Momenti di trascurabile felicità

Momenti di trascurabile felicità recensione

Momenti di trascurabile felicità: recensione del film di Daniele Luchetti con Pif tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Piccolo

Basato sull’omonimo romanzo di Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità prova a stendere una disamina semiseria delle relazioni sentimentali, dei vizi e delle virtù che smuovono l’animo umano, spesso in balia della vanità e di piaceri intensi quanto volatili che accendono le nostre giornate, altrimenti tediose e abbandonate ad una scarsa consapevolezza di sè, dell’importanza di ogni attimo su questa Terra e delle persone care con cui condividiamo il nostro cammino.

Furbastro e pericoloso, l’uomo vive alla giornata, abbandonandosi ad una vita accidiosa e lasciva, poco attento a costruire e lasciare in eredità progetti e legami autentici e duraturi nel tempo.

Momenti di trascurabile felicità
Momenti di trascurabile felicità, tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Piccolo

Pif e Renato Carpentieri

Il ritratto dipinto da Daniele Luchetti è impietoso ed identificato nell’uomo medio, curioso e appassionato di tutto e niente allo stesso tempo, distratto e leggero nei comportamenti, nelle relazioni e negli affetti, ritratto impersonificato da Pif (Pierfrancesco Diliberto), sbadato e stralunato più del solito e molto più del dovuto, occhi spalancati stavolta non dal sogno ma dal torpore di un personaggio assefuatto alla sua vita mediocre.

Pif, straordinario narratore di storie, nel rappresentare Paolo, il protagonista del film, ostenta un’ingenuità affettata e un distacco affettivo tale da precludere la sintonia con gli altri personaggi del film, anch’essi poco attraenti e slegati all’interno di una storia onestamente noiosa che sembra voler raccontare davvero poco, sottintendendo morale e virtù alte, magari non di questo mondo. O quantomeno non appartenenti all’uomo medio, furbastro appunto, superficiale, lagnoso e pericoloso, che vive alla giornata ‘chiagnendo e fottendo’.

Pif e Renato Carpentieri
Pif e Renato Carpentieri
Angelica Alleruzzo e Pif
Angelica Alleruzzo e Pif

Uno straordinario Renato Carpentieri, nelle vesti di angelo custode, cerca di fungere da collante di una storia un po’ triste, piatta e povera di spunti, non risollevata da un paio di trovate seppur brillanti, come l’importanza sociale degli aperitivi o dei passaggi a livello nelle nostre vite.

Luchetti e Piccolo sono davvero sicuri che l’uomo medio, eppure figo e tombeur de femme, qundi forse un po’ più cool della media, sia così ingenuo e privo di malizia, disattento ed apparentemente innocente, seppur seriale nel commettere errori? No, decisamente no, ed il personaggio di Paolo non è nè tagliante nè onestamente interessante, così come non lo è il contesto in cui si muove e le relazioni che instaura, protagonista di una storia che non è nè di redenzione nè di precetto.

Se, come afferma con pessimismo e sarcasmo l’autore del romanzo, le nostre giornate sono vuote e buie, illuminate soltanto da piaceri intensi e volatili che ne accendendono i minuti come fiammiferi, Momenti di trascurabile felicità trascorre lentamente sul grande schermo in modo poco attraente, illuminato soltanto da un paio di divertenti spunti e da un epilogo in crescendo, che sembra rimproverare all’uomo sia l’incapacità di migliorarsi che di perdonarsi per gli errori commessi.

Momenti di trascurabile felicità
Pif e Angelica Alleruzzo

Sintesi

Momenti di trascurabile felicità trascorre lentamente sul grande schermo in modo poco attraente, illuminato soltanto da un paio di divertenti spunti e dall'epilogo in crescendo di una storia che non è nè di redenzione nè di precetto.

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