Ant-Man and the Wasp

La recensione di Ant-Man and The Wasp

Scott Lang (Paul Rudd) è in una situazione molto più complicata di quello che ci aspettavamo: sta scontando gli ultimi giorni agli arresti domiciliari (c’entrano i famosi ‘accordi di Sokovia’), ha distrutto il costume da Ant-Man e da due anni ha rotto i rapporti con Hank Pym (Michael Douglas) e Hope Van Dyne (Evangeline Lilly). Mentre si prepara a tornare un uomo libero, una visione di Janet Van Dyne (Michelle Pfeiffer), perduta da trent’anni nel regno quantico a seguito della sua ultima missione come the Wasp, lo spingerà a ricontattare lo scienziato e sua figlia, che a loro volta hanno trascorso gli ultimi mesi cercando di stabilire un contatto con Janet. Ma uno spettrale nemico è intenzionato a interferire, quanticamente e non, con la loro missione.

Ant-Man and the Wasp è il primo film Marvel ad uscire dopo Infinity War, ma la storia non è ambientata in un mondo post-Thanos: così come Scott è rimasto costretto in casa dal suo braccialetto elettronico per due anni, il film vive in una sua San Francisco bubble, nella quale il riferimento principale al Marvel Cinematic Universe è ancora Civil War.
Ancora più che Ant-Man, che aveva incluso una digressione del microsupereroe nel quartier generale degli Avengers, questo secondo capitolo è una storia quasi completamente indipendente. Inoltre, la nuova Wasp non ha bisogno di presentazioni: è sufficiente la promessa fatta da Hank a Hope al termine del primo film, e la nuova eroina è abile e indipendente fin dall’inizio, decisa ed efficace più della sua controparte maschile. Libera dall’obbligo di cucire le trame dell’MCU, e di raccontare una nuova origin story, la sceneggiatura potrebbe librarsi ovunque, e invece i cinque sceneggiatori incespicano. Forse temendo che lo sfuggente Ghost non sia un nemico all’altezza per i due protagonisti, gli autori sovraccaricano lo script con molteplici antagonisti, le cui periodiche apparizioni ostacolano gli eroi e la scorrevolezza del film. Peraltro l’armamentario dei nostri eroi è piuttosto limitato, e nonostante la possibilità di Ant-Man di ingigantirsi oltre che rimpicciolirsi, la maggior parte delle scene d’azione non si discosta molto dal test footage che Edgar Wright preparò per il primo episodio.

Il risultato è un film che, pur non annoiando, manca di una spinta propulsiva, e di idee nuove, e che ricicla molti dei movimenti narrativi di Ant-Man. Anche i dialoghi sono stantii, frequentemente appesantiti da un gergo pseudo-scientifico che suona tanto pomposo quanto vacuo, oppure banali, al punto che le stesse battute sono ripetute più volte. Sembra quasi che l’autore che era stato aggiunto al primo film per dare più vivacità ai battibecchi tra i personaggi sia assente da questo sequel: e invece, quell’autore è l’unico sceneggiatore ‘sopravvissuto’ dal primo film, ed è lo stesso Paul Rudd.

Duole ammetterlo, ma Rudd è il principale punto debole del film: anche davanti alla macchina da presa appare stanco e poco motivato, e, ad eccezione di un paio di scene memorabili, si fa eclissare dalla sua coprotagonista, Evangeline Lilly, giustamente co-titolare del film e finalmente in un ruolo di primo piano, a quasi quindici anni dalla sua apparizione sulla scena in Lost. Michael Peña torna nel ruolo di Luis, e può nuovamente mettere in mosta il suo talento comico, affiancato dalle ‘spalle’ Tip ‘T.I.’ Harris e David Dastmalchian. Hannah John-Kamen e di Abby Ryder Fortson (nel ruolo di Cassie, la figlia di Scott), hanno la possibilità di brillare, mentre Michael Douglas, Laurence Fishburne, Michelle Pfeiffer e Walton Goggins non devono impegnarsi più di tanto.

Il ventesimo film del Marvel Cinematic Universe, Ant-Man and the Wasp, è il primo ad avere un supereroe donna nel titolo, e ne fa il suo punto di forza. Ma se la Marvel vuole dedicare un terzo episodio a Scott Lang, dovrà trovare un autore capace di dare nuova linfa alla serie.

Sintesi

Ant-Man and the Wasp è il primo film Marvel intitolato (in parte) ad un supereroe donna, e questo è il suo punto di forza, ma la mancanza di nuove idee e i troppi antagonisti rendono il film poco scorrevole e ripetitivo.

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