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Listen recensione film di Ana Rocha de Sousa con Lúcia Moniz [MioCinema Anteprima]

Listen, la recensione del film di Ana Rocha de Sousa in streaming dal 7 maggio su MioCinema

Listen recensione film di Ana Rocha de Sousa con Lúcia Moniz, Sophia Myles, Ruben Garcia, Maisie Sly, James Felner, Kiran Sonia Sawar, Lola e Kiki Weeks

Vincitore del Premio Speciale della Giuria e del Leone del Futuro della sezione Orizzonti dell’ultimo Festival del Cinema di Venezia e distribuito in Italia da una compagnia come Lucky Red che è sempre garanzia di film di qualità, Listen è l’opera prima della regista portoghese Ana Rocha de Sousa, classe 1978, con un passato anche da attrice.

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Frutto di una coproduzione tra Regno Unito e Portogallo, Listen è ambientato nell’anonima periferia di Londra e vede protagonista una famiglia di immigrati portoghesi, composta da due adulti e tre bambini che vivono ai margini della povertà: la figlia di mezzo è sorda e, quando le si rompe l’apparecchio, si innesca involontariamente una reazione a catena che porterà i servizi sociali inglesi a togliere alla coppia l’affidamento dei due figli più grandi, perché sospettati di violenza contro i minori.

Maisie Sly e Lúcia Moniz
Maisie Sly e Lúcia Moniz (Credits: Lucky Red)

Listen recensione film di Ana Rocha de Sousa con Lúcia Moniz
Maisie Sly (Credits: Lucky Red)

Listen è un film caratterizzato da una calibrata empatia, con un buon equilibrio narrativo nella sua durata di appena settanta minuti, con un’interpretazione ineccepibile da parte di tutto il cast, particolarmente sorprendente quella della bambina al centro della lotta con i servizi sociali. Nella regia di Ana Rocha predomina un gusto più osservativo che descrittivo. La costruzione delle inquadrature, a volte innovativa, è costruita con un sentimento del distacco piuttosto che con un freddo “senso” dello stesso, e questa scelta di regia non diminuisce l’emotività della narrazione ma ne aumenta l’oggettività. A volte la Rocha sa scegliere punti macchina non scontati, sfruttando per impreziosire l’inquadratura degli elementi della scenografia come la macchina fotografica giocattolo, in cartonato, con cui sin dall’inizio gioca la bimba.

Ho sentito la necessità di realizzare Listen non solo come cineasta, ma anche come madre. Le forme e le sfumature dei diversi lati di una storia, come una sorta di danza tra giusto e sbagliato, mi interessano molto. La cultura e la vita ci strutturano per farci comportare correttamente e rientrare in determinate categorie, ma nulla è esattamente ciò che sembra. Non è così semplice”, scrive Ana Rocha de Sousa nelle sue note di regia.

Ruben Garcia e Maisie Sly
Ruben Garcia e Maisie Sly (Credits: Lucky Red)

Listen recensione film di Ana Rocha de Sousa con Lúcia Moniz
Listen di Ana Rocha de Sousa con Lúcia Moniz, Sophia Myles, Ruben Garcia e Maisie Sly (Credits: Lucky Red)

Listen rappresenta in maniera equilibrata e non scontata la lotta fra questa giovane coppia e un “sistema” che sfugge decisamente al loro controllo e alla loro compassione, determinato in una maniera apparentemente cieca a voler strappare loro i due figli: il finale, lieto solo per metà, lascia speranza ma senza calcare troppo la mano nei toni di una happy ending story alla Hollywood – del resto, è inevitabile pensare a certe inquadrature e certe operazioni di Ken Loach, soprattutto nei minuti iniziali del film.

Listen rappresenta insomma un buon esempio di narrazione sociale, che non indugia sui toni dell’indignazione e della “denuncia” ma che, facendosi forte di una regia decisamente consapevole e mai virtuosistica, sa raccontare una storia in un modo lineare ed emozionante, che trasporta all’interno del mondo dei suoi protagonisti. Sicuramente si tratta di un film meritevole di una visione, e che – in uscita su MioCinema, la piattaforma streaming di Lucky Red – non perde molto nel passaggio da grande a piccolo schermo.

Sintesi

Opera prima della regista portoghese Ana Rocha de Sousa, Listen è un film caratterizzato da calibrata empatia ed equilibrio narrativo, buon esempio di narrazione sociale che non indugia sui toni dell’indignazione e della denuncia ma che, facendosi forte di una regia decisamente consapevole e mai virtuosistica, sa raccontare una storia in un modo lineare ed emozionante.

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