Outer Range

Outer Range recensione serie TV di Brian Watkins con Josh Brolin e Imogen Poots [Amazon Prime Video Anteprima]

Outer Range recensione serie TV Amazon Prime Video di Brian Watkins con Josh Brolin, Imogen Poots, Lili Taylor, Will Patton, Tamara Podemski, Lewis Pullman, Tom Pelphrey, Noah Reid e Isabel Arraiza

Outer Range racconta la storia di Royal Abbott (Josh Brolin), proprietario di un ranch che lotta per la sua terra e per la sua famiglia, che scopre un mistero imperscrutabile nel cuore della natura selvaggia del Wyoming. Nulla dopo quella scoperta resterà lo stesso ed una lunga serie di intrecci e accadimenti inaspettati – sempre in bilico tra registro fantascientifico, horror e western – è destinata ad abbattersi sull’intera famiglia Abbott, così come sulla comunità di cui quest’ultima fa parte. Che cosa si nasconde tra le lande desolate? Chi cosa accadrà al ranch degli Abbott?

Tutto ha inizio con una tempesta sorprendentemente violenta e dalla fortissima carica sovrannaturale, quest’ultima sensazione suggerita da macabri sussurri e da una colonna sonora vagamente carpenteriana. Nel bel mezzo della tempesta poi, tra fulmini e nubi minacciose, si muove un cavaliere solitario che arrancando tra le lande desolate del ranch Abbott avvolto dall’oscurità della notte, trascina con sé un corpo senza vita, destinato ad una sparizione tanto complessa, quanto enigmatica ed evocativa.

Così comincia la nuova serie di Brian Watkins che cogliendo il grande rilancio del genere western nel panorama cinematografico e seriale attuale – dall’ormai celebre Yellowstone di Taylor Sheridan, all’interessante e indipendente Old Henry di Potsy Ponciroli – sceglie di rifarsi a quelle logiche narrative, pur prendendo una direzione diametralmente opposta, quella della contaminazione tra generi, infischiandosene del rispetto delle rigide regole della narrazione western classica, rispetto a caratterizzazione dei personaggi, delle ambientazioni e così via.

Josh Brolin e Imogen Poots
Josh Brolin e Imogen Poots (Credits: Richard Foreman/Prime Video)
Imogen Poots in Outer Range
Imogen Poots in Outer Range (Credits: Richard Foreman/Prime Video)

La volontà – apparente e non definitiva – è quella di rifarsi molto poco al western classico (da John Ford a Kevin Costner, tanto per tornare a Yellowstone, caposaldo ormai del western televisivo moderno), privilegiando invece un gusto spiccatissimo per il citazionismo smaccato nei confronti della letteratura lovecraftiana e della cinematografia carpenteriana.
Una scelta resa evidente tanto dalle atmosfere e dalle estetiche gotiche, notturne, sibilanti e sempre in bilico tra onirismo e quotidianità, quanto dai personaggi che animano gli episodi di Outer Range, continuamente sospesi tra tormenti interiori profondi e peregrinaggi casuali, caotici e probabilmente legati ad un disegno di natura differente, al di là di qualsiasi spiegazione logica e convenzionale.

Così come Yellowstone però anche Outer Range sviluppa la sua narrazione attorno alla forma corale, concentrandosi sulla famiglia Abbott nelle sue complessità, contraddizioni e problematiche, di natura quasi soltanto emozionale e molto poco legate a questioni lavorative e gerarchiche, come invece accade in ciascuna stagione dell’ormai fortunatissima serie di Taylor Sheridan.
Ciò che sorprende infatti è il carattere della scrittura, concentrata unicamente sul dramma emotivo, cui fa inevitabilmente da sfondo una logica orrorifica appena percepibile e macabramente sussurrata, anche se come già detto, relegata allo sfondo dei numerosi intrecci e sviluppi di trama.
Se Josh Brolin poteva apparire come il protagonista assoluto di Outer Range, vestendo i panni del misterioso, temibile e oscuro Royal Abbott, proprietario del ranch e ancor prima padre di due figli ormai adulti e in modo differente mutati dagli accadimenti di un passato che ci viene soltanto suggerito, ma del quale è piuttosto chiara la carica drammatica, sorprende che a vestire i panni del protagonista sia invece una figura femminile, interpretata dalla Imogen Poots di Vivarium e 28 settimane dopo, nei panni di una giovane donna capitata forse per caso, o forse per destino nelle terre del Wyoming che gli Abbott e i confinanti Tillerson si combattono fin dal principio.

Omicidi, bizzarre sparizioni e inquietanti aspetti della natura che gli Abbott e i Tillerson vivono incuranti di una presenza ben più temibile e conflittuale della loro, sono soltanto alcuni degli elementi che danno avvio, o che giocano un ruolo di primo piano, o in altri casi di secondo, all’interno dei primi episodi che tutto aprono e niente concludono, gettando nel mistero più totale lo spettatore che nel ritrovarsi avvolto in un’oscurità amniotica e dal forte sapore filosofico ed esistenziale (che tanto per intenderci, sembra rimandare alla cinematografia di Denis Villeneuve), non aspetta altro che la prosecuzione di un prodotto seriale sorprendentemente interessante, anomalo e complesso come lo è Outer Range.

Imogen Poots in Outer Range
Imogen Poots in Outer Range (Credits: Richard Foreman/Prime Video)
Outer Range recensione serie TV Amazon con Josh Brolin e Imogen Poots
Josh Brolin e Imogen Poots (Credits: Richard Foreman/Prime Video)

Watkins, creatore della serie, in compagnia dei due produttori esecutivi Zev Borow ed Heather Rae, sembra poi riflettere sulla pesante eredità di un certo titolo di Steven Spielberg, servendosi delle ambientazioni del Wyoming e della forza simbolica dell’onirismo in relazione ai registri sci-fi, giocando con lo spettatore tra rimandi casuali e riferimenti invece decisamente più espliciti.
Citazionismo a parte, ciò che Outer Range sembra presentare è un modello di western
assolutamente anomalo e molto poco convenzionale che tra situazioni grottesche, noir classico, dramma da racconto familiare disfunzionale e horror, non fa altro che sommare elementi e tracce apparentemente in contraddizione e conflitto tra loro, capaci però di conferire al prodotto una veste fortemente originale, inquietante e imprevedibile.
Una nota curiosa è legata inoltre alla presenza di Will Patton, qui nei panni del bizzarro
e saggio premonitore, Tillerson senior, che svolge in qualche modo un ruolo di connessione con l’universo western di Taylor Sheridan. La presenza di Patton strapperà infatti una risata amara ai fan di Yellowstone, che nel ritrovare un padre di famiglia dalle sorti poco fortunate, affiancato a situazioni altamente esplosive e pericolose, potranno tirare le loro somme, pur considerando l’importanza della traccia secondaria di genere, capace di stravolgere qualsiasi previsione o conclusione affrettata.

Che cosa si nasconde sulle rocce dei terreni degli Abbott? Perché un bisonte vaga tra
le lande desolate trafitto da frecce che tutti osservano e nessuno vuol estrarre? Che cosa tormenta così profondamente Royal Abbott, tanto da spingerlo ad una visione della vita in bilico tra mondi? Queste sono soltanto alcune delle domande che Outer Range genera, rispetto al quale i puristi del western faranno meglio a tenersi a distanza, per evitare delusioni o incomprensioni.
Come già detto – ma non nuoce ribadirlo – Outer Range, così come i gufi de I segreti di Twin Peaks, non è quello che sembra, e sembra davvero essere un punto a favore.

Sintesi

Brian Watkins sceglie di rifarsi alle logiche narrative del rilanciato genere western pur prendendo la direzione diametralmente opposta della contaminazione tra generi, privilegiando il citazionismo nei confronti della letteratura lovecraftiana e della cinematografia carpenteriana e sommando elementi apparentemente in contraddizione e conflitto tra loro. Attraverso estetiche gotiche in bilico tra onirismo e quotidianità, registri sci-fi e horror e atmosfere dal forte sapore filosofico ed esistenziale, Outer Range dà vita ad un modello di western fortemente originale, inquietante ed imprevedibile.

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