano la fiaba di Pinocchio, così realistici, da far credere al pubblico di vivere le avventure al fianco del protagonista.
Quella che ci troviamo di fronte è una trasposizione fedelissima al romanzo di Collodi, con tutti i suoi pregi e difetti, ma che riesce a ridare linfa ad una storia immortale, che ci accompagna da anni, sia sul piccolo che sul grande schermo.

E voi quale fra queste trasposizioni cinematografiche di Pinocchio avete preferito?

 


Film fantastici e dove trovarli

Al momento della pubblicazione, i primi sei minuti del Pinocchio di Giulio Antamoro sono stati messi a disposizione su YouTube dalla Cineteca di Milano.
Il lungometraggio animato Disney e il film di Matteo Garrone sono disponibili su Disney+.
I cinque episodi della serie tv di Luigi Comencini sono su RaiPlay.
Il film di Roberto Benigni fa parte del canale Infinity Selection di Prime Video.

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