Selfie, recensione: lo smartphone come finestra sul Rione Traiano

Agostino Ferrente dirige Selfie, il documentario che racconta la tragedia di Davide Bifolco e la quotidianità del Rione Traiano attraverso uno smartphone.

Selfie, recensione: lo smartphone come finestra sul Rione Traiano
Selfie, recensione: lo smartphone come finestra sul Rione Traiano

Era commosso, mentre presentava a Roma il suo ultimo documentario, il regista Agostino Ferrente. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, talmente tanto intenso risulta Selfie (questo il titolo dell’opera in questione) in tutta la sua semplicità. Il film arriverà domani 30 maggio nelle sale italiane attraverso una distribuzione limitata ma il consiglio è quello di non perdersi questo gioiellino, presentato alla 69esima edizione del Festival di Berlino.

Selfie, un docu-film per tutti i Davide Bifolco del mondo

Il titolo, Selfie appunto, potrebbe senza dubbio risultare fuorviante, richiamando un universo trash attraverso un neologismo abusato da chiunque negli ultimi tempi. Anche la locandina non aiuta a valorizzare il messaggio del film: vediamo due ragazzi a petto nudo, un po’ svaccati e apparentemente annoiati, intenti a prendere il sole e a sorseggiare un cocktail al limone. In realtà quei due ragazzi non sono altro che Alessandro Antonelli e Pietro Orlando, i due protagonisti del documentario e quel sole riflesso sui loro volti è quello che in piena estate soffoca il Rione Traiano al pari dei pregiudizi, infondati o meno, che da sempre circondano la realtà campana.

Nel corso degli anni non sono mancate opere cinematografiche e seriali pronte a raccontare la difficoltà di alcune zone di Napoli: su tutte, la prima che viene in mente è sicuramente Gomorra. Senza dubbio anche Alessandro e Pietro hanno seguito e si sono appassionati alle vicende legate al mondo dei Savastano e compagnia bella ma il lodevole obiettivo che Selfie si pone è quello di mostrare la medesima realtà partenopea ma attraverso un altro punto di vista, ovvero lo sguardo dei suoi giovani abitanti. Sono infatti loro ad impugnare lo smartphone che, per tutta la durata del film, sostituirà la cinepresa. Dimenticatevi dunque i filtri, i giochi di regia o qualsivoglia miglioria del soggetto inquadrato: tutto ciò che viene mostrato sul grande schermo non è altro che la mera realtà, nuda e cruda, servita in tutta la sua spietatezza.

Selfie ci mette di fronte alla quotidianità delle nuove generazioni del Rione Traiano, di cui fanno parte Alessandro e Pietro e di cui faceva parte anche Davide Bifolco. Per chi non se lo ricordasse, Davide è quel ragazzo che ad appena 17 anni è stato ucciso da un carabiniere nel 2014, colpito alle spalle da un proiettile durante un inseguimento in cui l’uomo in divisa aveva confuso Davide per un malavitoso ricercato. Una storia tragica che Selfie ci permette di rispolverare, per riaccendere le coscienze comuni e per far sì che il 16enne non venga dimenticato, così come non meritano di essere dimenticate le difficoltà che scandiscono le esistenze dei ragazzi che nascono e crescono nel Rione Traiano. Basterebbe digitare il nome del quartiere su Google per rendersi conto di quanto sia difficile vivere lì dove delinquere o smarrirsi sembra essere la normalità.

Selfie, recensione: lo smartphone come finestra sul Rione Traiano

Dopo Sulla mia pelle, film incentrato sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, il cinema torna a mettersi al servizio di famiglie devastate che meritano di essere ascoltate e di ricevere giustizia. Agostino Ferrente sceglie di alternare qualunque riferimento alla tragedia di Davide con alcuni momenti quotidiani di Alessandro e Pietro ma anche di qualche loro coetaneo o semplice amico. Il punto forte del documentario è rappresentato proprio dalla capacità dei vari soggetti di far ridere, incazzare e commuovere lo spettatore attraverso una disarmante semplicità ed una spontaneità che a volte porta ci porta a chiederci se davvero non ci sia un copione dietro a dialoghi a dir poco esilaranti, taglienti e incisivi.

“La libertà inizia dove finisce il disincanto”

Selfie ci permette di scoprire che anche lì, in quello che sembra un angolo di mondo dimenticato da Dio, esiste spazio per la poesia. In particolare, a tornare in diversi punti del film è L’Infinito di Giacomo Leopardi che il giovane Alessandro spiega perfettamente nel finale del film. A scuola aveva difficoltà a capire quel testo, considerato probabilmente inutile per chi sin da ragazzo sa bene che sarà costretto a fare i conti con la fatica e la disillusione ma in questo caso è stata proprio la vita a far sì che Alessandro si sentisse solidale con Leopardi in una maniera che prima non avrebbe neanche potuto lontanamente immaginare. Il Rione Traiano diventa così il muro che divide i suoi abitanti dal resto del mondo, a tal punto da non permettere a nessuno di concedersi un sogno o di conoscere le infinite possibilità che invece si trovano al di là dell’orizzonte. Lo smartphone che Ferrente mette a disposizione dei ragazzi equivale ad una finestra aperta proprio nel cuore del Rione, al pari delle telecamere di sorveglianza che vigilano nei vari angoli del quartiere e che registrano impassibili le immagini che il regista ci mostra tra una scena e l’altra.

Alessandro e Pietro funzionano perfettamente come coppia, sono complementari e sin dalla prima scena lo spettatore non può far altro che empatizzare con loro e tuffarsi nei loro occhi, a volte smarriti ma allo stesso tempo carichi di energia e voglia di rivalsa. I due ci fanno sognare portando avanti un’amicizia d’altri tempi: anagraficamente sono soltanto due adolescenti ma le loro azioni e le loro parole li fanno apparire come due adulti capaci di dimostrare, agli altri ma soprattutto a loro stessi, che si può vivere ed essere felici anche senza entrare a contatto con la malavita.

Interessante è poi il modo in cui nel film la figura femminile viene raccontata attraverso le parole di due giovani ragazze, non tanto rassegnate quanto lucide e consapevoli del proprio destino. Non si illudono di poter condurre una vita diversa da quella che hanno vissuto le loro madri e tutte le donne che le circondano nel Rione Traiano.

In conclusione, Selfie riesce ad equilibrare perfettamente tempi comici e drammatici, raccontando non solo la storia di Davide ma anche quella di tutti coloro che sarebbero potuti essere Davide quella maledetta notte e che invece si ritrovano ad affrontare una quotidianità che a volte fa più paura della morte stessa. Un film fatto con il cuore che arriverà il 30 maggio in alcune sale selezionate (qui l’elenco completo) attraverso la distribuzione di Istituto Luce Cinecittà e che ci invita a non voltarci dall’altra parte di fronte all’ennesima violazione dei diritti umani rimasta impunita.