The Nest (Il nido) recensione

The Nest (Il nido)
The Nest (Il nido) di Roberto De Feo con Justin Korovkin, Francesca Cavallin, Ginevra Francesconi e Maurizio Lombardi

The Nest (Il nido) recensione del film di Roberto De Feo con Justin Korovkin, Francesca Cavallin, Ginevra Francesconi e Maurizio Lombardi

Qui non mi manca niente, è il posto migliore del mondo! (Samuel, Justin Korovkin)

Siamo a Villa dei Laghi, nella folta tenuta vive Samuel (Justin Korovkin), un adolescente paraplegico, con la madre Elena (Francesca Cavallin). Madre e figlio vivono un legame “indissolubile”. Ma l’arrivo di Denise (Ginevra Francesconi) sarà l’inizio di un nuovo rapporto tra madre e figlio.

Ginevra Francesconi e Francesca Cavallin
Ginevra Francesconi e Francesca Cavallin in The Nest

Elena: Credi che la felicità non costi niente? Qual è il tuo compito?
Samuel: Seguire il programma!
Elena: Qual è lo scopo del programma?
Samuel: Governare la tenuta!
Elena: Che cosa stiamo creando nella tenuta?
Samuel: Una nuova società!

Ci si chiede se la relazione tra madre e figlio, determinante nella vita, sia un legame sano o tossico. Elena dice: “Lui vuole essere felice ed è questo quello che conta!”. Ma è davvero la felicità che una mamma vuole per il suo Samuel o la felicità per se stessa? L’imprinting che nasce tra un figlio e una madre è certamente istintivo e naturale tanto tra gli animali quanto tra gli esseri umani.

Ed il prendersi cura è il creare il “nido” nel quale permettere al bambino di “conoscere”, scoprire profondamente anche le proprie personali caratteristiche nel corso del tempo, al fine di poter volare via libero e indipendente.

The Nest (Il nido)
The Nest (Il nido)
The Nest (Il nido)
The Nest (Il nido)

Ma Elena crea un nido puro e tossico, in cui solo un pizzico di follia rappresentata da Denise, interpretata da Ginevra Francesconi, riuscirà a tagliare il cordone ombelicale di un perverso ed egoistico programma di vita horror di cui non si conosce il finale.

The Nest (Il nido) è una visione coinvolgente e meditativa: citando le parole di Jeanette Winterson, il rapporto tra Elena e Samuel può essere ricondotto alla prima storia d’amore, che diviene rabbia se nasce l’odio, ma che si trasforma in mancanza con la perdita.

Angela