The Silhouettes

The Silhouettes recensione film di Afsaneh Salari [Terra di Tutti Film Festival]

The Silhouettes recensione docufilm di Afsaneh Salari con Asad Safari, Sharhbanoo Safari, Mohammad Taghi Safari al Terra di Tutti Film Festival 2021

All’inizio degli anni ’80, in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan, circa 1,5 milioni di persone sono state costrette a fuggire in Iran. Tra queste, anche la famiglia di Taghi Safari, riparata a Teheran, dove il padre, con l’aiuto dello stesso Taghi e dei suoi fratelli, conduce una piccola sartoria.
La vita per i Safari non è facile. Il governo iraniano perpetra nei confronti dei rifugiati afghani una costante discriminazione che impedisce loro di accedere a lavori qualificati, frequentare scuole prestigiose, spostarsi liberamente.
Taghi, ormai prossimo alla laurea, attraversa una crisi interiore: piegarsi a queste regole ingiuste – cui, in qualche modo, si sono adeguati il padre e la madre – oppure emigrare nell’Afghanistan che non ha mai conosciuto, dove, pur tra mille pericoli, potrà trovare un lavoro all’altezza dei suoi studi?

Vincitore del Premio Giovanni Lo Porto al Terra di Tutti Film Festival 2021 di Bologna, The Silhouettes è un docufilm realizzato dall’iraniana Afsaneh Salari che colpisce per la scelta narrativa: l’autrice evita i toni alti preferendo all’inchiesta tout court un racconto intimista nel quale il conflitto interiore di Taghi e le vicende individuali dei componenti della sua famiglia rivelano simbolicamente il dramma di un intero popolo costretto ad abbandonare la propria terra e a vivere nella condizione di straniero non gradito.

Mohammad Taghi Safari
Mohammad Taghi Safari in The Silhouettes (Credits: Docmaniacs)

Rinunciando al clamore della denuncia diretta, Salari lascia che i fatti emergano lentamente attraverso gli episodi quotidiani, i ricordi dei genitori, i dialoghi tra fratelli. Ed è così che apprendiamo che la piccola Masoumeh, di soli otto anni, è stata espulsa da scuola perché afghana. E che, per lo stesso motivo, Zahra, sorella del protagonista, è stata costretta a scendere da un autobus. Sono piccoli tasselli di un odioso puzzle, segni di un quadro dominato dalla negazione dei diritti.

Gli uccelli sono chiamatimigratori”, mentre noi siamo chiamati stranieri”, riflette il padre di Taghi. Una condizione, questa, che ha portato lo stesso ragazzo a non sentirsi mai integrato nel tessuto sociale: “Sono come un uccello cresciuto nel nido del suo vicino. Un nido a cui non mi abituerò mai.”
Ed è per tale motivo che, a ridosso della laurea, Taghi decide di connettersi con la terra delle sue radici e di volare in Afghanistan. Qui si sentirà – forse per la prima volta nella sua vita – davvero pacificato, uguale agli altri: “Le persone qui ci somigliano. Parlano come noi. Sento che sono arrivato a casa. La terra è mia. Le valli sono mie. Il cielo è mio. Sono tranquillo sotto questo sole.”

Il docufilm di Afsaneh Salari
Il docufilm di Afsaneh Salari (Credits: Docmaniacs)

Una tranquillità che presto sarà violata dalla sperimentazione diretta dei pericoli insiti in quella terra: Taghi, infatti, scamperà per un soffio ad un attentato durante una manifestazione studentesca che mieterà morti e feriti.
Turbato, il ragazzo tornerà a Teheran per discutere la sua tesi e per decidere una volta per tutte cosa fare. Se restare nella comfort zone familiare, accettando, tuttavia, di restare sempre un passo indietro rispetto agli altri, o se trasferirsi nella sua terra d’origine, tra molte difficoltà e altrettante insidie, ma consapevole che lì potrà essere se stesso e dimostrare il proprio valore.
Nel dicembre 2018, Taghi prenderà la sua decisione: lascerà l’Iran e si trasferirà a Kabul.
Ed è lì che vive e lavora tuttora.

Prodotto da Docmaniacs, collettivo di registi indipendenti co-fondato dalla stessa Salari, The Silhouettes è un ritratto familiare dolceamaro che risuona come un urlo soffocato e che, rivelando cicatrici nascoste, incrocia malinconicamente vita passata e sete di futuro, rifiuto di omologazione al ribasso ed esigenza d’identità. Ma soprattutto rappresenta una testimonianza allegorica di quel dolore collettivo che in molte parti del mondo sembra essere la pena da scontare per una colpa che non si ha: la colpa d’essere fuggiti da guerre, fame e violenze di ogni genere. In breve, la colpa d’essere rifugiati.
Ed è per questo che The Silhouettes – opera poetica e appassionata – difficilmente lascerà lo spettatore indifferente.

The Silhouettes: il poster
The Silhouettes: il poster

Sintesi

The Silhouettes è un ritratto familiare dolceamaro che risuona come un urlo soffocato e che, rivelando cicatrici nascoste, incrocia malinconicamente vita passata e sete di futuro, rifiuto di omologazione al ribasso ed esigenza d'identità. L'opera poetica e appassionata di Afsaneh Salari rappresenta una testimonianza allegorica di quel dolore collettivo che in molte parti del mondo sembra essere la pena da scontare per la colpa d'essere rifugiati.

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