La vita invisibile di Eurídice Gusmão recensione

La vita invisibile di Eurídice Gusmão
La vita invisibile di Eurídice Gusmão recensione del film di Karim Aïnouz con Carol Duarte, Julia Stockler, Gregorio Duvivier e Barbara Santos

La vita invisibile di Eurídice Gusmão recensione del film di Karim Aïnouz con Carol Duarte, Julia Stockler, Gregorio Duvivier e Barbara Santos

Opera drammatica premiata al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e diretta dal regista Karim Aïnouz, La vita invisibile di Eurídice Gusmão ruota intorno alla storia di Eurídice e Guida, due sorelle che oltre ad avere un forte legame di sangue sono anche grandi amiche e complici. Diverse sotto ogni aspetto, sanno come comprendersi e come aiutarsi a vicenda quando i genitori si oppongono ai loro desideri. Ma la vita delle due ragazze prende una piega completamente diversa dal previsto. Le loro esistenze vengono stravolte e causano un involontario allontanamento delle due. Una distanza fisica e psicologica che Eurídice e Guida non riescono a sopportare. Per questo cercano di fare tutto il possibile per ritrovarsi.

La vita invisibile di Eurídice Gusmão
Carol Duarte e Julia Stockler in La vita invisibile di Eurídice Gusmão di Karim Aïnouz

La pellicola inizia con una scena che sottolinea le sensazioni principali che accompagneranno il pubblico lungo tutto il film: inquietudine, ambiguità e tristezza. Fin dalla prima inquadratura questa sensazione di disagio investe lo spettatore quasi con violenza. Ciò contrasta fortemente con la bellissima fotografia che invece riesce ad ammaliare positivamente. I colori forti, decisi e ben curati della pellicola sono infatti un elemento portante di questa narrazione cinematografica.

Carol Duarte e Julia Stockler
Carol Duarte e Julia Stockler in La vita invisibile di Eurídice Gusmão di Karim Aïnouz
Gregorio Duvivier e Julia Stockler
Gregorio Duvivier e Julia Stockler

Il prologo è rappresentativo e molto simbolico per quanto riguarda quella che sarà la divisione inaspettata che averrà tra Eurídice e Guida, dopo poco dall’inizio dell’opera. Fin dai minuti inizili, prima che le due sorelle si dividano, si possono inquadrare distintamente i due caratteri opposti dei personaggi. Sono due donne completamente differenti. Guida è una donna già sicura di sé, cosciente del suo corpo, non spaventata dal mondo intorno a lei, dall’idea di trasgredire. Eurídice è più chiusa nel suo mondo, nelle sue passioni, nella crescita delle sue capacità artistiche. La caratterizzazione dei personaggi è ottimale, probabilmente anche perché il soggetto deriva dall’omonimo libro di Martha Batalha.

Carol Duarte
Carol Duarte in La vita invisibile di Eurídice Gusmão

La fotografia eccezionale (già accennata) enfatizza e mette in mostra i sentimenti dei personaggi al centro della storia. Tutte le scene sono caratterizzate da un utilizzo dei colori ben pensato: viola per la tensione e la timidezza di Guida nel momento di decidere di donarsi o meno; giallo per la paura di Eurídice mentre attende il ritorno notturno della sorella; rosso per la passione, l’attrazione fisica; le luci bianche, fredde per i luoghi austeri e spenti. I temi come sesso, corpo maschile e femminile e desiderio, vengono affrontati senza alcun pelo sulla lingua. Tutto viene mostratto con schiettezza, senca veli, senza “rendere romanzato” il messaggio che si vuole dare. La pellicola è un enorme grido di ingiustizia da parte di due donne messe al muro da una vita in cui sono incappate o per errore o per scelte di persone esterne o a causa del destino.

La vita invisibile di Eurídice Gusmão è un capolavoro dei nostri giorni, un idillio tra narrazione tragica ma avvincente, fotografia di qualità, attori dalle capacità recitative spettacolari e una regia che mantiene l’occhio del pubblico perennemente attento. Un film di qualità che merita di essere visto e non solo apprezzato, ma adorato.

Valentina