All the Beauty and the Bloodshed

All the Beauty and the Bloodshed recensione film di Laura Poitras Leone d’Oro Venezia 79

All the Beauty and the Bloodshed recensione film di Laura Poitras con Nan GoldinHoward Gertler, John Lyons, Yoni Golijov e Patrick Radden Keefe

Una fotografa contro i giganti della Big Pharma

La documentarista Laura Poitras affronta una sfida immane in All the Beauty and the Bloodshed. Il soggetto del suo nuovo documentario infatti è Nan Goldin, celeberrima fotografa statunitense di cui il film tenta di fare un ritratto, riassumendo per sommi capi la sua ricchissima vita di donna, attivista e artista.

Fotografa della New York disinibita e queer degli anni ‘80, Nan Goldin è un’icona che “conosce il suo potere all’interno del mondo dell’arte” e non esita a usarlo per ingaggiare una lotta mediatica che la vede piccolo Davide contro un Golia imbattibile: la potentissima famiglia Sackler. Il fondatore della famiglia, Arthur, fu colui che commercializzò con enorme successo il Valium, il medicinale più venduto tra gli anni ‘60 e ‘80 negli Stati Uniti, grazie a una sapiente campagna pubblicitaria e un’immagine innocua di farmaco “quotidiano”. In anni recenti, i tre rami familiari che hanno ereditato l’impero Sackler hanno messo sul mercato un oppiode noto come OxyContin. Sponsorizzato e prescritto come un farmaco che non dà dipendenza, ha invece creato un’ondata di morti (quattrocentomila nei soli Stati Uniti, secondo le stime), dovute proprio alla dipendenza che provoca in chi lo assume su base continuativa.

All the Beauty and the Bloodshed recensione film di Laura Poitras
All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras (Credits: Neon)

A partire dal 2014, Nan è stata una delle tante pazienti a incappare nel farmaco e a sviluppare una forte dipendenza. I medici infatti, allettati da un sistema di ricompense progressive della compagnia farmaceutica, hanno invitato per anni i pazienti ad assumere questo oppioide su base giornaliera, ogni qualcosa sentissero dolore, anche dopo infortuni o banali interventi. La dipendenza che si sviluppa da questa sostanza però è forte, distruttiva, e spesso conduce ad altre droghe e alla morte.

Dal 2017 Goldin è la fondatrice e capofila di un gruppo di attivisti noto come PAIN (Prescription Addiction Intervention Now), che si è preposto l’ambiziosa sfida di colpire la Sackler dove fa più male: nell’immagine mediatica che la famiglia si è costruita nei decenni, grazie a opere filantropiche e ingenti donazioni ai musei. Proprio nei musei Goldin e gli altri attivisti hanno organizzato dimostrazioni e proteste, tentando di convincere le istituzioni culturali a togliere il nome della famiglia dai propri spazi espositivi.

All the Beauty and the Bloodshed recensione film di Laura Poitras
All the Beauty and the Bloodshed di Laura Poitras (Credits: Neon)

Contiene a stento cento vite di Nan Goldin

Sulla carta questa lotta è un tema perfetto per Laura Poitras, documentarista che ha la passione per le storie di prevaricazione dei grandi del capitalismo e della politica ai danni dei singoli; negli anni ha raccontato la solitudine di Edward Snowden (Citizenfour), standogli a fianco e documentando i rischi che ha scorso e la paranoia in cui vive, temendo ritorsioni da parte del governo statunitense per il leak che ha volontariamente causato. All the Beauty and the Bloodshed però ha un sostanziale problema: a differenza di quel doc su Snowden, non ha così tanto materiale da mostrare al suo spettatore riguardo alla lotta contro la Sackler e alle azioni dimostrative contro uno dei grandi nomi della Big Pharma. Poitras si ritrova quindi costretta a deviare un po’ dal suo solito approccio, virando sull’autobiografico.

Così facendo però si ritrova a dover raccontare in poco meno di due ore una vita che meriterebbe un documentario o un film di fiction per quasi ogni suo capitolo. Difficile pensare di aver vissuto appieno la propria vita assistendo al racconto di quella di Goldin: l’adolescente cresciuta in un opprimente ambiente familiare e ceduta ai servizi sociali dai suoi stessi genitori, la fotografa alle prime armi che vive e lavora insieme alle queen e ai queer di New York, l’artista che fa un pompino a un tassista per pagarsi la corsa con cui porterà le sue foto a un gallerista che per primo crede in lei, la sex worker e la barista, la lapdancer per guadagnare abbastanza da comprare i rullini, l’attivista delle battaglie di Act Up nel 1988 e ancora tanto, tantissimo.

La vera Golia è Goldin, ma Poitras lo capisce troppo tardi. All the Beauty and the Bloodshed si ficca da solo in questo pasticcio, tentando la difficilissima carta di un ritratto a tutto tondo di una donna gigantesca, mostrandola e raccontandola attraverso le sue foto e la sua viva voce, faticando molto a mantenere una struttura e un filo conduttore, travolto dalle mille vite della sua protagonista. Il risultato quindi è un film travolgente (in senso letterale) che comprime tante, troppe cose in un singolo progetto, a cui invece avrebbe davvero giovato un’angolazione e una selezione di materiali e cose da dire più definite.

Sintesi

Quella di Goldin è una storia che vale davvero la pena di conoscere, una di quelle femminili e femministe da cui è bello farsi sbaragliare e travolgere. Peccato che nel documentario la lotta contro la famiglia Sackler occupi un posto tutto sommato marginale (probabilmente per mera mancanza di girato), che racconta una storia tanto eccezionale da essere imperdibile: piangere, ridere e indignarsi con una donna come Goldin è davvero un privilegio per cui dire grazie a Poitras, nonostante tutto.

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All the Beauty and the Bloodshed recensione film di Laura Poitras Leone d'Oro Venezia 79Quella di Goldin è una storia che vale davvero la pena di conoscere, una di quelle femminili e femministe da cui è bello farsi sbaragliare e travolgere. Peccato che nel documentario la lotta contro la famiglia Sackler occupi un posto tutto sommato marginale (probabilmente per mera mancanza di girato), che racconta una storia tanto eccezionale da essere imperdibile: piangere, ridere e indignarsi con una donna come Goldin è davvero un privilegio per cui dire grazie a Poitras, nonostante tutto.