The Second Act

The Second Act Le Deuxième Acte recensione film di Quentin Dupieux con Léa Seydoux [Cannes 77]

The Second Act – Le Deuxième Acte recensione film di Quentin Dupieux con Léa Seydoux, Vincent Lindon, Louis Garrel, Raphaël Quenard e Manuel Guillot

Le Deuxième Acte: il solito, solido Dupieux

Si può essere estremamente prolifici mantenendo la qualità della propria opera oltre la media o la quantità è sempre in antitesi con la qualità? Il cinema più recente di Quentin Dupieux purtroppo non ci permette di trovare risposta a questa domanda. Questo perché anche The Second Act – Le Deuxième Acte vive e muore della sua attitudine alle sue opere più recenti, ormai divenuta consuetudine. Anche qui ci accoglie uno spunto brillante, seguito da una costruzione degna della sua fama di cineasta ricercato e dagli spunti non banali del regista, ma la rimane in lui la ferma volontà di divertirsi o poco più, senza mai spingersi davvero oltre, senza prendersi rischi, senza avere il progetto davvero a cuore.

Caxxeggiare non è un termine elegante o forbito da usarsi in una recensione, ma forse è quello che meglio descrive il suo approccio. I film di Dupieux somigliano molto a quelle circostanze in cui si ammazza il tempo con gli amici, senza un programma, senza uno scopo e senza una meta stabilita. In queste occasioni può capitare di dire anche cose brillanti o vivere un momento speciale, ma per buona parte del tempo si gode della reciproca compagnia e poco più.

Negli 80 minuti di Le Deuxième Acte succede proprio questo. Dupieux mette insieme un quartetto davvero cool di interpreti e, chissà come, li convince a prestarsi a un gioco surreale e meta che potrebbe essere una riflessione incredibilmente attuale e a fuoco dei timori del mondo del cinema contemporaneo. Tuttavia il problema rimane: questo film non vuole essere una grande pellicola e si limita a raggiungere la prima conclusione disponibile, senza tentare di mettere a frutto il suo pieno potenziale.

Louis Garrel
Louis Garrel (Credits: Cannes Film Festival 2024/Chi-Fou-Mi Productions)
Léa Seydoux e Raphaël Quenard
Léa Seydoux e Raphaël Quenard (Credits: Cannes Film Festival 2024/Chi-Fou-Mi Productions)

Dupieux caxxeggia ma almeno diverte

Che occhio che ha Dupieux per gli interpreti, che capacità dimostra nell’attirare nomi diversissimi tra loro in una combinazione di bravura, glamour e coolness che lo rende una sorta di Wes Anderson francese. Basta guardare al cast ottimamente diversificato e assortito di Le Deuxième Acte.

Innanzitutto c’è Léa Seydoux, la diva delle dive francesi di questa generazione, che con Dupieux si presta sempre a ruoli molto autoironici. Qui interpreta un’attrice non proprio bravissima, che vorrebbe lasciare la commedia romantica d’autore che si sta girando e che costituisce il film dentro al film di Le Deuxième Acte. Ad affiancarla c’è un veterano come Vincent Lindon, inossidabile e inattaccabile, che nei panni di un attore vanesio, omofobo e pieno di sé si muove su un registro di toni impressionante senza fatica. Louis Garrel fa da chaperon a Raphaël Quenard, ex giovane promessa del cinema francese ormai consacrata, anche grazie al film precedente di Dupieux, Yannick. La sua specialità sembrano essere i ruoli del tamarro del quartiere, un po’ nevrotico, molto sciocco, ma anche pungente.

The Second Act recensione film di Quentin Dupieux
Louis Garrel e Vincent Lindon (Credits: Cannes Film Festival 2024/Chi-Fou-Mi Productions)
Raphaël Quenard e Vincent Lindon
Raphaël Quenard e Vincent Lindon (Credits: Cannes Film Festival 2024/Chi-Fou-Mi Productions)

The Second Act si apre con due impressionanti carrellate diagonali che durano minuti e minuti senza tagli, talmente insistite da farsi notare anche dallo spettatore più distratto. Si procede poi all’abbattimento improvviso della quarta parete. La trama finora scoperta diventa la trama del film dentro al film, quello che stanno girando i quattro protagonisti. C’è però forse un altro livello ancora, perché Dupieux si muove con grande agio su questo piano metatestuale e autoriferito, vera cifra del cinema contemporaneo.

Per una volta questo espediente narrativo ironico e distaccato potrebbe essere l’approccio giusto per affrontare gli spauracchi del cinema contemporaneo, costretto a fare i conti con l’intelligenza artificiale, timoroso di parlare con schiettezza per le ripercussioni della cancel culture, forse rassegnato alle sale cinematografiche mezze vuote. Sono le promesse importanti della prima parte, che però nella seconda rimangono lettera morta.

Sintesi

Dupieux non vuole fare niente più che divertirsi. Si ride con Le Deuxième Acte, si gode di un ottimo cast ben vestito, divertito e molto bravo a saltare da testo a metatesto. Peccato però che le grandi premesse del film non incontrino una pellicola abbastanza ambiziosa da esplorarle fino in fondo.

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