Master Gardener

Master Gardener recensione film di Paul Schrader con Joel Edgerton e Sigourney Weaver [Venezia 79]

Master Gardener recensione film di Paul Schrader con Joel Edgerton, Sigourney Weaver, Quintessa Swindell e Esai Morales

I mistici moderni di Schrader dal tavolo verde ai verdi giardini

Alcuni sostengono che gran parte degli artisti si limitino ad affrontare un elenco davvero risicato di temi, facendo e rifacendo la medesima opera in cerca della perfezione o di qualcosa di più incisivo da dire. Un’affermazione discutibile, ma che calza a pennello per il tardo cinema di Paul Schrader. Il 76enne regista statunitense lavora su un canovaccio e una struttura prestabiliti, variando pochi elementi, tanto da rendere riconoscibile la sua firma in maniera istantanea, per scrittura più che per regia.

Il film tipo del tardo Schrader, da First Reformed a questo Master Gardener, vede per protagonista un uomo adulto, sulle soglie dell’anzianità, che sotto uno stile di vista spartano, rigidamente scandito in abitudini e azioni quotidiane nasconde un passato irrisolto, una colpa senza redenzione, sempre connessa alla violenza. Suddetto protagonista solitamente svolge un’attività non comune e lo fa in modo peculiare. Può essere un prete che tenta di salvare anime tormentate, un giocatore di poker professionista o, come nel caso di Master Gardener, un esperto giardiniere.

I protagonisti Schrader sono uomini solitari e di poche parole, abituati a sterilizzare l’ambiente intorno a sé dagli stimoli, per favorire l’introspezione continua del proprio sé. Somigliano a mistici moderni: Oscar Isaac in The Card Counter ricopriva di tessuto bianco ogni oggetto e mobile della camere d’albergo in cui dormiva, Joel Edgerton trova ogni sera il tempo e la pazienza di scrivere il proprio diario personale, in cui annota riflessioni sulla floricoltura che ibrida con valutazioni su ciò che gli accade. Questo impiantito narrativo è di fatto il diario di Schrader, il suo impacchettare le distrazioni della scrittura per concentrarsi sul suo arco narrativo predefinito.

Sigourney Weaver
Sigourney Weaver (Credits: Movies Inspired)

Questo film lo sceneggiatore di Taxi Driver dice di averlo finito anche se non stava bene fisicamente, preoccupato di morire in ospedale senza riuscire a concludere la sua ultima opera. È comprensibile e scusabile quindi un risultato un po’ più goffo e sporcato del solito, soprattutto considerando con quanta tenacia e qualità Schrader nell’ultimo decennio continui a cercare risposte esistenziali nei propri film.

Schrader col pollice verde e il pilota automatico

In Master Gardener Narvel Roth (Joel Edgerton) è un capace giardiniere dal passato oscuro, che grazie al suo diario quotidiano è riuscito a trovare un equilibrio personale. Lavora alle dipendenze di una facoltosa donna interpretata da Sigourney Weaver, che gli ha affidato il compito di occuparsi degli spazi verdi della sua tenuta, con cui aspira a partecipare a concorsi e premi dedicati.

L’equilibrio raggiunto da Narvel si rompe quando la signora Haverhill, sua datrice di lavoro, gli chiede di prendersi cura oltre che delle sue piante anche di una giovane donna in difficoltà di nome Maya (Quintessa Swindell). La ricca possidente desidera salvare la ragazza dal brutto giro di droga e dipendenza in cui si è cacciata e, parzialmente a conoscenza dell’oscuro passato di Narvel, sa che è l’uomo giusto per aiutare Maya. Narvel però finirà per fare molto di più che tentare di salvare la giovane per redimere se stesso: se ne innamorerà, sconvolgendo l’ordine rigidamente stabilito nella sua vita e nel suo lavoro.

Joel Edgerton
Joel Edgerton (Credits: Movies Inspired)

È inevitabile fare un confronto con il precedente Il collezionista di carte, considerando quanto i due film si somiglino. Pokerista batte giardiniere, per parecchi motivi. Innanzitutto la scrittura di The Card Counter era più rifinita e incisiva di quella di Master Gardener. La colpa di cui si era macchiato il personaggio di Oscar Isaac nel film è così abnorme (e mostrata esplicitamente) da renderlo un protagonista ben più oscuro e tormentato di quello interpretato da Edgerton, che non vanta la stessa intensità drammatica del collega.

Il film sul giardinaggio recupera però grazie a una Sigourney Weaver assolutamente deliziosa nei panni della signora borghese bon ton che coltiva un rapporto che da parte sua probabilmente spingerebbe ben oltre il professionale con Narvel. Elegante e posata, ma sempre pronta ad esercitare il suo potere, è un personaggio che si fa amare anche quando è più detestabile, circondata dai suoi simboli di ricchezza borghese: il pigro cane che si chiama Porch Dog (cane da porticato) a cui rimprovera la mollezza, una seducente carta da parati blu scuro con un motivo a meduse bianche.

A fronte di un climax davvero poco incisivo, a una sottotrama che gira un può a vuoto (quella del “referente” di Narvel) e di un finale un po’ raffazzonato, Paul Schrader azzecca una singola scena, potente e memorabile. Swindell, nuda, fa inginocchiare davanti a sé un Edgerton ugualmente nudo. Lei è in pieno controllo, diritta e orgogliosa, lui piegato dalla vergogna per i simboli di un terribile passato che ha tatuati sul corpo. Lei detta le sue condizioni per il perdono, poi si lascia amare da lui, in pieno potere. Un’immagine bellissima per un film che non è incentrato sul tema del razzismo, ma che con questa singola scena vale più di discorsi e frasi fatte.

Sintesi

Schrader incanta anche quando per età e salute è costretto a cedere qualcosa all’incoerenza e al caos che lui e i suoi personaggi tentano costantemente di controllare. Il finale è un po’ confuso e mal gestito, ma la sola Sigourney Weaver vale la visione di questo film dall’accostamento azzardato tra giardinaggio e redenzione dal male passato.

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