Prigione 77

Prigione 77 recensione film di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán [Anteprima]

Disincanto politico dei detenuti durante la "transizione" verso una Spagna nuova e democratica: la recensione in anteprima di Prigione 77 di Alberto Rodríguez

Prigione 77 recensione film di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán, Javier Gutiérrez, Jesus Carroza, Catalina Sopelana e Fernando Tejero

Prigione 77 è un avvincente thriller che mischia elementi politici e carcerari, dando voce a numerose storie. Il film mira a suscitare una profonda riflessione sociale su quei detenuti che, nel 1977, in Spagna si unirono alla Copel (Coordinadora de presos en lucha) per richiedere un’amnistia generale.

Si riteneva che alcune condanne fossero il risultato di un regime politico ormai scomparso con l’avvento della “Transizione”; periodo storico in cui si era abbandonato il regime dittatoriale del generale Franco, per adottare una costituzione che istituiva uno Stato sociale, democratico e basato sul principio di diritto. Il movimento riuscì a unificare tutte le carceri nella lotta per la libertà e a modificare il sistema penitenziario.

Miguel Herrán interpreta Manuel, un giovane contabile incarcerato e in attesa di processo per appropriazione indebita. Rischia una condanna tra i dieci e i vent’anni, una pena sproporzionata rispetto all’entità del suo crimine.

Il ragazzo sente che la prigione non è il suo posto e che è diverso dal resto dei compagni di cella. Cerca di adattarsi alla sua nuova situazione lottando per cambiare il sistema anche dall’interno. La sua coscienza ed il suo senso di giustizia lo spingono ad allearsi con un gruppo di reclusi che si sta organizzando per chiedere l’amnistia.

Inizia così una guerra per la libertà che scuoterà il sistema carcerario spagnolo. Il mondo nel 1977 stava cambiando “fuori”, quindi le cose dovevano cambiare anche “dentro”.

Prigione 77 recensione film di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán
Prigione 77 di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán, Javier Gutiérrez, Jesus Carroza e Catalina Sopelana (Credits: JulioVergne ph/Movies Inspired)
Javier Gutiérrez e Miguel Herrán
Javier Gutiérrez e Miguel Herrán (Credits: JulioVergne ph/Movies Inspired)

Questo è un paese per i figli dei padroni, non cambierà nulla.
(Prigione 77)

Grigio. Prigione 77 incarna questo colore che descrive la società di quell’epoca: sebbene la democrazia fosse germogliata, quelli che muovevano i fili del potere erano gli stessi di sempre. Questa contraddizione, inizialmente respinta dal film e poi sostenuta con fervore, conferisce alla pellicola un tono cupo, pervaso da un dolore costante e dalla perdita di speranza. Persino quando i prigionieri avanzano di due passi, i manganelli e l’impunità politica li fanno retrocedere di tre.

Un film che ci trasporta – grazie all’ottima narrazione di Alberto Rodríguez – nell’emblematica prigione modello di Barcellona. Lo spettatore viene inserito all’interno del cambiamento politico subito dopo la dittatura, ispirandosi a fatti realmente accaduti.

Il periodo è turbolento, gravido di cambiamenti, lotte e rivendicazioni. Tutti vanno alla ricerca di una nuova Spagna per lasciarsi alle spalle gli orrori della dittatura franchista che aveva oppresso il Paese per quasi quarant’anni. Le prigioni, a causa di un codice penale di matrice fascista, erano piene di gente che non doveva esserci.

Miguel Herrán
Miguel Herrán (Credits: JulioVergne ph/Movies Inspired)
Prigione 77 recensione film di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán
Prigione 77 di Alberto Rodríguez con Miguel Herrán, Javier Gutiérrez, Jesus Carroza e Catalina Sopelana (Credits: JulioVergne ph/Movies Inspired)

Prigione 77 inizia con un ritmo frenetico, con numerosi varchi attraversati e altrettante porte che si chiudono dietro i personaggi. Sin da subito, ci immedesimiamo in Manuel e nella sua prigionia dove non mancano abusi, rassegnazione e ribellioni di fronte a un sistema in declino.

Tuttavia, il regista riesce a distaccarsi da quell’atmosfera opprimente creando spazi intimi in cui il protagonista si confida. La telecamera si intrufola nelle celle e ci fa conoscere i legami di fiducia che si instaurano dietro le sbarre, costringendo l’essere umano a doversi fidare ciecamente di estranei.

Non tutto però scorre senza intoppi quando si guarda un film molto, forse troppo lungo. Il regista, nei suoi ultimi minuti, trasforma il suo lavoro, trasmutando il dramma politico carcerario in un thriller d’azione che, sebbene abbia una certa efficacia, non giova pienamente alla pellicola.

La tensione drammatica svanisce completamente e i personaggi diventano semplici caricature di ciò che erano, privi di sfumature, come se fossero tratteggiati sbrigativamente per arrivare alla fine.

Prigione 77 trae ispirazione da eventi realmente accaduti e narra degli ammutinamenti e delle proteste dei detenuti subito dopo la fine del franchismo; uomini che avevano l’obiettivo di far conoscere al mondo il trattamento riservato all’interno del sistema carcerario.

Sintesi

Prigione 77 è un avvincente thriller che mischia elementi politici e carcerari, dando voce a numerose storie per suscitare una profonda riflessione sociale sul sistema carcerario del 1977 in Spagna, durante il turbolento periodo della Transizione dal regime dittatoriale del generale Franco.

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