The Closet

The Closet recensione [FEFF 22]

The Closet recensione film di Kwang-bin Kim con Jung-woo Ha, Nam-gil Kim, Yool Heo, Si-ah Kim, Hyun-bin Shin e Soo-jin Kim

Prendendo The Closet come standard di paragone per misurare il polso dell’horror asiatico, quest’ultimo può considerarsi decisamente vivo e tuttora all’avanguardia del genere, grazie ad un linguaggio alla continua ricerca di rinnovamento e a soluzioni narrative consolidate e sempre efficaci, tra inquietante realismo e fascino del male atavico.

L’esile figura di Yi-Na (Yool Heo), inquadrata di spalle ad arte, riesce a destabilizzarci sin dalla prima sequenza grazie ad un cinema, come quello di cui Kwang-bin Kim si fa portavoce, che alla spettacolarizzazione dell’incubo peggiore preferisce il dolore del dramma quotidiano che diventa valvola di sfogo del male ultraterreno.

The Closet recensione [FEFF 22]
Jung-woo Ha
The Closet recensione [FEFF 22]
The Closet di Kwang-bin Kim al FEFF 2020
Ancora Yool Heo, con il suo inquietante sorriso a trentadue denti, ci trascina verso una spirale di terrore fatta di espedienti narrativi visti e rivisti ma non per questo meno efficaci giacche sapientemente messi in scena da Kwang-bin Kim, talentuoso regista sudcoreano al suo esordio cinematografico, autore anche della sceneggiatura.

Quando la narrazione sembra arrendersi alla prevedibilità, un interessante plot twist fa virare The Closet da horror haunted house al sottogenere della possessione demoniaca, con ingresso in scena del caratteristico esorcista Kyung-hoon Heo, interpretato da Nam-gil Kim, che cerca di salvare le vittime di possessioni demoniache strappate dal nostro mondo verso gli inferi, nel quali rimarranno in vita per quarantanove giorni, secondo il “rito commemorativo dei 49 giorni”, per poi perdersi per sempre nel regno oscuro dei morti e diventare essi stessi demoni accecati, fantasmi particolarmente maligni che hanno perso tutti i loro ricordi.

Jung-woo Ha e Yool Heo
Jung-woo Ha e Yool Heo
Nam-gil Kim
Nam-gil Kim

The Closet ha un protagonista silenzioso, il regista e sceneggiatore Kwang-bin Kim che dimostra un’eccellente padronanza della macchina da presa nella costruzione della tensione e nella gestione dello scenario con i suoi spazi, i suoi suoni e i movimenti dei protagonisti che interagiscono in esso.

Una storia che, come già scritto, alla spettacolarizzazione mainstream del male da incubo preferisce il dramma sociale, lanciando una critica fortissima alla pratica assassina dell’omicidio-suicidio familiare e mettendo sotto accusa la genitorialità retrograda ed indifferente dei padri nei confronti delle emozioni e dei bisogni dei figli, vittime di una cultura che li vede soffrire inascoltati tra aggressioni, abusi verbali e abbandono.

Melodramma familiare che sfocia nell’horror sovrannaturale, pur senza sbalordire in nessuno dei due ambiti The Closet segna l’astro nascente di Kwang-bin Kim, capace di giocare con maestria con le nostre colpe, paure e suggestioni.

Sintesi

Melodramma familiare che sfocia nell'horror sovrannaturale, The Closet segna l'astro nascente del regista e sceneggiatore Kwang-bin Kim, capace di giocare con maestria con le nostre colpe, paure e suggestioni preferendo alla spettacolarizzazione del male il dolore del dramma quotidiano.

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