Netflix: boicottaggio agli Oscar e strategie di distribuzione

Spielberg boicotta Netflix agli Oscar. Nel frattempo i modelli di distribuzione dei film cambiano e creano nuovi bisogni

3 Oscar per Roma di Alfonso Cuaron
Roma di Alfonso Cuaron, fresco vincitore di 3 Oscar su 10 nomination

Netflix: tra il boicottaggio agli Oscar ed il cambiamento dei modelli di distribuzione dei film

Vi abbiamo già scritto ieri, in merito a The Irishman, della disfida tra Netflix e le Majors sulla distribuzione dei film, con il termine ‘uscite cinematorafiche’ che rischia di divenire desueto a fronte della release dei film direttamente in streaming on demand in abbonamento.

Oggi la distribuzione cinematografica è soggetta a determinate regole, generalmente basate sulle finestre di distribuzione, la cui ampiezza varia a seconda delle leggi di Stato e che consiste mediamente in una distanza temporale di 4 mesi tra l’uscita cinematografica e quella in pay-per-view, Transactional Video on Demand (TVOD).

L’avvento ed il boom dei servizi in Subscription Video on Demand (SVOD) sta continuamente rivoluzionando i modelli di distribuzione dei film, ed in particolare Netflix, seppur iscritta alla Motion Picture Association of America (MPAA), viene osteggiata da prestigiosi addetti ai lavori come il Festival di Cannes – che rifiutò Roma di Alfonso Cuaron, fresco vincitore di 3 Oscar su 10 nomination – e Steven Spielberg.

Spielberg in particolare annuncia di voler spingere l’Academy per cambiare le regole di eligibilità agli Oscar, in modo da escludere il colosso di Reed Hastings e Marc Randolph dalla competizione a causa delle sue attuali prassi distributive, che vedono Netflix affittare un numero limitato di sale per brevi periodi corrispondendo alti canoni di locazione in cambio dell’assoluta riservatezza sui dati gli incassi.

Finestre della distribuzione cinematografica
Finestre di distribuzione dei film, tra distribuzione cinematografica, digitale in streaming e home video

Negli Stati Uniti in realtà non esistono leggi sulle finestre distributive, bensì esistono le regole contrattuali degli esercenti cinematografici (Cineworld, Odeon, Vue, Curzon Cinemas, Everyman Cinemas, Picturehouse, le sale indipendenti, etc.) che impongono una distanza di 90 giorni tra l’uscita cinematografica e la distribuzione digitale, mentre mediamente l’uscita home video arriva a 110 giorni di distanza, poco meno di 4 mesi.

Netflix bypassa le suddette regole, venendo accusata di svolgere più attività di marketing al servizio del self publishing che distribuzione.

A proposito del marketing di Netflix, stando a Vulture sembra che l’aggressiva campagna For Your Consideration a supporto di Roma come Miglior Film, effettuata ad ampio raggio su riviste di settore, ricevimenti e cocktail party, panel di discussione, tavole rotonde letterarie, mostre in costume, spot televisivi, cartelloni pubblicitari e pensiline brandizzate nelle grandi città come Los Angeles, sia costata almeno 25 milioni di dollari, con rumor che ne farebbero lievitare i costi attorno ai 50 milioni di dollari.

Orchestrata da Lisa Taback, da 8 mesi in Netflix, fuoriclasse del marketing cinematografico e specializzata in campagne per gli Awards, già all’opera su La La Land, Spotlight, Ladybird, Moonlight, Babel, Chicago, City of God, Gangs of New York ed un’infinità di altri illustri e premiati titoli, la campagna secondo un anonimo membro dell’Academy ascoltato da Vulture avrebbe spostato l’attenzione da Roma a Netflix, ed il voto sarebbe stato interpretato come pro o contro Netflix, non una valutazione su Roma.

Un voto agli Oscar per Netflix avrebbe significato un voto a favore della morte del cinema in TV, aggiunge l’anonimo membro dell’Academy fonte di Vulture.

La risposta che ne è susseguita sarebbe stata un accordo tacito tra membri dell’Academy per non votare Roma come prima o seconda scelta, in modo da far passare il messaggio che Netflix non può comprare l’Oscar al miglior film, laddove Roma è costato 15 milioni di dollari per la produzione ed un budget 2-3 volte superiore è stato investito sul marketing della pellicola per la stagione dei premi cinematografici.

Netflix produce e distribuisce Shaft
Netflix produce Shaft (2019), assicurando la distribuzione contemporanea sia nelle sale cinematografiche che in digitale

Tra rumor, illazioni e malcelate verità, è indubbio che Netflix sia l’indiscusso leader dei servizi SVOD e che stia rivoluzionando il modello di distribuzione dei film e, in attesa di capire quali strategie saranno adottate per The Irishman, può essere indicativo il modello adottato per la produzione di Shaft con Samuel L. Jackson: il film, prodotto al 50% da Netflix, sarà distribuito nei cinema da New Line in Nord America secondo i normali accordi di distribuzione, con 3 mesi di proiezione in esclusiva, mentre sarà distribuito nel resto del mondo in streaming digitale a sole 2 settimane dall’uscita cinematografica in Nord America.

Si tratta di un modello sicuramente forte per i film che hanno scarso appeal fuori dagli Stati Uniti per tematiche, linguaggio o genere. Ne scopriremo tra poco gli effetti, l’uscita di Shaft è infatti prevista il 14 giugno 2019.

E anche stavolta, c’è da scommetterci, Netflix dimostrerà che le regole del gioco stanno cambiando, rivelandosi ancora una volta creatrice di bisogni più che semplicemente al servizio delle rinnovate esigenze degli utenti.

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