A Sun

A Sun recensione film di Mong-Hong Chung con Yi-wen Chen e Samantha Shu-Chin Ko [Netflix]

A Sun recensione film di Mong-Hong Chung con Yi-wen Chen, Samantha Shu-Chin Ko, Chien-Ho Wu e Greg Han Hsu disponibile su Netflix

Il cinema di Taiwan è una sorpresa. Una di quelle orchestrate con lentezza, che lavorano in sottotraccia; pianificate per uno stupore graduale, nel rifiuto consapevole dell’effetto immediato ed effimero. Perlopiù di melodrammi romantici o famigliari, le storie ambientate a Taiwan parlano di umanità a ridosso della morte, a metà strada fra tradizione e contemporaneità, e in cui il dolore spesso funge da contraltare narrativo a parabole d’evoluzione personale ma profondamente universali.

Film però, che se non fosse per la distribuzione in digitale, difficilmente riuscirebbero a mostrarsi al grande pubblico, rimanendo privilegio di pochi addetti ai lavori o di una cerchia ancor più stretta di fortunati presenti ai grandi festival internazionali di cinema indipendente come il Toronto, il Sundance o Berlino. Dopo successi al botteghino locale come il dramma romantico ambientato nel periodo dell’abolizione della legge marziale Your Name Engraved Herein e quello tutto al femminile Little Big Women, A Sun, presentato proprio nella kermesse canadese nel 2019 e in seguito selezionato nella lista per rappresentare il proprio paese agli Oscar, è una gemma di straordinaria bellezza da riscoprire nel folto catalogo Netflix.

Chien-Ho Wu
Chien-Ho Wu (Credits: Applause Entertainment/3 NG Film)

Yi-wen Chen e Chien-Ho Wu in A Sun di Mong-Hong Chung
Yi-wen Chen e Chien-Ho Wu in A Sun di Mong-Hong Chung (Credits: Applause Entertainment/3 NG Film)

A Sun: la trama

Muovendosi con maestria ed equilibrio fra il pathos delle laceranti conseguenze di un lutto e le tonalità in suspense del neo-noir, il film diretto da Mong-Hong Chung si apre in un concitato momento di vendetta, quando in un ristorante i giovani A-Ho (Chien-Ho Wu) e Radish (Kuan-Ting Liu) si ritrovano complici dell’efferata amputazione della mano di un uomo, forse come regolamento di conti in sospeso nella malavita locale e il cui breve processo condanna il primo a tre anni di carcere minorile per aggressione. Profondamente scossi e disarmati difronte a un fatto immutabile, i genitori di A-Ho assumono atteggiamenti opposti.

La madre decide di stargli accanto visitandolo più volte, mentre il padre A-Wen (Yi-wen Chen) nasconde la vergogna del figlio rifugiandosi nel maggiore A-Hao (Greg Han Hsu), studente in medicina e orgoglio della famiglia Chen. Alla disperata frattura esistenziale di A-Ho, costretto in una pena carceraria devota però anche alla riabilitazione sociale dei giovani internati, i coniugi subiranno uno straziante, improvviso e incomprensibile lutto: un tonfo volontario dai piani alti del palazzo che inevitabilmente porterà a galla domande irrisolte su responsabilità genitoriali, incomprensioni e incapacità di connessione umana.

Samantha Shu-Chin Ko e Apple Wu
Samantha Shu-Chin Ko e Apple Wu (Credits: Applause Entertainment/3 NG Film)

Greg Han Hsu e Apple Wu in A Sun di Mong-Hong Chung
Greg Han Hsu e Apple Wu in A Sun di Mong-Hong Chung (Credits: Applause Entertainment/3 NG Film)

“È il sole la cosa più giusta di tutto il mondo”, lascerà detto A-Hao prima di non disturbare più. Forse perché il calore del sole è universale anche nella possibilità di lasciarsi rifugiare all’ombra, lontano dalla luce e dallo sguardo degli altri. Una luminosità, quella del film, alternata a grandi oscurità in continuo dialogo l’uno dall’altra, ritrovata in una fotografia suggestiva e densa volta a sottolineare quello che anche la parola ha già detto, nell’idea limpida che abbiamo di conoscere i tratti più vividi degli altri, quanto abbuiata dalla presa di coscienza del non conoscere affatto quelli più oscuri.

Un’estetica certosina e ricercata, elevata da movimenti di macchina lenti, da uno sguardo registico che indaga senza travolgere, da luci al chiarore della luna in una passeggiata tra padri e figli sospesa nel sogno in un viale alberato. Colmo di metafore che paragonano la guida stradale al destreggiarsi in vita, e giocato su slogan che ritornano costanti scritti su muri come “Cogli l’attimo. Scegli la tua strada”, l’opera di Mong-Hong Chung si fa dramma colmo di redenzione e sensi di colpe; di incomunicabilità e di perdono; di vendetta e di violenza.

A Sun recensione film di Mong-Hong Chung Netflix
A Sun di Mong-Hong Chung (Credits: Applause Entertainment/3 NG Film)

Pezzi di una famiglia da ricomporre sotto il peso della mancanza, espresso nello struggimento sempre così trattenuto (tipicamente orientale) e perfettamente aderente a volti di attori (magnifica la madre Samantha Shu-Chin Ko) quasi impassibili e per questo profondamente credibili.

Ma A Sun riesce persino a concedersi intramezzi grafici e leggendari, sipari dai toni ironici e una seconda parte decisamente noir, in cui una corsa in autostrada e la consapevole decisione di premere l’acceleratore, chiuderà per sempre lo spiraglio di ricadere negli errori precedenti, diventando carnefice-paterno di una colpa da espiare. Se due ore e trentasei minuti di visione possono sembrare un ostacolo, non lo sarà affatto l’impatto emotivo che quella durata lascerà allo spettatore. Una durata che mette alla prova ma che vale la pena attendere. Come quella dei benefici del tepore del sole mentre si fa spazio tra le nuvole, dopo lunghi periodi invernali e nostalgici.

Sintesi

Con tempi dilatati e toni nostalgici senza alcuna premura di arrivare ad una conclusione, A Sun è un dramma famigliare a metà strada col noir, che mette in scena la tragicità della scomparsa a ridosso della luce del sole come unica, possibile arma alla redenzione.

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