Una boccata d'aria

Una boccata d’aria recensione film di Alessio Lauria con Aldo Baglio e Lucia Ocone [Anteprima]

Una boccata d’aria recensione film di Alessio Lauria con Aldo Baglio, Lucia Ocone, Giovanni Calcagno, Ludovica Martino e Davide Calgaro

Una boccata d’aria è un film Alessio Lauria, anche autore della sceneggiatura insieme a Valerio Bariletti e Morgan Bertacca. Aldo Baglio è qui nei panni di Salvatore Salvo Macaluso, titolare della pizzeria Il Gelso, situata a Milano. Con lui lavorano la moglie Teresa e occasionalmente il figlio Enzo, mentre la figlia maggiore Emma è iscritta ad un master ad Amsterdam. Il locale si trova in condizioni economiche disastrose e Salvo è assolutamente deciso a salvare la sua attività.

La pellicola si apre con Salvo che riceve una telefonata dal notaio che lo informa della morte del padre comunicandogli che ci sarebbe l’eredità da riscuotere. Inizialmente non intenzionato a rimettere piede in Sicilia, dopo l’ennesimo tentativo di acquisire un prestito, Salvo si convince a tornare al proprio paese, dove ad aspettarlo c’è però il fratello minore Calogero, detto Lillo, del quale la famiglia di Salvo non sa nulla. I due si scontrano fin da subito, divisi come risulta divisa la proprietà di famiglia, perché hanno intenzioni molto diverse riguardanti il destino dell’eredità: Salvo vorrebbe vendere la casa e il terreno al sindaco, mentre Lillo ha altri progetti. Da qui si dirama una storia che parla di immigrazione, desiderio sfrenato di rivincita, rapporti familiari complessi e difficili da comprendere e di pizza, tanta pizza, perché il sogno dei due fratelli, da bambini, era quello di aprire una pizzeria nel loro paese, insieme.

Aldo Baglio in Una boccata d'aria
Aldo Baglio in Una boccata d’aria (Credits: Rai Cinema/ Groenlandia)
Aldo Baglio e Giovanni Calcagno
Aldo Baglio e Giovanni Calcagno (Credits: Rai Cinema/ Groenlandia)

Salvatore è un protagonista un po’ egoista, che pensa spesso solo a se stesso, disperatamente alla ricerca di una fantomatica boccata d’aria rispetto alla situazione in cui si trova, ma che nel corso della narrazione dovrà fare i conti con il suo modo di approcciarsi alle cose e con la sua incapacità di essere onesto, almeno in parte, con le persone che ama. Salvo è il prototipo del giovane immigrato che, dal sud, cerca al nord fortuna, vittorie, progresso, desideroso di ottenere finalmente la sua rivincita nei confronti del padre, ma nel farlo lascia indietro Lillo, che la notte della loro fuga scivola in una buca svegliando tutta la casa. Quindi, Salvo compie una scelta: mettendo prima se stesso, lascia lì il fratellino e scappa da solo, rubandogli il nome che aveva pensato Lillo per la pizzeria e aprendosi la sua attività, senza mai pensare di tornare in Sicilia o di affrontare suo padre, la grande presenza che sovrasta questo pellicola, assente ma costantemente menzionato, ricordato e rievocato.

Attraverso flashback e dialoghi lo spettatore ricostruisce un rapporto complicato, fatto di cose non dette o non capite: il giovane Salvo e suo padre sono come due pianeti che orbitano seguendo traiettorie che, almeno per il protagonista all’inizio del film, sembrano destinate a non incontrarsi mai. Il padre di Salvo gli impediva di inseguire i propri sogni, spingendolo all’ultimo a decidere di andarsene, ma lo stesso Salvo, una volta adulto, dimostra di avere qualche difficoltà a gestire i rapporti con i propri figli Emma ed Enzo e ad accettare le loro scelte di vita, sintomo che forse i genitori ci influenzano più di quanto ci piacerebbe ammettere, specie se ignoriamo il problema, invece di affrontarlo. Salvo e il padre si incontrano, ad inizio pellicola, in un’intercapedine tra il mondo dei vivi e quello dei morti e Salvo riceve il consiglio di tornare al proprio paese, perché “l’uccello felice è quello che fa il nido al paese suo”; ci è piaciuto pensare che fosse anche un modo per scusarsi e cercare di ricostruire col figlio maggiore un rapporto che non ha mai avuto motivo o terreno per crescere e germogliare, ma che si può recuperare attraverso gli oggetti, gli spazi, le persone della Sicilia che Salvo vuole disperatamente dimenticare.

Lucia Ocone e Ludovica Martino
Lucia Ocone e Ludovica Martino in Una boccata d’aria (Credits: Rai Cinema/ Groenlandia)
Giovanni Calcagno e Aldo Baglio
Giovanni Calcagno e Aldo Baglio (Credits: Rai Cinema/ Groenlandia)

Con paesaggi bellissimi, familiari e selvaggi, quasi bucolici, al tempo stesso, il viaggio di Salvo per tornare a casa lo costringe a mettersi in gioco e ad affrontare se stesso e prendere atto della persona che è diventato. Ricostruire il rapporto col fratello Lillo è la sfida dell’opera, cruciale per realizzare il suo progetto di vendere la proprietà di famiglia. In maniera molto realistica e umana, vediamo i due fratelli fare a tira e molla, avvicinarsi per poi scontrarsi di nuovo, fino alla prova finale.

Accompagnato da uno stuolo di allegri personaggi, come la vivace Carmen della quale Salvo era invaghito da ragazzo, e immischiato in situazioni esilaranti, dall’orologio ultra costoso regalato ad un conoscente nella speranza di ottenere un prestito alla figlia Emma incinta di un uomo irresponsabile, Salvo un po’ cresce e un po’ si ritrova. Bellissima soprattutto la scena in cui i due fratelli cucinano per la prima volta una pizza insieme, perché Salvo aveva promesso a Lillo che gli avrebbe insegnato a cucinarne una prima o poi. Una boccata d’aria è una commedia scorrevole e poco impegnativa, in cui gli attori dimostrano di avere grande armonia tra di loro, portando sulla scena personaggi divertenti, tipici della commedia all’italiana, ma anche leggeri e le cui vite sono facili da immaginare come nostre.

Sintesi

Alessio Lauria firma una commedia scorrevole ed armoniosa in cui è facile immedesimarsi, attraverso Un divertente viaggio alla riscoperta di sé e al rimettersi in gioco tra paesaggi bellissimi, rapporti familiari complicati ed irrisolti e situazioni esilaranti.

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