Tribes of Europa

Tribes of Europa recensione serie TV con Oliver Masucci e Henriette Confurius [Netflix Anteprima]

Tribes of Europa recensione serie TV creata da Philip Koch con Oliver Masucci, Henriette Confurius, Emilio Sakraya, David Ali Rashed, Melika Forourtan, Robert Finster, Ana Ularu e Benjamin Sadler

Sono Elja degli Origini e devo portare questo cubo all’Arca.
(David Ali Rashed in Tribes of Europa)

L’incubo della disgregazione dell’Europa post Brexit si materializza nella visione apocalittica di Philip Koch che con il suo Tribes of Europa immagina il sogno dell’Europa unita ormai infranto, con le popolazioni suddivise in tribù individuali in guerra per il predominio in seguito ad un autentico ritorno al Medioevo causato da un blackout catastrofico su scala globale – successivo ad un’escalation di tensioni tra le potenze mondiali che ha avuto conseguenze tragiche, seppur non ci siano tracce di cosa sia effettivamente accaduto – che ha privato le società di tutto il mondo delle loro conquiste ed agi tecnologici e del benessere economico, senza possibilità alcuna di resettare gli eventi di quello che viene ricordato come il dicembre nero del 2029. Nemmeno troppo distante da noi.

Dagli spunti di base di Revolution agli scenari apocalittici e tribali di The 100, gli incubi del creatore, showrunner, sceneggiatore e regista Philip Koch, che ha dichiarato di essere rimasto davvero scioccato dall’esito del referendum sulla Brexit del 24 giugno 2016 nel Regno Unito, sono stati evidentemente influenzati dalle creazioni rispettivamente di Eric Kripke e Jason Rothenberg, in un prodotto europeo comunque capace di smarcarsi dai suoi illustri predecessori hollywoodiani e di vivere di luce propria, reso possibile da coloro che hanno segnato e rivoluzionato la storia della serialità europea spingendola all’eccellenza grazie al capolavoro di Baran bo Odar e Jantje Friese Dark, i produttori Max Wiedemann e Quirin Berg con la loro W&B Television.

David Ali Rashed e Oliver Masucci
David Ali Rashed e Oliver Masucci (Credits: Gordon Timpen/Netflix)

David Ali Rashed e il cubo degli Atlantidei
David Ali Rashed e il cubo degli Atlantidei (Credits: Gordon Timpen/Netflix)

Spero che il cubo mi dia delle risposte.
(David Ali Rashed in Tribes of Europa)

Nonostante le influenze ingombranti Tribes of Europa si rivela un prodotto dalle buone potenzialità, espresse specialmente nella buddy road adventure che vede il magico Moses, interpretato dal grande Oliver Masucci (Dark, Lui è tornato), ed il giovane adulto della tribù degli Origini Elja (David Ali Rashed) alla ricerca dell’Arca Perduta degli Atlantidei, una misteriosa tribù in possesso di tecnologie avveniristiche, i cui segreti potrebbero permettere all’Europa di rifiorire e di proteggersi da un male oscuro in arrivo dall’Oriente che sembra non lasciare scampo.

Ambientato nel 2074, la serie propone altre due storyline relative ai fratelli di Elja, sempre appartenenti alla tribù degli Origini e ossequiosi al loro motto “la vita è una sola“, l’eroina promessa Liv interpretata dall’emergente Henriette Confurius (Linea di separazione), e Kiano, interpretato dalla già stellina di Warrior Nun e dei social media Emilio Sakraya, promettente volto action due volte campione tedesco di full contact.

Emilio Sakraya
Emilio Sakraya (Credits: Gordon Timpen/Netflix)

Melika Forourtan
Melika Forourtan (Credits: Gordon Timpen/Netflix)

Dovrai essere forte: la pietà è debolezza, essere empatici è la tua morte.
(Melika Forourtan in Tribes of Europa)

Il miraggio di una nuova Europa unita, sia essa libera o schiavizzata, alimenta le azioni dei protagonisti – inclusi i villain, tra i quali emerge l’instabile, spietata e seducente Lady Varvara della tribù dei Corvi, interpretata da Melika Forourtan (Pari) – in una serie che tuttavia cade vittima delle proprie contraddizioni e non dimostra il coraggio di osare: Tribes of Europa si pone infatti come un prodotto destinato ad un pubblico adulto eppure non procede con convinzione sul percorso scelto, cercando di edulcorare quei contenuti espliciti e sessualizzati su cui eppure si basano buona parte delle ambientazioni e delle situazioni narrative dell’opera.

La promessa stride dunque con ciò che viene effettivamente mostrato, depotenziando il notevole immaginario visivo dell’opera di Philip Koch.

E se l’avventuroso e burrascoso rapporto tra Moses ed Elja, di crescita per entrambi, è l’elemento migliore del racconto anche e soprattutto grazie al fuoriclasse Oliver Masucci, nella notevole e trascinante soundtrack, tra Do It Again di Steve Aoki e Alok e Can You Hear Me di UNSECRET con Young Summer, non possiamo non citare i ricercati pezzi italiani ascoltati a tutto volume dal personaggio di Masucci, Quando penso al tuo sorriso… di Daniele Benati, Fabio Di Bari ed Enrico Prandi e Avorio splendido (scintillante zanna d’elefante) di Caffèsport Orchestra con Enrico Farnedi.

Tribes of Europa: il poster
Tribes of Europa: il poster

Sintesi

Nonostante le influenze ingombranti, da Revolution a The 100, Tribes of Europa si rivela un prodotto europeo dalle buone potenzialità in grado di smarcarsi dai suoi illustri predecessori hollywoodiani, dalla buddy road adventure con protagonista il fuoriclasse Oliver Masucci al notevole immaginario visivo, seppur depotenziato nei suoi contenuti più espliciti per venire incontro ad un pubblico più vasto.

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