Chi è senza peccato - The Dry

Chi è senza peccato – The Dry recensione film di Robert Connolly con Eric Bana [Anteprima]

Chi è senza peccato – The Dry recensione film di Robert Connolly con Eric Bana, Genevieve O’Reilly, Keir O’Donnell, John Polson e Julia Blake

Kiewarra, un (inventato) piccolo arido paese dell’entroterra australiano sconvolto da un caso di omicidio – suicidio. L’agente federale Aaron Falk che torna per partecipare al funerale del suo amico di infanzia Luke, accusato del delitto. Misteri che risalgono a venti anni prima e che non hanno mai avuto un reale disvelamento.
Chi è senza peccato – The Dry è l’adattamento di un romanzo della scrittrice Jane Harper firmato dal regista Robert Connolly. Un crime movie che oltrepassa il whodunit fine a se stesso e ha l’ambizione di scandagliare le anime dei personaggi, i meccanismi psicologici alla base delle azioni e delle reazioni.

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In questo racconto continuamente in bilico tra passato e presente, la siccità dell’ambiente (richiamata nel titolo) diventa una forma esistenziale anche per gli abitanti di Kiewarra, incapaci di scrollarsi di dosso il peso di un contesto in cui è impossibile guadagnare grazie ai propri raccolti e l’esistenza prosegue mestamente e senza possibilità di riscatto. Aaron Falk, a cui dà il suo volto Eric Bana, attore ingiustamente dimenticato da Hollywood, ce l’ha fatta proprio perché ha scelto (o forse gli è stato imposto?) di abbandonare il paese, di lasciarsi il passato alle spalle, di voltare pagina. Il suo ritorno, però, è il detonatore per l’esplosione di una serie di incomprensioni mai sopite, l’opportunità di far luce su un mistero irrisolto.

Eric Bana e Genevieve O’Reilly
Eric Bana e Genevieve O’Reilly (Credits: Notorious Pictures)

BeBe Bettencourt
BeBe Bettencourt (Credits: Notorious Pictures)

Chi è senza peccato – The Dry non rappresenta nulla di particolarmente nuovo nel genere e, anzi, alcune ingenuità di scrittura lo rendono un film per certi versi prevedibile e risaputo. Eppure la regia di Connolly riesce con sobrietà a creare un progressivo interesse non tanto per la vicenda quanto per i personaggi. Il velo di mistero che permea Kiewarra dà la possibilità al regista australiano di mettere in scena caratteri sfumati, senza la superficiale dicotomia bene – male che spesso viene rappresentata in film similari. È il concetto del senso di colpa il perno di una storia che non si accontenta di tenere sul filo del rasoio chi la guarda ma ha anche l’ambizione di comunicare qualcosa di più profondo e stratificato. Certo, in alcuni momenti con depistaggi che servono a creare suspense ma, nella maggior parte dei casi, prediligendo la componente umana del racconto.

Anche grazie al successo del romanzo pluripremiato da cui è tratto, Chi è senza peccato – The Dry è entrato nella storia del cinema australiano rivelandosi uno dei maggiori incassi di sempre. Un risultato notevole per un film che non vuole essere un blockbuster e che non antepone la spettacolarità alla forza della storia. In un momento in cui le sale tornano a proliferare e a proporre una buonissima selezione di titoli, Chi è senza peccato – The Dry potrebbe fare molta fatica a trovare un suo pubblico di riferimento. Eppure, la scelta di Notorious Pictures di scommettere su questo film meriterebbe di essere premiata, anche solo per un’attenzione verso lidi differenti rispetto a quelli solitamente battuti. Ogni tanto rifiatare con una storia che non brilla per originalità ma che riesce comunque a emozionare e a costruire personaggi efficaci può risultare un toccasana, specialmente quando le pretese non sono superiori agli esiti.

Chi è senza peccato - The Dry recensione film di Robert Connolly con Eric Bana
Chi è senza peccato – The Dry di Robert Connolly con Eric Bana, Genevieve O’Reilly e John Polson (Credits: Notorious Pictures)

Claude Scott-Mitchell
Claude Scott-Mitchell (Credits: Notorious Pictures)

Sintesi

Attraverso un racconto sul filo del rasoio, continuamente in bilico tra passato e presente e incentrato sul concetto del senso di colpa, Robert Connolly riesce con sobrietà a creare un progressivo interesse non tanto per la vicenda quanto per i personaggi, mettendo in scena caratteri sfumati senza la superficiale dicotomia bene - male con l’ambizione di comunicare qualcosa di più profondo e stratificato.

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